Il presidente dell’Ordine dei Biologi Vincenzo D’Anna critica le posizioni mediatiche assunte al cospetto della problematica terra dei fuochi con le seguenti dichiarazioni: «Per anni abbiamo pensato che l’inquinamento fosse di tipo zonale e macroscopico, dovuto alla fantasia dei pentiti che hanno raccontato ai soliti giudici che avevano l’interesse a crederci che qui venivano i camion pieni di immondizia a scaricare, così come le “stronzate” che ha scritto Saviano e che hanno scritto un sacco di ballisti. E allora come si è proceduto? Facendo i buchi per terra per trovare i bidoni e fusti con le scorie radioattive, perdendo anni e denaro per trovare la cosiddetta pistola fumante. L’inquinamento che si è prodotto, dovuto anche alla pessima trattazione del ciclo dei rifiuti, è dovuto alla mancanza di un organico di ciclo integrato. Siamo rimasti con Acerra che produce in un anno meno diossina e meno inquinanti di un montone di immondizia accesa. Perché criminalizzare gli impianti come quelli di Acerra? Perché diventano impopolari. Adesso stiamo capendo che l’inquinamento avviene attraverso metalli pesanti, nano particelle e micro polveri e che buona parte di questo inquinamento si trasforma in danno perché anche l’alimentazione che noi facciamo non agevola la depurazione ma aggrava i problemi. C’è un perfetto rapporto tra stile alimentare, luogo dove vive, depurazione alla quale ci si sottomette. Non è importante trovare il bidone dell’immondizia col materiale radioattivo. Non esiste la terra dei fuochi così com’è stata descritta, una terra nella quale gli inquinanti sono solidi o sono liquidi e sono il frutto dell’occultamento di questa sostanza come commercio fatto dai camorristi. Questi avranno pure smaltito ma non sono la causa principale. Un eventuale sversamento inquinerebbe i terreni circostanti. Il resto è narrazione giornalistica, da romanzo d’appendice. Non si può trovare quello che non c’è e seppur ci fosse quel tipo di inquinamento non è la causa principale di questi territori.

Il Ministro dell’Ambiente deve avere un’idea precisa di cosa cercare: se noi cerchiamo dei metalli abbiamo bisogno di ciò che li svela. E il capello svela tutto ciò, oppure un esame ulteriormente rilevatore. Non si possono fare altri “purtusi” per terra. La mappatura con la termografia e satelliti  non hanno svelato nulla. Le patologie che ci sono qui sono anche altrove dove l’immondizia non viene bruciata. Il fattore inquinante non può essere solo quello là. I biologi sono pronti a fare la loro parte per evidenziare le cose scientificamente provate. Se le cose che emergono e questo connubio tra alimenti, metalli tossici e capacità di depurazione dell’organismo, dobbiamo provvedere a fare gli esami per vedere il grado di tossicità e intossicazione, provvedere ad un diverso tipo di alimentazione e studiare le basi tossicologiche».

di Fabio Corsaro

Tratto da Informare n° 184 Agosto 2018

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