Somma Vesuviana, un nome che evoca storia, natura e mistero. Qui, in questa terra ricca di fascino, si cela un tesoro di inestimabile valore: la Villa Imperiale di Augusto. Si tratta della storia di un legame inscindibile tra il vulcano e i tesori sepolti dalla cenere. Il Vesuvio bruciando, distrugge e annienta, generando nuove forme di vita, ma al contempo cristallizza luoghi e civiltà. La distruzione momentanea diventa elemento di conservazione perenne. La forza distruttrice viene convogliata in un abbraccio protettivo con la madre terra, un abbraccio in cui la perdita di ogni cosa diviene un tesoro inestimabile per l’umanità. Da qui l’importanza straordinaria della tenace collaborazione tra Italia e Giappone alla scoperta di un sito archeologico che, rivelando i suoi segreti, ci offre uno sguardo affascinante sulla vita romana.
ANTICHE RADICI E NUOVI LEGAMI
La storia degli scavi di Villa Augustea ha inizio negli anni 30 del secolo scorso, quando alcuni lavori agricoli portarono alla luce i primi indizi di antiche strutture murarie di epoca romana. Tuttavia, è solo a partire dal 2002 che le indagini hanno preso una piega sistematica e approfondita, grazie a un progetto di ricerca congiunto tra l’Università di Tokyo e l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Un’attività nata da una precisa volontà di esplorare un’area archeologica ancora poco conosciuta. Come spiega il Professor De Simone, Archeologo dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, «Nell’area vesuviana si sapeva molto poco del territorio tra Napoli e Nola, due città di primaria importanza nell’antichità, più importanti di Pompei ed Ercolano». Gli scavi hanno portato alla luce un edificio di eccezionale bellezza e complessità, con mosaici, affreschi, statue e reperti, testimonianza della società, dei costumi e della cultura romana.
Tra i ritrovamenti più significativi ci sono due statue, una raffigurante Dioniso e l’altra una figura femminile con un peplo, rinvenute vicino a due nicchie e datate tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C.. Le due statue sono oggi custodite, dopo un accurato restauro, nel Museo Archeologico di Nola. I dipinti, invece, sono successivi di circa 300 anni, risalenti al II secolo d.C..
La loro importanza si estende ben oltre il valore estetico e l’accessibilità al pubblico, assumendo un forte significato archeologico: «Le statue offrono uno sguardo sull’arte e sulla cultura del periodo augusteo, mentre i dipinti colmano una lacuna nella documentazione storico-artistica, fornendo una testimonianza unica della continuità della vita romana dopo l’eruzione del 79 d.C.», ricorda il Professor De Simone.
IL VALORE DELLA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE
La collaborazione tra Italia e Giappone è stata fondamentale per il successo degli scavi. Gli archeologi giapponesi hanno portato la loro esperienza innovativa in campo tecnologico, mentre i colleghi italiani hanno fornito una profonda conoscenza del contesto storico e archeologico locale.
«La collaborazione internazionale nel campo dell’archeologia è una caratteristica ben nota e consolidata» sottolinea il Professor De Simone. La particolarità di questa collaborazione risiede nel fatto che si tratta di un rapporto con una comunità scientifica con origini culturali profondamente diverse.
IL FUTURO DI VILLA AUGUSTEA
Il futuro di Villa Augustea è ricco di potenzialità. L’obiettivo è rendere la Villa un punto di riferimento per il turismo culturale e la divulgazione scientifica. «Ogni anno al termine della campagna di scavo vogliamo che il sito sia aperto al pubblico. Vogliamo mostrare alle persone del luogo che il loro territorio ha una storia millenaria e che le loro vite sono profondamente radicate nel passato».
Con queste parole, il Professor De Simone sintetizza perfettamente lo spirito del progetto: far sì che Villa Augustea non sia solo un sito archeologico, ma un luogo vivo, in cui passato e presente si incontrano e si legano indissolubilmente. Un nucleo che diventa essenza del divenire, conferendo unità al tempo, permettendo che il passato si intrecci all’azione futura e diventi un tutt’uno organico.



















