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Il Natale nel mondo: cosa festeggiano le altre religioni?

Redazione Informare 25/12/2022
Updated 2022/12/24 at 9:14 PM
7 Minuti per la lettura

Natale, con i suoi colori, i suoi profumi, i suoi sapori, è la festa più attesa dell’anno, in qualunque latitudine ci si trovi. Nel corso degli ultimi decenni è stata progressivamente svestita della sua sacralità per assumere connotazioni più mondane.

Nonostante tutto, Natale è una festa religiosa cristiana e non c’è calendario che al 25 dicembre non riporti la denominazione “Natale del Signore”. Si, nascita di Gesù, che per i credenti è il Figlio di Dio, nato da Giuseppe e Maria, una coppia originaria di Nazareth che, per una richiesta dell’imperatore Cesare Ottaviano Augusto, come tutti i cittadini romani del tempo, si recano nel capoluogo della provincia di residenza. Gerusalemme in questo caso, capitale della provincia romana di Palestina, per farsi registrare dall’ufficiale imperiale ai fini del censimento. Un evento storico ben situato nello spazio, anche se meno precisamente nel tempo a causa delle diverse modalità di calcolare lo scorrere degli anni, occorse e modificate nei secoli.

Ma se i cristiani festeggiano il Natale del Signore, già i Romani erano soliti celebrare il Dies Natalis Solis Invicti, proprio il 25 dicembre quando si riteneva che avvenisse la rinascita del Sole, dopo il solstizio d’inverno. Se i Romani adoravano il sole, i cristiani cominciarono ad adorare il Messia, che la Bibbia definisce il “Sole che sorge”.

Natale è festa del nuovo, festa della luce, e ogni religione ha una festività equipollente.

Il Natale degli Ebrei: Hanukkah

Hanukkiah, il candelabro a nove bracci

La festa ebraica delle luci è la ricorrenza di Hanukkah, che celebra la consacrazione del nuovo tempio di Gerusalemme del 161 d.C. La festività dura otto giorni e, benché cambi data a causa del computo ebraico del tempo – il calendario religioso degli Ebrei, come quello islamico è lunare – essa cade sempre nel mese di dicembre: quest’anno dal 18 al 26. Il simbolo della festa è la hanukkiah, il candelabro a nove bracci sui quali sono poste nove luci – la luce centrale serve ad accendere le altre otto – che vengono accese, una in più ogni sera durante la celebrazione della festa.

Anticamente Hanukkah era considerata una festa minore ma con la diffusione e popolarità del Natale iniziò a rappresentare la volontà di sopravvivere del popolo ebraico. Negli ultimi anni l’accensione delle candele è divenuta molto sentita presso numerosissime comunità ebraiche che celebrano la festa in maniera pubblica, con l’intervento del rabbino capo. Quest’anno il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inaugurato Hanukkah a Roma.

Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla sinagoga di Roma per la festa di Hanukkah

di Giovanni Cosenza

I musulmani festeggiano il Natale?

No, i musulmani non festeggiano la nascita di Gesù (così come non festeggiano quella del Profeta Muhammad), ma hanno molto rispetto per questa celebrazione. La figura di Gesù, come sua madre la Vergine Maria, è molto citata nel libro sacro del Corano. In generale, la religione islamica è molto vicina alle cosiddette “genti del libro“, cioè cristiani, ebrei e ogni fedele monoteista come l’Islam. Questa vicinanza, e il profondo rispetto che ne deriva, rende infatti possibile un tipo di comunicazione tra le religioni non indifferente. La fiducia è mostrata su più piani, come ad esempio quello del cibo: nel caso in cui sia impossibile procurarsi della carne halal, ai musulmani è permesso usufruire del cibo preparato dalle genti del libro.

Il Nobile Corano

Tornando al Natale, partiamo dal fatto che secondo i musulmani Gesù non è nato il 25 dicembre; infatti il Corano non cita la sua data di nascita. La convinzione del Profeta è che Gesù sia nato sicuramente in estate: la Vergine Maria partorì in un momento in cui i datteri crescevano in cima agli alberi ed erano molto maturi.

Ma quindi se non festeggiano il Natale, quali sono le feste più importanti sul calendario islamico?

La ricorrenza religiosa più importante dell’Islam è l’ʿīd al-aḍḥā, il giorno del sacrificio, nell’ultimo mese del calendario lunare. I credenti sacrificano un animale in ricordo del sacrificio che Dio chiese ad Abramo, considerato il padre dei profeti.
Al secondo posto c’è l’ʿīd al-fiṭr, la celebrazione dopo il mese di Ramadan, il nono mese del calendario. Dopo un intero mese di digiuno, i musulmani celebrano con estrema gioia l’essere arrivati alla fine di questo periodo.

di Iolanda Caserta

Ed in Cina come si festeggia?

Tutti sappiamo che il Natale nasce come festa cristiana per celebrare la nascita di Gesù. E allora cosa si fa in un Paese dove solo una piccolissima percentuale della popolazione è cristiana?

Il tangyuan

L’effetto della globalizzazione ha colpito ovviamente anche questa zona del mondo dalle radici così antiche, eppure in Cina l’evento che conta non è tanto il 25 dicembre quanto piuttosto il giorno del Dōngzhì. Esso celebra infatti l’arrivo dell’inverno, il solstizio invernale.

Sappiamo che il calendario tradizionale nell’Asia orientale divide l’anno in 24 “mesi solari” ed il Dōngzhì rappresenta esattamente il ventiduesimo. In questo giorno le famiglie si riuniscono per fare assieme grandi banchetti con cibo tradizionale come il tangyuan: un piatto a base di polpette di riso.

E chi è fedele alle tradizioni più antiche, approfitta di questo giorno per andare a venerare i propri antenati bruciando del denaro affinché il defunto possa usufruirne nell’aldilà.

Insomma, un giorno che oltre che una festività, rappresenta anche un simbolo, il simbolo del tempo che scorre e della crescita individuale, ultima grande festa prima del celebre “Capodanno cinese”. Che dire, Buon Dongzhi a tutti!

di Ludovica Palumbo

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