Calatia, la riapertura del museo “per veri amateurs”

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Le più antiche testimonianze relative a Calatia risalgono all’Età del Bronzo, ma, in verità, tutta l’epoca classica continua ad offrirci documentazioni intorno a questa città collocata in un’area strategica, aperta com’è verso Caudium, attraverso la stretta valle delle celebri Forche Caudine e i Monti dell’Irpinia, da una parte, e, dall’altra, verso S. Agata dei Goti e la piana del Calore, le vie, cioè, che portano verso le Puglie ed il Molise, l’Oriente. 

Antonio Salerno, Direttore del Museo di Calatia

Oggi la ricca storia antica di questa città viene documentata in un bellissimo Museo voluto qualche decennio fa da Stefano de Caro (in questo senso vero ‘bene-fattore’ del nostro territorio!), oggi diretto da Antonio Salerno. L’attuale allestimento forse non è definitivo, ma davvero di grande suggestione anche estetica giacché il Museo ha trovato la sua sede nel bel Palazzo Carafa, abbastanza al riparo, dunque, dal traffico caotico e irritante che quotidianamente sconvolge la città che pure offre ancora molti segni di antica bellezza nelle architetture tanto eleganti quanto neglette: non è un caso il fatto che Carlo di Borbone volle inserirla tra i Siti Reali e Philip Hackert ne fece sovente ‘fondale’ delle sue splendide gouaches.

Il bel Casino di Starza Penta, una delle residenze dei duchi Carafa della Stadera, risale al Cinquecento, allorché fu acquisito da Diomede III (1535-1561), ma ebbe il suo momento di massimo fulgore nel Settecento allorché qui volle risiedere Carlo di Borbone durante le visite di ‘controllo’ al Vanvitelli che andava progettando la grande Reggia. Oggi purtroppo è andato perduto il giardino all’italiana che ‘adornava’ l’edificio dopo la sistemazione voluta da Francesco Saverio Carafa nel 1811, ma rimane ancora un ‘bel vedere’!

Il Museo (in attesa di ampliamento) offre documentazione di una piccola, ma significativa parte dei materiali rinvenuti durante gli scavi condotti organicamente nell’ultimo secolo: ciò vuol dire, dunque, che questo Museo è fatto per i veri amateurs, non per il turista ‘mordi-e-fuggi’…

E’ il caso di ricordare che l’attività delle cave, che hanno impunemente straziato il territorio, ha gravemente compromesso le ricerche in molte aree, pur di grande interesse archeologico.
A noi qui interessa invitare il viaggiatore colto, il turista, il cittadino a visitare questo Museo che sorprende non solo per l’eleganza dell’allestimento, ma anche per la bellezza dei reperti: collezioni di monete che attraversano il tempo, ceramiche che testimoniano gli intensi scambi con altre città non solo campane, buccheri legati soprattutto al mondo del vino, piatti, attrezzi da lavoro e raffinati gioielli.

 “Gli anelli furono tra i gioielli maggiormente indossati nell’antichità sia dagli uomini che dalle donne, ma è soprattutto nelle mani di queste ultime che si affollavano, spesso arrestandosi all’altezza della prima falange… Con l’età augustea gli anelli, che fino ad allora avevano avuto una prevalente funzione sigillatoria, da elemento distintivo di un’élitesociale e politica mutarono gradualmente funzione, divenendo semplici oggetti di ornamento o amuleti, al cui potenziale magico contribuiva non poco la varietà della pietra sistemata nel castone. Il contrasto cromatico era uno degli aspetti che veniva particolarmente curato nella realizzazione di un anello … ad esempio, il nicolo, la pietra montata sull’esemplare di Calatia, è un tipo di calcedonio che entrò in voga con l’età flavia e fu largamente apprezzato per gli effetti coloristici che si potevano ottenere incidendo lo strato superficiale azzurro e portando così alla luce lo strato più profondo di colore blu” (C. Rescigno in AA. VV., Il Museo Archeologico di Calatia, a cura di E. Laforgia, Napoli 2003, pag. 63).

Ricordiamo che, comunque, una legge regolava l’uso degli anelli da uomo in età imperiale, tanto forte era il loro potere simbolico. Solo agli uomini liberi da più generazioni era consentito usare anelli d’oro, mentre i liberti dovevano esser lieti di anelli d’argento. Gli schiavi, se proprio sentivano il bisogno di un anello, potevano utilizzare il rame.

Ma, come abbiamo detto, non di soli anelli è ricco questo bel Museo che riapre sabato, h. 10 (Via Caudina, 353; 0823 200065), ma anche di belle iniziative. Per i più piccoli, dai 6 ai 10 anni, tante attività e iniziative sulle pagine social con ‘Calatia… in scatola: costruisci il tuo museo e diventa il direttore. Con il supporto video i piccoli visitatori potranno costruire un museo in una scatola, con contenuti scaricabili gratuitamente dai canali social del Museo e giocheranno a impersonare il direttore del Museo. E ancora: PixelArt, Scarica e scopri l’oggetto misteriosodecifrando il codice. Trova le differenze tra due immagini che ritraggono oggetti antichi. Puzzle per ricomporre reperti e scoprire tante curiosità sulle collezioni. Info: dam-cam.maddaloni@beniculturali.it;
Instagram: @museocalatia

di Jolanda Capriglione
Presidente del Club per l’Unesco-Caserta

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