“Bambini simpatici e speciali”: Michele Pisano nella Redazione di Informare

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Dopo numerosi incontri nella sede della sua Associazione ad Orta di Atella, il Presidente di”Bambini simpatici e speciali”, Michele Pisano, è venuto a farci visita nella nostra redazione. L’occasione si è rivelata propizia per fare quattro chiacchiere sul proseguimento delle sue attività.

Facciamo un passo indietro

L’Associazione Bambini simpatici e speciali, fondata da Michele, viene portata avanti da genitori con bambini disabili che si battono per eliminare definitivamente l’isolamento sociale che rende questi ragazzi impossibilitati ad impegnarsi in attività che contribuiscono alla loro formazione ed inserimento nel tessuto sociale (potete trovare a questi link i nostri articoli precedenti: “Bambini simpatici e speciali”: l’associazione racconta il suo lavoro I “Bambini simpatici e speciali” di Michele Pisano ).

Chi conosce il territorio di Orta di Atella, sa che è un comune con pochi servizi e realtà, una situazione grave che può rendere talvolta complicato anche lo svolgimento di attività associazionistiche. Abbiamo chiesto quindi a Michele, quanto sia difficile portare avanti una realtà come la sua e quanti siano gli ostacoli che si possono incontrare.

«Il nostro problema da circa 8 anni è sempre lo stesso: non c’è l’impegno totale delle istituzioni, sia amministrative che regionali, combatto con la Regione per vedere approvato qualche progetto che sia volto al miglior futuro per questi ragazzi. Sul nostro territorio i disservizi sono sempre gli stessi, come ad esempio il trasporto per i disabili che non è attivo come dovrebbe. Io sto tentando di bruciare le tappe, battere i pugni sui cancelli, ma la maggior parte delle volte trovo un muro come risposta. A malincuore devo dire che ad Orta di Atella, l’attenzione sul sociale è pari a zero, e che i ragazzi disabili per le amministrazioni politiche rappresentano un peso. Cercano sempre di sviare l’argomento o dare un contentino per chiuderti la bocca per un po’, ma non è così. Noi genitori combattiamo per il loro futuro, e dobbiamo avere la certezza che i nostri figli avranno questo futuro. Far integrare un disabile è dura, bisogna combattere con l’ignoranza. Il nostro motto è sempre “La disabilità non è contagiosa, ma l’ignoranza sì”».

A fronte di questi disservizi, come tenta di porre rimedio un genitore nel momento in cui egli stesso ha un lavoro? Come si colma questo vuoto dello Stato?

«Ci autofinanziamo. Chi non lavora mette a disposizione la propria auto, il proprio tempo, e magari accompagna i ragazzi a fare terapia. Ci siamo autofinanziati anche quando avevamo bisogno di una nuova sede per l’associazione; il sindaco ci ha dato una mano a trovare una nuova abitazione più grande, ma i costi sono sempre totalmente gestiti da noi genitori. Ci manteniamo con serate di beneficenza, ricaviamo qualcosa dalla vendita di prodotti per portare i ragazzi a fare qualche gita, ma è difficile trovare qualcuno che col cuore ti dica “ti diamo noi una mano”. Vediamo soldi e soldi buttati in moltissime cose, e nessuno che butta anche solo un euro per una giusta causa».

Come vi siete mossi sul piano pratico per far sentire la vostra voce?

«Io sono andato personalmente al Palazzo della Regione, ho avuto tre incontri con l’assessore Fortini, ed ogni volta la risposta è che non può essere finanziata una unica associazione con un unico progetto. Non capiscono forse la nostra battaglia. A livello amministrativo l’unico aiuto è stato la ricerca di una sede più grande; non ci sono strutture convenzionate o di proprietà del comune da poter utilizzare, non ci sono contributi economici perché il comune è in dissesto. Non avremmo bisogno di chissà cosa, l’unica cosa che chiediamo è un sovvenzionamento, un contributo per dare un futuro ai ragazzi senza dimenticare che una struttura come la nostra, avrebbe bisogno di tutta una serie di attrezzature specifiche che abbiamo integrato a spese nostre».

L’autismo sembra essere ancora una sorta di tabù in Italia; in merito a questa patologia, cosa manca secondo te? Ci sono stati epidodi discriminatori riguardanti la tua associazione?

«Recentemente, un bambino autistico è stato escluso dalla recita di Natale dall’insegnante, e questa cosa mi rende amareggiato. Molto spesso sono questi ragazzi ad insegnarci qualcosa, e per me il fatto che un’insegnante compia un gesto simile nei confronti di un ragazzo, è davvero uno schifo. Di episodi discriminatori ne ho visti, soprattutto nei miei confronti: è stato detto che la mia era soltanto voglia di apparire, farmi pubblicità, mettermi i soldi in tasca. Addirittura è stato detto che la mia associazione sia stata aperta per scopi politici, ma ho sempre detto che la politica nella mia associazione non deve metterci mai piede, nè ora nè mai. Non permetto di fare campagna elettorale sulla pelle dei ragazzi, soprattutto in periodi di elezioni».

Ci sono stati quindi anche tentativi di strumentalizzazione politica?

«Sì, sia a livello amministrativo che regionale, ma con me hanno sempre trovato una porta chiusa. In periodo di elezioni ti conoscono tutti, poi il giorno dopo sei già dimenticato».

A conclusione dell’incontro abbiamo scambiato qualche battuta anche con Ludovico, figlio di Michele. Ha vent’anni, diplomato all’alberghiero, con tante passioni che sono nate forse proprio dalle numerose attività che è in grado di fare grazie all’impegno di Michele e degli altri genitori. Dolcissimo, timido e a tratti telegrafico, ci dice qualcosa anche lui:

Ludovico, tuo papà va al lavoro, poi torna e deve dedicarsi non solo a te ma anche ad altri ragazzi. Tu cosa ne pensi?

«Io do una mano ai ragazzi insieme a lui. Noi abbiamo fatto anche un cortometraggio sul bullismo, per dire che non si deve mai far del male ai ragazzi, la disabilità non è contagiosa ma l’ignoranza sì, e non ci si comporta da bulli. Anche a me, alcuni ragazzi mi bullizzavano. Dobbiamo andare avanti, l’associazione non si deve chiudere perchè succede il finimondo. Dobbiamo rispettare i nostri ragazzi disabili, sempre difenderli».

Rispettare e difendere, ha detto Ludovico. Con questo, forse, nel suo essere così sintetico e telerafico, ha detto più di quanto si creda.

di Daniela Russo

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