“Bambini simpatici e speciali”: l’associazione racconta il suo lavoro

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Le difficoltà sono ancora tante. Parliamo della vita di bambini diversamente abili e delle dure condizioni contro le quali lottano le loro famiglie.

Oltre delle politiche che devono fare necessariamente di più, troviamo l’impegno e la vitalità di reti di associazioni che, come spesso accade, mostrano il volto più bello della nostra Italia; un volto in cui luccica l’impegno civico e la resistenza di chi sente un senso di ingiustizia.

L’associazione “bambini simpatici e speciali”, presente a Orta di Atella (CE), costituita da genitori con bambini disabili per sopperire a quel prepotente isolamento sociale che costringe questi ragazzi a non essere impegnati in attività utili alla loro formazione e al loro inserimento sociale.

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«Sono padre di due bambini autistici – ci racconta Michele Pisano, presidente dell’associazione – mi sono messo in testa di aprire un’associazione per dare voce a questi bambini totalmente inascoltati, anzi vengono messi all’angolo perché nella nostra comunità vengono considerati come un peso. Questi ragazzi devono avere quello che meritano».

Ecco, espressa impeccabilmente da Michele, quel rifiuto ad una parte della comunità che si arreca il titolo di possedere “la normalità”. Una presunzione.

Michele è sincero e ci confida: «All’inizio sono stato il primo a voltare le spalle al problema di mio figlio, non dandogli la dovuta importanza. L’aiuto di mia moglie mi ha dato il coraggio, non solo di affrontare il problema di mio figlio, ma provare a dare una mano ai tanti altri ragazzi come lui. Oggi in associazione ci sono 16 ragazzi, che per me sono dei veri e propri figli: sono loro a darmi la forza ogni giorno».

Tante attività in carovana e molte estremamente innovative, come la danza-terapia, che i ragazzi svolgono grazie all’insegnamento della ballerina Delia Pellino, la quale ci spiega:

«Attraverso il corpo, la musica ed il ritmo i ragazzi raggiungono un benessere psicofisico, sfruttando le loro energie riescono ad arrivare ad un senso di pace che si mostra visibilmente dopo la lezione. Conoscere il proprio corpo e interagire con quest’ultimo gli è estremamente utile».

Molte attività sostenute da donne, madri, padri, che sembrano avere i caratteri dei supereroi. Rosaria è una donna incredibile, femmine un giorno e poi madri per sempre, direbbe Faber.

Rosaria vive costantemente con suo figlio Francesco, affetto da sindrome di Down, e le sue parole sono una testimonianza d’amore infinito, puro, quello che avvertiamo se ci facciamo accarezzare dal pensiero di nostra madre.

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«Siamo solo io e lui – riferendosi al figlio – il padre è andato via».

Madri per sempre, quando alla tua richiesta di poter sapere dove trovano la forza ogni giorno, Rosaria risponde ferma e sicura: «Da lui. Mi dà tantissima forza. Ma c’è bisogno che qualcosa si svegli, lui ha trentadue anni e io per lui combatto tutti i giorni. Alcune volte capita che non riesca a stare all’in piedi, ma devo farlo per forza, devo farlo per lui e lo faccio». E se chiedessimo a Rosaria com’è stare da sola? Semplice: «Io non sono mai da sola, sono sempre con lui. Non stiamo mai a casa, usciamo sempre insieme, giriamo per Napoli, per il paese».Grazie a queste realtà, grazie a Michele, a Delia, grazie a tutte quelle “madri per sempre”, grazie Rosaria.

di Antonio Casaccio 

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°194
GIUGNO 2019

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