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Attack on Titan e l’attrattiva del fascismo

Redazione Informare 18/05/2021
Updated 2021/05/18 at 10:33 AM
4 Minuti per la lettura

Attack on Titan. In apparenza un semplice anime dove una civiltà pseudorisorgimentale difende la propria città da un’orda di giganti mutanti con un sistema di movimento tridimensionale fatto di corde e rampini che farebbero invidia a Spider-Man. Sotto la superficie, una delle più profonde analisi del fascismo negli ultimi anni.

La serie è rinomata (e apprezzata) per come rappresenta in maniera realistica e dettagliata quasi ogni sfumatura di moralità (eccetto il bianco e nero) in una società dominata dalla paranoia per il nemico esterno e il terrore che la fine del mondo sia sempre vicino. Già all’inizio gli ‘eroi’ sono dei poveretti traumatizzati con il culto del sacrificio per difendere la razza umana.

Poi, presto la semplice premessa viene presto scardinata e scopriamo che il mondo è diviso in due: la razza degli Eldiani, mutanti che a propria insaputa possono trasformarsi o essere trasformati negli stessi giganti che stavano combattendo, e gli esseri umani normali, principalmente chiamati Marleyani, che vogliono sterminarli poiché in passato gli Eldiani avevano usato il proprio potere per soggiogare il mondo.

Gli Eldiani, pur di contrastare la minaccia nemica, rovesciano la propria monarchia corrotta e la sostituiscono con una dittatura militare che pian piano comincia sempre più a fondarsi sull’odio per i Marleyani e chiunque cerchi di creare una pace tra le due nazioni. I Marleyani, tanto sono terrorizzati dal potere degli Eldiani, ne rapiscono e allevano generazioni di essi in veri e propri ghetti indottrinandoli a odiare a dismisura la propria razza e volerla distruggere.

E non sembra esserci modo di risolverla per quasi tutto il manga. Il potere degli Eldiani è davvero troppo distruttivo per essere realmente controllato, e le rivendicazioni di vendetta di entrambe le nazioni sono insoddisfabili senza un’apocalisse, visto quanto è profonda e antica la faida, il ciclo di vendetta. E il modo più interessante è vedere come questo influisce sul protagonista, Eren Yeager.

Se quasi tutti i suoi amici e nemici diventano via via sempre più disgustati dalle atrocità che si ritrovano a commettere e finiscono per allearsi e cercare una soluzione condivisa, Eren sprofonda sempre di più nella misantropia e nel fanatismo. Pur di proteggere i propri amici e la propria gente, dice, è pronto a distruggere il mondo, e crea un culto di personalità intorno a sé per aumentare ancora di più l’odio degli Eldiani e dei Marleyani, arrivando a commettere un genocidio globale.

Ma sono queste sue azioni a spingere tutto il mondo contro di lui, e a far vedere a tutti quanto sia insensato l’odio, iniziando così un difficile processo di pace globale, in un parallelo nemmeno troppo velato della Seconda Guerra Mondiale.

Il manga mostra come il fascismo si alimenta solo con la paura, e che solo con la fiducia e la buona volontà è possibile fermare la spirale di vendetta che lo porta al potere. E si possono avere tutte le ragioni che si vogliono avere per avere paura, per gridare vendetta: ma se io la cerco finirò per morire con il mio nemico, e che senso ha morire? Se ci odiamo, finiremo per svuotare il mondo.

È questa la lezione di Attack on Titan: è bene ricordare i genocidi, le oppressioni, gli abusi, le atrocità. Ma devono servire come base per un dialogo, per insegnare il rispetto reciproco, l’accettazione, un dialogo che sia libero dai pregiudizi, dalle manipolazioni dei demagoghi. Perché solo così si evitano gli olocausti.

di Lorenzo La Bella

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