informareonline-vincenzo-fabaro-3

Intervista a Vincenzo Fabaro

Un giovane speaker napoletano si reca in vacanza solitario sull’isola di Lampedusa e mentre veleggia si imbatte in un fagotto disperso in mare. Una donna in cerca di speranze e un giovane in cerca di relax. Due vite che si intrecciano in una storia a tratti drammatica, che narra di immigrazione e scelte difficili.”

informareonline-vincenzo-fabaro-1Vincenzo Fabaro, scrittore e manager napoletano nel settore delle telecomunicazioni presenta la sua ultima opera “Luna che viene dal Mare” . Un racconto ben scritto ed una narrazione fluida e chiara che riesce ad emozionare. I pensieri del protagonista trasportano il lettore nel suo difficile mondo fatto di decisioni forti ed immediate. Non è la solita storia di naufraghi clandestini che scappano dalle loro terre per fame, ma è la narrazione di una vicenda d’integralismo religioso che costringe una ragazza nigeriana, in stato di avanzata gravidanza, ad abbandonare la propria terra, i suoi famigliari, le proprie abitudini e fuggire verso un paese che sì avrebbe desiderato visitare, ma non a costo della vita.

Com’è nata la tua passione per la scrittura?
«In realtà credo di averla sempre avuta. Fin da piccolo mi dilettavo nello scrivere poesie e, dopo aver messo da parte questa passione per qualche anno, ho ricominciato. Oggi immagino storie. Di sicuro mi aiuta la mia passione per la lettura e sono convinto che leggere sia fondamentale per uno scrittore.»

Ti definisci un sognatore, ma quanto del tuo privato è presente nei tuoi scritti?
«Credo di essere il protagonista di tutti i miei libri o, almeno, i protagonisti rappresentano il mio sentire in determinati momenti della mia vita. Ne “Lo sguardo del faro”, ad esempio, emerge la mia la voglia di evasione, mentre “Luna che viene dal mare” esprime il mio punto di vista sull’immigrazione e il desiderio di paternità.»

Ne “Lo sguardo del faro” e “Luna che viene dal mare” pare esserci un file rouge: un’inquietudine dell’animo che cerca serenità.
«Sicuramente l’inquietudine è una caratteristica che contraddistingue il mio essere. Credo che il Cammini di Santiago, che ho percorso per intero nel 2012, sia l’emblema di questa mia ricerca continua.»

Ne “Un giorno, un alieno, a Napoli” invece?

«In questo libro, invece, ho cercato di far trasparire la mia voglia di capire e approfondire aspetti generali dell’umanità, dalla creazione all’equilibrio, spesso instabile, tra bene e male che è insito in ogni essere umano. Così ho immaginato che un alieno sia inviato sulla terra in prossimità di un’apocalisse programmata per valutare la possibilità di “salvare” il genere umano. La storia diventa interessante quando l’alieno si trova catapultato nel corpo di uno spazzino nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napoli, appena aggredito e rapinato da una coppia di malviventi. Mi è piaciuto dedicare il libro a “quello che ho ancora da capire”.»

Il tuo ultimo romanzo tratta il tema dell’immigrazione e tocchi le problematiche che i naufraghi affrontano durante i loro viaggi e il loro desiderio di integrazione. Qual è il tuo pensiero in proposito?

«“Luna che viene dal mare” è di sicuro il romanzo a cui sono emotivamente più legato. In realtà non è nato con l’intento di essere un libro sull’immigrazione, piuttosto volevo raccontare una storia di paternità in un modo insolito. La storia di Nadira, la naufraga che mette al mondo la bambina, prende spunto sicuramente dalle storie che, purtroppo, si sentono sempre più spesso.»

informareonline-vincenzo-fabaro

Hai partecipato al Premio Letterario NapoliTime. Come hai vissuto questa esperienza?

«Di solito sono refrattario alla partecipazione ai concorsi letterari, ma mi ha subito affascinato la possibilità di essere giudicato da una giuria composta soltanto da ragazzi di scuole primarie e secondarie. E’ stata un’esperienza unica che mi ha dato enorme soddisfazione. È stato bello avere l’opportunità di far leggere ”Luna che viene dal mare” a tanti ragazzi proprio in questo momento storico dove c’è necessità di far capire che il prestare aiuto “all’altro” è un dovere umanitario. La scrittura, a mio avviso, continua ad avere come scopo primario il far viaggiare il lettore, vivere cento vite e cento storie. Se aggiungiamo anche una sana riflessione su tematiche importanti come l’immigrazione o l’accoglienza, diventa addirittura un faro che orienta i ragazzi e li sprona a ragionare con la propria testa. E questo vale più di mille premi.»

informareonline-vincenzo-fabaro-2

di Angela Di Micco

 

Print Friendly, PDF & Email