The Terror: l’arroganza dell’uomo bianco

La prima stagione di The Terror è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Dan Simmons, basato a sua volta sulla spedizione del Capitano John Franklin nell’Artico alla ricerca del famoso ‘passaggio a Nord-Ovest’ a bordo delle navi HMS Erebus e HMS Terror.

La spedizione partì dall’Inghilterra nel 1845, e tutti i suoi 129 componenti finirono morti o dispersi. La serie offre una spiegazione romanzata del massacro: l’equipaggio viene perseguitato da uno spirito di vendetta Inuit, il Tuunbaq, il quale attacca i marinai dopo l’uccisione accidentale di uno sciamano del luogo e li spinge ad uccidersi fra di loro a causa della crescente paranoia. Non che non se lo meritino, anzi.

La maggior parte dei marinai si rivelano razzisti e fondamentalisti cristiani, com’era tipico per l’epoca, a partire dallo stesso Franklin.

Tutto ciò dona alla serie una chiave di lettura che va oltre il semplice orrore di uomini perduti in un luogo ostile e assediati da un nemico apparentemente invisibile e indistruttibile ed espone un orrore ben più grande e attuale: l’imperialismo occidentale e la sua mentalità. Non è un caso che la storia abbia veramente inizio quando un militare bianco (uno dei marinai) uccide in preda al panico un uomo di colore (lo sciamano Inuit) che non ha fatto niente e stava passando di lì per caso. La cosa è praticamente una trasposizione nell’Artico di quello che succede in America praticamente ogni settimana, con dei marinai inglesi al posto dei poliziotti. Allo stesso tempo, è una triste realtà di tutte le cosiddette ‘esplorazioni’ del globo operate dalla civiltà occidentale.

di Lorenzo La Bella

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°199
NOVEMBRE 2019

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