Il sorprendente risultato arriva da una ricerca condotta da scienziati australiani. I ricercatori sono riusciti nell’impresa di insegnare a cellule cerebrali a giocare a Pong, migliorando con la pratica.
L’esperimento
800mila le cellule – sia umane che di topi – utilizzate nella ricerca, frutto della simbiosi tra tre università australiane e la startup di biotech Cortical Labs. In particolare, i ricercatori si sono avvalsi di cellule umane derivate da cellule staminali e cellule di topo derivate da cellule embrioniche.
Gli autori sono partiti dalla constatazione che le cellule possono essere dotate di facoltà di sentire (sentience). Vincente, poi, la scelta del gioco: Pong, un videogioco degli anni ’70 in cui i giocatori battono tra loro una palla con delle racchette, emettendo il suono ‘pong’ a ogni contatto: un gioco molto facile, oltre che iconico. Poi, ha avuto inizio l’esperimento.
I ricercatori hanno depositato le cellule nel DishBrain, un ‘modello’ di cervello consistente in un array multi-elettrodico capace di percepire l’attività cellulare e stimolare le cellule, per dare poi feedback alle cellule stesse ogni volta che la palla colpiva la racchetta.
I risultati
I risultati non hanno tardato ad arrivare: entro cinque minuti le cellule cominciavano a ‘imparare’ a giocare usando un ‘linguaggio’ condiviso di attività elettrica. Le cellule, inoltre, miglioravano con il tempo, in particolare quelle umane che giocavano meglio di quelle dei topi.
I gruppi di cellule hanno provato ben 486 giochi. I ricercatori ne hanno, dunque, testato le reazioni a differenti stimoli o alla loro mancanza. Gli studiosi hanno dimostrato l’esistenza di “qualcosa che assomiglia all’intelligenza”. Hanno, infatti, evidenziato come i neuroni cambino comportamento in base ai feedback ricevuti. Brett Kagan, direttore scientifico di Cortical Labs, ha spiegato: “Questa è la nuova maniera di pensare a cosa sia un neurone. Non è necessariamente un computer, ma è un minuscolo congegno biologico che può processare informazioni e rispondere intelligentemente con velocità incredibile, basso consumo di energia e flessibilità. Un’intelligenza sintetica biologica, finora nel campo della fantascienza, potrebbe essere già raggiungibile”.
Gli esiti dell’esperimento sono, tuttavia, non un punto di arrivo ma di partenza. Lo ha puntualizzato Kagan: “Nei prossimi step ci concentreremo sul valutare gli effetti dell’alcol sul cervello. Stiamo attraversando una nuova frontiera nella comprensione dell’intelligenza. DishBrain potrebbe aiutarci ad approfondire i meccanismi legati alla capacita’ di elaborare informazioni ed essere senzienti in un mondo dinamico in continua evoluzione”.



















