“Scars of Life”: la mostra al Cardarelli delle cicatrici dell’anima

Conferenza della mostra fotografica "Scars of life"

Scars of life“è la mostra fotografica di Daniele Deriu, nato a Cagliari, e sarà in esposizione dal 10 al 30 marzo presso l’ospedale Cardarelli di Napoli, che ha di recente ottenuto dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute Donna due bollini rosa sul massimo di tre per il biennio 2018/2019.

L’organizzazione dell’evento è cura del Comitato Ad Astra di Pomigliano D’Arco. Giovanna Passariello, la Presidente del Comitato, si definisce “fortunata”:«Fare volontariato non è semplice, abbiamo incontrato sulla nostra strada persone che, pur non conoscendoci, ci hanno dato da subito fiducia». L’attività del Comitato è rivolta soprattutto ai ragazzi. «Per quanto lo scambio di informazioni avvenga in maniera rapida tramite i social network, non sempre è efficace. Spesso capita di non farne tesoro. La fotografia al contrario impone, per cinque minuti, di fermarsi e riflettere». Sono foto portatrici di un messaggio tanto chiaro quanto profondo. Gli scatti mettono in luce le cicatrici di vita di alcune giovani donne, segni di un percorso doloroso come quello del cancro, dell’autolesionismo, del trapianto. Sono donne fiere, che non chiedono né pietà né alcun tipo di sentimento di compassione. Donne che ce l’hanno fatta, che sono sopravvissute all’inferno e che sono disposte a raccontarlo tramite i propri segni del corpo.

 

Locandina della mostra fotografica "Scars of life"
Locandina della mostra fotografica “Scars of life”

 

All’inizio ero convinta che il simbolo della mia femminilità mi fosse stato strappato via dal petto… ora esibisco quella cicatrice con orgoglio, come simbolo della rinascita di una donna migliore, più forte.

Testimonial della mostra è Cristina Donadio, la cui emozione si trasforma in voglia di raccontarsi. «Scoprii di avere un tumore al seno. A un certo punto, quando ebbi il coraggio di farmi da sola le medicazioni e di guardare la mia cicatrice, sentii un’esigenza: mi feci un selfie e lo mandai a mia nipote Cristina, che aveva quattordici anni. “Guarda Cri, sembra un’emoticon un po’ perplessa!” le dissi. Feci questo sia per alleggerire, finalmente, sia per sollecitarla alla prevenzione, che è importantissima». Parla chi, guardando quelle fotografie, ha ritrovato anche la sua di storia, e decide di metterla al servizio degli altri, affinché ci siano sempre meno cicatrici. «Se c’è una cosa che mi ha colpito, è come cambia lo sguardo degli altri – continua Cristina – Stavo girando la seconda stagione di Gomorra ed ero Scianel. Ho nascosto di avere un tumore perché non volevo che il rapporto con gli altri fosse diverso. Non volevo che mi fosse escluso di accendermi una sigaretta, nel caso fosse stato così, sarebbe stata per me una grande sconfitta. Scianel doveva portare avanti tutta la sua forza e determinazione, nessuno doveva toglierle niente. Era la parte di me che doveva rimboccarsi le maniche e andare avanti».

Cristina, lei è molto amata dalle donne. Del personaggio di Scianel, nonostante il suo essere orrido, è passata l’immagine di una donna forte e indipendente. Secondo lei, cos’è che rende “forte” una donna?
«Del personaggio di Scianel me ne prendo, in parte, il merito. Ci ho messo un po’ della mia anima, semplicemente perché anch’io sono così. La forza di una donna è anche questo: tenere sempre puntato lo sguardo verso l’alto».

Mi concedo di lasciare una piccola nota. Durante la presentazione della mostra, mi è capitato di ascoltare per caso le parole di due bimbe sedute dietro di me. La sorella minore chiedeva alla maggiore cosa fossero tutti quei segni sui corpi di una delle ragazze. La sua risposta è stata: «Le hanno portato via la malattia e, al suo posto, le hanno messo questo. Però guarda che bel disegno».

di Alessia Giocondo