La legge “russa” sulla stampa mobilita le masse in Georgia

Gianmario Ricciardi 20/05/2024
Updated 2024/05/21 at 10:00 PM
3 Minuti per la lettura

Da Aprile scorso la Georgia è attraversata da una serie di forti proteste pubbliche, che hanno portato a numerosi arresti e scontri con la polizia. Hanno fatto il giro del mondo le immagini dei parlamentari georgiani che arrivano alle mani durante la seduta d’aula. La presidente Zourabichvili ha annunciato che porrà il suo veto su una legge che ritiene “pericolosa”. Ma cosa sta succedendo in Georgia?

La legge “russa” che limita la libertà di stampa

Le proteste sono scaturite da una proposta di legge pronta ad essere ratificata del partito di maggioranza, Sogno Georgiano, di orientamento nazionalista e filorusso. Questa legge prevede che i giornalisti che ricevano più del 20% dei finanziamenti dall’estero abbiano l’obbligo di registrarsi come “agenti stranieri”, favorendo evidentemente la creazione di una sorta di blacklist volta a limitare le ingerenze straniere, ma soprattutto le forme di informazione non allineate al governo di Tbilisi.

Questa legge è appunto definita “russa” perché è in pratica un calco di una legge russa del 2012, che è servita a Putin per liberarsi di ogni forma di informazione slegata dal governo. E’ altresì evidente che la eventuale approvazione di questa legge, come già sottolineato da Josep Borrell, allontanerà la Georgia da quel processo di avvicinamento all’UE in atto ormai dal 2004.

Proteste in Georgia: l’ombra della Russia

Il grande timore degli analisti occidentali sembra essere proprio un conseguente riavvicinamento della Georgia alla sfera d’influenza russa, ma in questa storia sembrano nascondersi tratti più oscuri. Dietro Sogno Georgiano, infatti, si cela la sempiterna figura di Bidzina Ivanishvili, già premier nel 2013 e principale ideatore e finanziatore del partito, di cui tesse le redini anche sottobanco. Ivanishvili, tuttavia, è un oligarca con un patrimonio stimato di 6 miliardi di dollari, ottenuti speculando sul settore metallurgico dopo il crollo dell’URSS. L’avvicinamento della Georgia alla Russia lo proteggerebbe dunque da tutta una serie di politiche di de-oligarchizzazione attuate dall’UE.

Queste tensioni, al di là di ogni speculazione, evidenziano gravi instabilità nei paesi caucasici ex-sovietici, che sono trascinati in questi anni verso un ritorno nella sfera d’influenza russa, mascherato come difesa degli interessi nazionali. Come ha sintetizzato la ex ministra Khatia Dekhanoitze, non è solo una legge, ma “è una scelta geopolitica” che definirà “se la Georgia va verso l’Ue o verso la Russia”.

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