Intervista al Ministro Danilo Toninelli


 

Danilo Toninelli, Ministro delle Infrastrutture, rientra di sicuro tra gli uomini maggiormente sottoposti alla lente d’ingrandimento popolare, il perché è molto semplice da desumere data la notorietà acquisita dal suo Ministero negli ultimi tempi. L’immane dramma del Ponte Morandi, l’inefficienza acclarata delle Ferrovie dello Stato e le sue forti denunce politiche, hanno sempre più delineato un Ministro che incarna perfettamente i valori e le battaglie perseguite dal Movimento 5 Stelle.

Prima di tutto Le chiediamo una sintesi di fatti, sensazioni ed emozioni di questi primi mesi relativamente al Suo Ministero.
«Io sono qui da poco più di tre mesi e tante cose sono successe. Ho trovato problemi ereditati dai vecchi governi e affrontato emergenze sempre maggiori. Mi sono reso conto fin da subito che ci sono carenze infrastrutturali da colmare e servono connessioni migliori per favorire la multimodalità e l’intermodalità. Insomma c’è tanto lavoro da fare per raddrizzare le cose storte, ma il Governo del Cambiamento ha la capacità di proporre nuove visioni e modelli diversi che puntino ad un effettivo risanamento e rilancio del Paese».

Anche il Ministero delle Infrastrutture ha la responsabilità su alcune partecipate e vigilate. Quale è il Suo pensiero sulle modalità di controllo di tali società?
«Ci sono dei meccanismi nella macchina che evidentemente non hanno funzionato, a causa di centri di potere autoreferenziali che sono diventati negli anni dei baluardi di determinati centri di interessi. Quello che abbiamo fatto fin dal nostro arrivo al Governo, come nel caso di FS, è stato rinnovare i management con persone qualificate e specchiate. Che abbiano come unico obiettivo l’efficientamento dei servizi offerti ai cittadini.
Per quanto riguarda le infrastrutture, poi, crediamo che il Ministero delle Infrastrutture debba vigilare maggiormente sulla salute delle nostre opere. Per questo con il Decreto Genova creiamo l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (ANSFISA) che si occuperà proprio di vigilanza e controlli, grazie anche all’assunzione di tanti nuovi ingegneri. Non dovranno più accadere circostanze come quella avvenuta a Genova, dove un ponte crolla per incuria e gli uffici preposti alla vigilanza del Ministero dicono di non avere personale per le ispezioni. Lo Stato deve tornare a fare lo Stato e a essere la garanzia di ultima istanza della sicurezza e della tutela dei cittadini».

La proprietà delle opere pubbliche è ovviamente pubblica, anche se molti tendono a fare confusione. È possibile una gestione dei beni pubblici anche con il supporto dei privati? Se sì, la parte pubblica è in condizione di garantirne il controllo continuativo?
«Come già detto, nel caso delle autostrade, rimetteremo in discussione tutte le convenzioni esistenti e decideremo caso per caso come muoverci. Un bene pubblico può essere gestito con il supporto dei privati ma il fine deve essere esclusivamente l’efficientamento del servizio e la garanzia della sicurezza, non l’arricchimento personale. Le convenzioni oggi esistenti sono sbilanciate tutte dalla parte dei concessionari, che in molti casi fanno ricavi giganteschi ed investono poco in manutenzione. Questo tipo di meccanismo deve essere spezzato. Anche, se necessario, con il ritorno di alcune infrastrutture in mano pubblica. Il passaggio delle opere esistenti a un soggetto a prevalente o totale partecipazione pubblica dotato di adeguate capacità tecniche consentirebbe, per altro, di riportare i ricavi in capo allo Stato e, dunque, avrebbe anche un ritorno in termini economici. Entrate da utilizzare non per elargire dividendi agli azionisti, ma per rafforzare qualità dei servizi e sicurezza delle nostre infrastrutture».

Non ritiene indispensabile rivedere il D.Lgs. 267/2000 eliminando il concetto di “rilevanza economica” dei servizi pubblici?
«È in corso un processo di revisione del Codice degli appalti, che ha bisogno di essere snellito e semplificato per il rilancio degli investimenti e, dunque, dell’economia del Paese. A questo proposito si è appena conclusa una consultazione pubblica e sono giunti al Mit diversi contributi, che sono in fase di valutazione per capire quale strada intraprendere».

In merito al crollo di Genova, Lei ha subito pressioni durante il suo mandato? Se sì, quali?
«Come ho già avuto modo di spiegare, non ho ricevuto pressioni in merito allo specifico crollo del ponte di Genova. Pressioni da parte del concessionario Autostrade per l’Italia e Aiscat sono arrivate al Ministero che presiedo, già prima del mio arrivo, in merito alla pubblicazione in versione integrale e senza omissis delle convenzioni di concessioni. Queste pressioni hanno fermato fino a ieri la pubblicazione di questi atti, che è stata invece voluta e ottenuta dal Governo del Cambiamento».

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Quale è il suo pensiero sull’immigrazione: problema o risorsa?
«Intanto chiariamo che a me interessano prima di tutto le vite umane. E il fine che io perseguo, con le donne e gli uomini della Guardia Costiera, è quello di salvare vite in mare. Dopo di che, l’algebra dell’immigrazione è più complessa di quanto si creda, e sicuramente rispetto al passato vogliamo sia gestita collegialmente a livello europeo. L’immigrazione può essere una risorsa, ma se ben gestita. E non può essere gestita solo da un unico Paese perché geograficamente rappresenta la porta d’Europa. L’Unione deve dimostrare solidarietà e prevedere un’equa ripartizione delle responsabilità, nel rispetto del diritto internazionale». L’accordo sull’Ilva è stato giudicato un tradimento verso i vostri elettori tarantini? Non è semplicemente la necessità di prendere oggettive decisioni politiche?
«Il Ministro Di Maio ha raggiunto il miglior accordo possibile nella peggiore delle situazioni, come ha detto lui stesso. Abbiamo salvato dei posti di lavoro e ora possiamo impostare un piano ambientale ambizioso per il risanamento del sito di Taranto, tra le più restrittive d’Europa».

Le stazioni nel nostro territorio sono oggetto di lavori di ammodernamento e potenziamento, qual è il piano per migliorare il trasporto su rotaie nel Sud ed in special modo in Campania?
«Ricucire le ferrovie del Sud con il resto del Paese è tra le priorità del mio ministero. Sono allo studio soluzioni per dotare tutte le regioni del Meridione di una mobilità regionale su rotaie finalmente all’altezza dei migliori standard italiani ed europei. Inoltre punto molto, e in questo è con me il nuovo management di FS, sul potenziamento delle linee ferroviarie regionali, su cui viaggiano ogni giorno moltissimi pendolari, che dovranno avere standard di sicurezza e di comfort al pari dell’alta velocità. E anche in questo un’attenzione particolare è dedicata al Sud».

Dopo Genova lei ha chiesto agli amministratori locali dell’intero Paese di inviare segnalazioni al suo ministero per agire con gli opportuni provvedimenti. Quale lo stato dei nostri ponti e viadotti in Campania? Sono previsti interventi e o finanziamenti in tal senso?
«La richiesta di uno screening sullo stato di salute delle infrastrutture, partita subito dopo Genova, è stata inviata a tutti gli enti gestori per conoscere le criticità emerse da controlli già fatti su ponti, strade, viadotti. Mi spiace che gli enti locali si siano concentrati più nel lamentare i tempi stretti, perdendo di vista l’obiettivo di garantire sicurezza ai cittadini in tempi brevi. Ad ogni modo, ci sono arrivate tantissime segnalazioni di criticità a cui stiamo lavorando, con l’obiettivo di intervenire e supervisionare gli interventi dei gestori lì dove c’è necessità. Questo primo screening eccezionale diventerà poi una consuetudine: con il decreto Genova, infatti, viene previsto un sistema costante di monitoraggio su infrastrutture stradali e autostradali che presentano condizioni di criticità, soprattutto connesse al passaggio di mezzi pesanti».

Saremo davvero felici di ospitarla nella nostra redazione e farle vedere da vicino gli interventi infrastrutturali necessari sul Litorale Domitio, porto compreso che è in fase di esecuzione, sarebbe un vero passo verso il cambiamento.
«Grazie. Compatibilmente con gli altri miei impegni istituzionali, verrò con piacere.»

 

di Angelo Morlando, Antonio di Lauro, Antonio Casaccio.

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