genitori gay

Niente inclusione per i genitori gay, sui documenti dei figli restano “padre” e “madre”

Iolanda Caserta 27/12/2022
Updated 2022/12/27 at 12:03 PM
2 Minuti per la lettura

Era il 2019 quando un decreto di Salvini, l’allora Ministro dell’Interno, stabilì che i minori dovessero avere sui propri documenti la dicitura “padre” e “madre”. In seguito, dal caso delle due madri che chiesero il cambio in “genitore“, il ministero fu invitato a correggere il refuso, dando maggiore attenzione ai genitori gay. Tuttavia, questo cambio non fu mai fatto: il Viminale e il ministero della Famiglia retti da Matteo Piantedosi e Eugenia Roccella lasciarono tutto così.

A rendere pubblico questo particolare è stata la stessa Roccella, affermando: «Si è fatto tanto rumore per quella decisione ma si tratta di una sentenza individuale, dunque vale per la singola coppia che ha fatto ricorso». Per tutte le altre no, «rimarrà scritto madre e padre».

Quindi cosa devono fare le famiglie con due mamma o due papà?

I genitori gay «possono sempre fare ricorso». Facile no? Eh, no…

Natascia Maesi, presidente di Arcigay, spiega che però questa via è abbastanza difficile.

«È un percorso complicato. Soprattutto, sono ricorsi molto dispendiosi. Non tutti possono permetterselo. Il rischio è che il riconoscimento diventi un privilegio per poche famiglie benestanti. Ma tutte queste famiglie esistono e bisogna farci i conti, proprio per tutelare in primo luogo i minori. Non è il dna quello che stabilisce chi è un genitore, ma è la responsabilità di crescere e amare i propri figli. Anche la scienza ci ha permesso di separare la capacità di procreare dalla funzione educativa dell’essere genitori. E in Italia la procreazione medicalmente assistita, compresa quella eterologa, è accessibile. Se il governo imbocca questa strada dovrà spiegarlo all’Europa».

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