Dino Buzzati è tra i più grandi scrittori “fantastici” della letteratura italiana del secolo scorso, mentre Sessa Aurunca è il primo comune casertano per estensione territoriale, uno dei più grandi della Campania insieme ad Ariano Irpino. Questo però non ha un ospedale, a differenza di Sessa Aurunca che ne ha uno bello, grande, enorme e tutto bianco. Ci puoi arrivare sia da sopra (la parte più moderna) che da sotto (la parte più ottocentesca). È un ospedale misterioso dagli spazi smisurati, con corridoi di qualche centinaio di metri, che alterna aree assolutamente deserte a reparti ed uffici affollati, con ordine ma affollati. Buzzati scrisse un racconto dal titolo “Questioni ospedaliere” dove narra della “tragedia” di un signore che, dopo aver soccorso una donna ferita, tenta di portarla tra le braccia in un ospedale per farla curare. Laddove lui cerca un medico, trova un generale d’ospedale pronto a dare l’ordine ad un plotone di paramedici per metterlo al suo posto, a quel posto.

Laddove cerca un conforto su cosa fare per la moribonda, trova una suora che, alzando gli occhi al cielo, chiede misericordia per lui che non aveva letto il cartello così chiaro sulle ubicazioni logistiche dei settori, reparti e sgabuzzini dell’ospedale, di quell’ ospedale che Lui stava violando con il sudore della sua fronte ed il sangue della donna che imbrattava il bianco e lucente pavimento.

A chiunque chiedesse dove fosse il luogo del ricovero per quella malcapitata, che lui penosamente sorreggeva tra le braccia, la risposta non era che un rimprovero ed un ammonimento su dove, come e quando lui stava lì. Negli anni sessanta, Buzzati racconta in modo surreale lo stato d’animo di chi varca il cancello di un nosocomio. Alla preoccupazione per le proprie condizioni di salute o di quelle di amici e parenti, subentra l’umiliazione nel non comprendere la segnaletica medica, i nomi dei reparti o le “chiare” parole del medico nell’illustrazione della diagnosi e della prognosi. Tuttavia, c’è una differenza perché, mentre la diagnosi è la spiegazione di una malattia attraverso l’analisi dei sintomi e può essere giusta o sbagliata, la prognosi per essere illustrata  non deve essere riservata, e se ha una riserva occorre scioglierla.  Ma poi, perché le prognosi sono riservate pur non essendolo io o il mio amico?La cosa diventa ancora più avvilente quando, dopo la diagnosi, vi è la prescrizione farmacologica.

La prima cosa è comprendere la scrittura, la seconda cosa è capire le parole scritte, la terza è riferirla al farmacista. Operazione che genera lo stesso panico dei personaggi di Buzzati.

Nell’Ospedale San Rocco di Sessa Aurunca però, vi è una farmacia ospedaliera che opera magie.

La farmacista ti guarda in faccia e tu senza parlare gli dai la ricetta, Lei legge, annota, reperisce i farmaci, ti segnala quello che devi fare e quello che non devi fare, ti presta la penna (quando tu non l’hai chiesta) e ti indica dove devi firmare. Non ti guarda con commiserazione, dopotutto se un farmaco non c’è non è colpa tua. Telefona ad un’altra farmacia, ti fissa il giorno preciso in cui devi andare a ritirarlo, dicendoti addirittura l’ora in cui devi andare, quale strada fare e dove parcheggiare e poi…. “Un’ ultima cosa, se quel giorno piove, non dimentichi l’ombrello”. Caro Dino Buzzati, mi sembra che il suo nome sia Paola Anziano e l’Ospedale è il San Rocco di Sessa Aurunca, il comune più grande della provincia di Caserta.

di Vincenzo Russo Traetto

Tratto da Informare Magazine Gennaio 2019

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