La politica populista: dinamiche ed origini

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L’etimologia di “populismo” conduce alla plebs romana, per poi elevarla a populus, e cioè pronto a governare sulla comunità. 

Possono distinguersi tre categorie di popolo: il popolo-sovrano, inteso come legittimo attore e fondatore dell’ordine politico; il popolo-classe, ossia la componente socioeconomica e il popolo-nazione, definito da caratteristiche geografiche, linguistiche o etniche. Ad attribuire un profondo significato al termine, furono i Greci: il popolo non può essere visto esclusivamente come un tutto organico poiché è l’insieme di più volontà ossia di singoli individui. Ciò appare evidente sopratutto nel modello democratico capace di manifestare ambo le complementari accezioni terminologiche. Insomma, il populismo nasce nel sistema democratico di cui esso stesso si alimenta. 

In questo ambitocon il trascorrere del tempiè accresciuto il dibattito per determinare se il populismo sia uno stimolo per la democrazia o ne rappresenti l’antitesi. Secondo alcuni studiosi, il populismo permette alla democrazia di migliorarsi, di denunciare il fallimento della politica al fine di ritornare alla propria identità: accorciare, quasi annullare, il divario tra politica e società civile ricollocando la popolazione nella posizione di attrice della gestione nevralgica dei pubblici affari sottraendola alle élites, limitando il ruolo dei partiti, dei sindacati, dei gruppi intermedi, che sono un filtro di rappresentanza. 

Per contro, un’autorevole corrente di pensiero ritiene che il populismo danneggi la logica della rappresentanza, minando così la democrazia, in quanto rivendica la legittimazione ideologica tramite la figura del leader, in contrasto ai principi costituzionali e alle forme proceduraliTale appello a forme di democrazia diretta, comporterebbe il ridimensionamento delle garanzie costituzionali, cardini degli ordinamenti democratici. Di fatti il rapporto leader – popolo si pone in una posizione di superiorità rispetto agli altri poteri e ne vanifica l’azione di controllo, creando i presupposti per l’insorgere di anomalie nocive per la democrazia. Il populismo, dunque, produrrebbe: distruzione della rappresentanza; disgregazione sociale, esclusione e insicurezza; rivendica la legittimazione ideologica in contrapposizione alla costituzionale e procedurale; trasforma l’opinione nel potere della volontà che viola l’assetto democratico e normativo. 

I tratti essenziali che fanno mutare un movimento popolare in un movimento populista sono: una plebs, un leader carismatico, un’ideologia, e in ultimo, un nemico comune. In quanto al popolo, spesso si fa riferimento all’autenticità delle origini sociali e culturali idonee a creare un coinvolgimento diretto. Per raggiungere l’obiettivo, il cittadino perde la propria individualità e diviene parte di un insieme che permette la spontaneità, l’entusiasmo ma anche la violenza, la ferocia che non hanno alcun responsabile. Il secondo fattore è il leader carismatico. Quest’ultimo, di sovente, emerge dallo scardinamento delle regole comuni: e così che la leadership ridimensiona il ruolo dei partiti.

Il progetto prevede la creazione di una figura fortemente personalizzata, che possieda i connotati dell’uomo comune, dalle umili origini ed appartenente alla plebs che rappresenta, che lavora per ottenere consenso con una ben costruita propaganda. Il terzo pilastro del populismo è il collante tra le persone ed il leader, ossia l’ideologia. Essa divide la società in due gruppi: i molti puri e i pochi corrotti. Il popolo puro, coeso e stretto attorno al leader, loro simile, si oppongono al “noi”, alle minoranze sociali, nonché e alla classe dirigente che sono i nemici da sconfiggere. 

In tutto il modo a partire dai primi anni 2000, sono aumentate le forze politiche populiste che stanno ottenendo anche notevoli successi elettorali, sfruttando il degrado della situazione socio-economica globale e la delegittimazione politica dei partiti di massa.


Ciò che accade in Europa è la prova: ogni nazione ha il proprio partito populista che afferma fortemente posizioni
 anti-europeiste andando a creare degli effetti negativi sul processo d’integrazione. Tale minaccia rischia di divenire realmente concreta soprattutto per fattori esterni quali l’intensificazione del processo migratorio o la destabilizzazione dell’area medio-orientale. È auspicabile che la UE si dimostri concretamente efficace nel dare sostegno alle effettive esigenze della popolazione, individuando rapidamente le reali priorità, aumentando il processo di coesione interna ed semplificando l’iter burocratico. 

di Salvatore Sardella

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