Pasolini

La “disperata vitalità” di Pasolini, a cento (e uno) anni dalla nascita

Redazione Informare 01/08/2023
Updated 2023/07/31 at 2:41 PM
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Pasolini

Pier Paolo Pasolini cantava la “disperata vitalità” nel lontano 1964, in un poemetto ispirato una pellicola di Jean-Luc Godard e incluso in “Poesia in forma di rosa” lo stesso anno: ed è questo il componimento che dà il titolo a una delle ultime novità editoriali di Sinestesie, rivista di Studi sulle Letterature e le Arti europee curata dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno e presentata lo scorso maggio al Salone del Libro di Torino.

“Una disperata vitalità – Pier Paolo Pasolini a cent’anni dalla nascita 1922-2022” raccoglie i contributi degli atti del Convegno di Studi tenutosi presso l’Università del Molise nel 2022: un’occasione preziosa per indagare il lavoro dell’autore di Casarsa sotto molteplici aspetti, che tradiscono una visione lungimirante allora e oggi più che mai illuminante, che abbraccia un ampio panorama culturale e sociale. Non è un caso se, come si sottolinea nell’introduzione, «Pasolini è probabilmente oggi l’autore italiano del Novecento maggiormente studiato, discusso e tradotto nel mondo».

Pasolini e il suo potere visionario

E così nel volume – introdotto da un saggio di Alberto Granese e Luigi Montella – gli autori approfondiscono la natura innovativa della sua poesia, che si fa chiara “espressione del potere visionario del linguaggio” (Montella), i suoi studi sulla versificazione in dialetto – iniziati con “Poesie a Casarsa” – a testimonianza della capacità popolare di adattare e rielaborare quella che è la cultura egemone (Alberto Carli), e che si intrecciano con il lavoro di Italo Calvino e con i tentativi di consolidare la ricerca dell’identità nazionale.

Ci si sofferma poi sulla poliedricità dell’intellettuale emiliano (Antonio Montinaro), in grado di spostarsi “con estrema disinvoltura all’interno di tutti gli assi della variazione linguistica”; sulla sua capacità di riflettere in maniera feconda sull’estetica a lui contemporanea (Erminio Risso); sul “mito della periferia” (Giorgio Patrizi), nodo cruciale dell’analisi sociale che ospita l’alterità, oltre ad essere l’unico terreno ancora libero dall’imperante modello capitalista.

L’attenzione vira poi sul discorso della “piccola patria” (Letizia Bindi), che illustra lo sguardo critico di Pasolini sulle culture subalterne; sul dibattito letterario tra l’autore e il poeta Edoardo Sanguineti, fermi su posizioni molto diverse (Giovanni Genna); il fascino esercitato dall’India sulla concezione pasoliniana dell’Oriente (Andrea Gialloreto).

Le azioni pasoliniane e la società

Viene poi esplorata la cornice in cui prese avvio la carriera dello scrittore – la provincia friulana – dalla quale egli portò con sé elementi centrali della sua poetica (Paolo Puppa); la percezione dell’infelicità delle nuove generazioni, e i prodotti artistici che ne sono derivati (Roberto Carnero); il Pasolini de “Le ceneri di Gramsci” (Alberto Granese), dove lo scrittore si cimenta in una lettura incompleta eppure proficua dell’opera gramsciana.

Maura Locantore si dedica alle azioni “pasoliniane” dirette alla collettività e alle istituzioni; se Angelo Favàro analizza il “Pilade” di Ronconi e di Latella per rintracciarne le peculiarità della drammaturgia di Pasolini, è al contributo cinematografico di quest’ultimo che si rivolge invece Michele Bianco, individuandovi la funzione del “sacro”, inteso anche come spazio per interrogarsi e “avvicinarsi all’irriconoscibilità del reale”.

Le riflessioni investono poi il discorso corpo-eros (Enza Lamberti) che attraversa la produzione dell’autore, la componente utopica legata alla dimensione del passato (Roberto Chiesi) e gli aspetti socio-esistenziali delle sue canzoni (Pier Paolo Bellini); il San Paolo, lavoro ibrido e singolare (Rosa Giulio) che evidenziava l’eloquenza del messaggio paolino; l’ultimo Pasolini e la ricerca bibliografica che accompagnò “Salò” (Fabio Benincasa); le rappresentazioni pittoriche della tragica morte dell’intellettuale (Lorenzo Canova). Stefano Nobile ritrae il Pasolini paroliere, mentre Luigi Martellini si addentra nel suo “labirinto delle letture-scritture” e, infine, Guido Santato traccia uno spaccato del lascito dell’autore. 

Il primo artista internazionale

Definito da Tullio De Mauro – come riporta il professor Santato – il “primo artista multimediale internazionale”, l’autore di Casarsa afferma tutt’oggi la sua natura versatile ed è impresa ardua rintracciare le influenze passate, coeve e future. Pasolini amava definirsi “una forza del passato” – segnala lo storico dell’arte Canova – eppure, con la sua spiccata capacità di guardare alle dinamiche ancora nascoste, negli “Scritti Corsari” si appella al lettore con un’eloquenza e un’urgenza che rasentano l’attivismo.

«La morte non è // nel non poter comunicare // ma nel non poter più essere compresi», così poetava ne “Una disperata vitalità”: una tenacia comunicativa, la sua, che a un secolo dalla nascita ancora sorprende.

Annateresa Mirabella

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