Italo Tartaglione: l’arte che parla di sé

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L’arte marcianisana esposta in una mostra collettiva presso la Galleria Azur di Madrid

Cristallizzare sé stessi, il proprio modo di apparire e, perché no, anche quello di essere in uno sterile stereotipo, meticolosamente disegnato in serie da non si sa bene chi è diventata l’ultima frontiera dell’alienazione del nostro tempo. Un tempo in cui bisogna essere tutti belli allo stesso modo, tutti alti il giusto, fare tutte le stesse cose. Usare tutti lo stesso stile.

C’è tuttavia un ambito della nostra vita che a tutti questi schemi proprio non riesce a sottostare, in quanto espressione profonda, reale, terribilmente vera della nostra essenza, della nostra anima: l’arte. L’arte vera, viscerale, quella di chi sceglie di fare di questo ambito affascinante e inesplorato il sogno di una vita, partendo da una piccola città del casertano con una matita e tanti sogni per ritrovarsi ad ammirare le proprie opere esposte in una galleria di fama.

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Proprio come ha fatto Italo Tartaglione, giovanissimo artista marcianisano di recente atterrato a Madrid con una selezione delle sue opere più significative per un’innovativa mostra collettiva di arte moderna e contemporanea ospitata dalla Galleria Azur di Madrid, luogo di incontro di talenti provenienti da tutto il mondo, emergenti e non.

italo-tartaglione-larte-che-parla-di-seNon ispirarsi a nessun artista, rifiutarsi di essere inquadrato in una qualsiasi corrente artistica passata, presente o futura che sia: questo il motto di Italo, che ha scelto di fare dell’arte la sua vita. Una scelta, una strada intrapresa un po’ per gioco, un po’ per caso: «A dire il vero, penso proprio di non essermi avvicinato al disegno e alla pittura, sono stati loro ad avvicinarsi a me. Da bambino ho sempre amato disegnare, col tempo poi ho avuto modo di riflettere su questo tipo di espressione artistica, per elaborare cosa realmente significasse per me. La linea, il tratteggio, un disegno ripetuto in maniera improvvisa e istintiva sono lo strumento più immediato che l’uomo possiede per esprimere sé stesso», ci racconta Italo.

«Con questo concetto, non intendo far riferimento a un disegno realizzato nel pieno rispetto dei canoni di bellezza. Tutt’altro. È sufficiente un disegno qualsiasi per esprimere un pensiero, un’immagine, un’emozione, anche lo scarabocchio banale che una persona al telefono realizza sovrappensiero». Una linea estremamente istintiva e casuale insomma, “vissuta” verrebbe da definirla, capace di creare un contatto a tu per tu fra artista e opera, al di là del concetto di bello e brutto, per quanto questi possano effettivamente valere nell’ambito dell’arte, o in quello della vita. «Penso sia limitante ancorarsi al concetto di bello o brutto, un modo di porre un freno alla propria espressione artistica.

Se un artista mira a realizzare un’opera socialmente accettata come “bella” potrebbe perdere di vista l’obiettivo di realizzare un’opera “sua”, capace di parlare di sé, imbavagliando di fatto la sua arte e il suo modo d’essere. È vero, questo potrebbe portare il mondo a definire l’opera di quell’artista come “brutta”: ma secondo quali parametri?». Di fatto, è così: non esistono parametri per classificare il brutto, come non ne esistono per classificare il bello.

italo-tartaglione-larte-che-parla-di-seÈ tutto estremamente soggettivo e personale, esattamente come l’arte dovrebbe essere quando viene creata e quando viene fruita, senza essere incatenata in correnti che provano ad elencare le caratteristiche dei sentimenti e delle emozioni che si sono combinate e fuse per crearla. «Non riesco e non voglio identificarmi in nessuna corrente artistica, né ho mai sentito l’esigenza di ispirarmi a qualche artista in particolare, sebbene ce ne siano stati di straordinari secondo me: uno su tutti, Michelangelo. Magari le mie opere somigliano di rimando a quelle di qualcun altro perché ho provato le sue stesse emozioni, ho provato a esprimere gli stessi sentimenti, ma non riesco a scegliere un artista da indicare come mio modello: semplicemente non ne ho mai avuti».

Nessun modello da imitare o emulare insomma, ma un unico grande sogno, forse lo stesso di tutti gli artisti: continuare a dipingere, a fare arte, «per prendermi cura di questo lato della mia vita che è sicuramente quello più importante». Importante e bello, aggiungeremmo noi: per quanto questa sia una considerazione soggettiva.

di Teresa Coscia

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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