Aniello Saravo, classe 1961’, è un maestro d’arte sannita, originario di Sant’Agata de’ Goti (BN). Ha realizzato studi sulla storia e sulla ricostruzione grafica medievale della sua città. I suoi capolavori di pittura si colorano di blu e di rosso, e sono stati premiati ed esposti in molte città del mondo: Parigi, Bratislava, Londra e Amburgo. Nel 2014 ha ricevuto il titolo di “Ambasciatore della cultura nel mondo in favore dei diritti umani” per l’attività svolta nell’ambito del suo impegno intellettuale.

Leggendo la tua storia colpisce molto il fatto che tu venga definito un “pittore di provincia”. Vieni dal Sannio, ma hai avuto una bella evoluzione…
«Sono nato a Santagata, ma da un po’ mi sono trasferito a Milano. Ho cominciato frequentando il liceo artistico di Benevento, poi ho studiato ceramica e porcellana a Capodimonte. Ho ricevuto anche un diploma di merito dall’Accademia di belle Arti di Roma.»
A cosa o chi ti sei ispirato inizialmente?
«Inizialmente mi sono ispirato a Cezanne, poi sono passato a Picasso. Amo molto il periodo Blu picassiano, perché nel blu si riassume un po’ tutto quello che ci circonda: il nostro universo, il nostro mondo. Da lì è partita l’idea di creare delle opere in blu.»

Cosa ti resta delle tue radici del sud?
«Tanto, perché per la mia terra vorrei fare tanto. Tanti anni fa sono stato prigioniero della società del Sud, se volevo realizzare mostre ed eventi le porte erano sempre chiuse. Al Nord questo non accade perché ho trovato un’amministrazione comunale aperta a questo tipo di eventi, spesso sono loro a chiamarmi per realizzare progetti artistici. Tuttavia, qui la cultura la portiamo noi del Sud.»
Quindi credi che da noi sia ancora radicata la cultura delle sagre, poco disposta al cambiamento e alla promozione culturale e artistica?
«È l’arte che porta il turismo di qualità, bisognerebbe creare più musei, più strutture. La nostra terra è ricca di storia rispetto al resto d’Europa, ma il Sannio è un territorio molto chiuso mentalmente, e questo mi fa male. Cerco con la mia arte di valorizzare tutto questo, anche perché non è giusto andare sempre al Nord per essere valorizzati. La loro forza si trova nel conoscere gli artisti, capire effettivamente il loro valore e portarli in alto per generare amore verso l’arte e il turismo. Sanno vedere lontano. Al sud purtroppo ci sono ancora favoritismi, le amministrazioni frenano, il pensiero è ancora troppo distaccato dall’arte.»
Oggi senti che il tuo sogno artistico sta avendo un percorso soddisfacente? I tuoi progetti futuri?
«I miei progetti futuri si riassumono nella realizzazione di due musei a livello nazionale, progetti di cui sono molto orgoglioso perché frutto di grandi sacrifici, ma per il momento preferisco non anticipare nulla. A Milano ho fondato l’Accademia delle Arti dove seguo l’ideale di insegnare ai giovani artisti, di lasciare agli altri la mia arte e non di portarmela nella tomba. Sarebbe bello poterla realizzare qui, nella mia terra.»

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