Un principio etico è il senso di responsabilità a cui ogni cittadino dovrebbe richiamarsi.

Purtroppo, specie nel nostro “bel paese”,  questo riferimento viene eluso o meglio “tradito” per quel gioco di potere e di consenso da cui la classe politica non riesce a sottrarsi.

Trattasi di un vincolo opportunistico che si richiama ad un assioma di scuola latina  che così recita: “Cicero pro domo sua”. La nostra sciagura è quella di affidarci ancora e credere ad una pattuglia di politici incollati alle sedie nel torpore vellutato del loro affarismo.

È tale lo sconforto nel vederli nei salotti televisivi venderci fumo e chiacchiere, mentre le stagioni politiche per noi passano lasciandoci in uno stato di degrado socio-economico e nel disarmo totale. Il paese sta crollando sotto i colpi micidiali di due tematiche:quelle ambientali e quelle economiche.

Due segmenti della sfera umana che sono complementari e legati a tutto tondo al dinamismo socio-politico. Un aspetto trascurato e che incide in modo negativo sulla crescita economica collettiva è il territorio con tutte le sue bellezze che tanto ancora dà al nostro paese in termini di turismo ambientale e culturale.

Ma tanto non daranno, se lasciati senza tutela di fronte ad eventi che sono definiti  naturali.

L’aspetto più desolante è che il degrado ambientale ed architettonico è sotto gli occhi di tutti. Basta leggere  le pagine dei quotidiani nazionali  o fare scorrere le testate televisive con le loro inchieste giornalistiche per avere la consapevolezza che l’incuria ed il pressappochismo umano sono e continuano ad esserne responsabili.

Spaccati territoriali, nonostante il grido di dolore di intere collettività, scivolano a valle.

È la natura, ferita, lacerata, violentata nella sua essenziale integrità  vitale a riprendersi il proprio spazio, la propria naturale evoluzione quando strutture e cose  improprie impediscono la corsa delle acque piovane verso valle.

Spesso assistiamo a disastri per  fenomeni naturali passati per eccezionali stravolgimenti climatici, come se questi ultimi avessero un moto di ribellione al violento dominio dell’uomo. Così non è.

La iattura di tali panorami di scempio mortale è dovuta,  sia alla cementificazione selvaggia per una atavica avidità e frenesia speculativa dell’essere umano, sia alle tante cattedrali nel deserto (opere pubbliche complete e non) che non solo deturpano lo scenario ambientale, ma sono uno spreco colpevole  di danaro di noi contribuenti.

Di chi la responsabilità? Della politica o del cittadino comune?

Gli interrogativi impongono una risposta alla quale non mi sottraggo. La mia considerazione è che  la medaglia del degrado socio- ambientale vada assegnata alle due sfere umane,  visto che si incrociano e si coniugano in un insieme di interessi e di opportunità.  

La società delega e la politica propone e promulga spesso in quella logica del “do ut des” che declina il consenso nell’orbita di quel relativismo  etico-politico da sempre imperante. Appare ovvio che i necrologi siano sempre più numerosi e le tragedie umane una storia infausta annunciata.

La provata incapacità di gestione dell’ambiente e del territorio è legata alla disattenzione  di intere classi sociali alle tante discussioni e congressi vari sul loro stato di salute e del danno che la loro evoluzione può nel tempo causare alle future generazioni.

L’abbassamento della temperatura del globo , lo scioglimento dei ghiacciai con conseguente innalzamento  del livello marino,l’effetto serra sembrano scomparsi dall’agenda politica non solo nazionale. Eppure restano una priorità per la tutela della vita e della sua stessa qualità.

Sgomenta ricordare che se ne ritorna a parlare solo dopo tragici accadimenti  emarginando un principio ineludibile: ”meglio prevenire gli eventi che inseguirli”.

Le strutture pubbliche appaiono non solo distratti ma alquanto “intolleranti”,quando si fa vivo l’interesse  di chi vive a stretto contatto con elementi pericolosi per l’incolumità della collettività nell’oggi e nel futuro per la loro progenie.

Lo dimostra  il senso civico di alcuni movimenti che ha portato all’attenzione pubblica il dramma esistenziale di un’ area casertana, già agli onori della cronaca delinquenziale per episodi  di camorra, per grave inquinamento ambientale che la disonestà di tanti per gli incendi appiccati ai rifiuti e la inefficienza della politica hanno consentito di definirla in maniera nefasta: “Terra dei fuochi”.

Purtroppo anni di denunce non hanno sortito alcun effetto, tanto che ancora continuano a verificarsi sconcertanti  episodi di inciviltà in una cornice di presenzialismo e varie passerelle politiche che hanno lasciato e lasciano l’intera regione nell’incancrenirsi dello” status quo” e nella perdita della credibilità delle istituzioni.

Si può ancora vivere così? Si  può ancora credere nella società civile quando una parte della stessa  volge lo sguardo altrove?

Ombre politiche e sociali si addensano all’orizzonte per scaricare sul territorio il loro carico di veleni e di nequizie umane. Dall’ambiente al patrimonio artistico-architettonico un filo sottile e fragile si tende e li tiene in un destino incerto, precario per la stessa visione nichilista dell’amministrazione pubblica.

È lo stesso degrado che si registra per la penuria di mezzi economici, a dire delle istituzioni, per il recupero e la conservazione di quell’habitus culturale che appartiene alla nostra storia ed alla nostra civiltà. Ad  un mio convincimento: ”crescita culturale equivale a crescita economica” resto fedele. Il patrimonio vastissimo di arti e siti archeologici che il passato ci ha tramandato, si va deteriorando e depauperando tenendo fede ad una  insana logica che si esplicita in quella formula, lasciata al pubblico ludibrio,di memoria politica recente: “ con la cultura non si mangia”. Stupida l’espressione nello stupore degli astanti e della nostra storia.   

Quale percorso da intraprendere?

Il ritorno alle origini, alle radici storico-culturali del nostro paese: capitalizzare la grande capacità che è nella cultura del nostro popolo, la maestria e la grande forza lavoro,la disponibilità al sacrificio; incrementare, attivare i percorsi culturali per animare le coscienze di sani valori, suscitare l’interesse sui beni  culturali ed artistici per dare vitalità al fabbisogno economico del paese.   

Non va dimenticato che se non siamo alla pari con le grandi potenze industriali, possiamo ben dire di superarle in quanto a bellezze archeologiche ed artistiche. Non staccarci dal treno del nostro passato è una ineludibile priorità, visto che è stato e può continuare ad essere un viatico di speranze e di nuove occasioni di sviluppo e di lavoro.

del Dott. Raffaele Villani

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