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Il Piccolo Principe e la natura: storia di un capolavoro

Redazione Informare 09/04/2023
Updated 2023/04/08 at 8:56 PM
5 Minuti per la lettura

È il 6 aprile 1943 quando, negli Stati Uniti, Antoine de Saint-Exupéry pubblica in inglese “Il Piccolo Principe”, a New York, presso Reynal e Hitchcock, un capolavoro della letteratura per ragazzi che lo ha reso immortale.

Il libro, com’è noto, racconta la storia di un piccolo principe biondo e riccioluto che, viaggiando nell’universo, finisce sul pianeta Terra, dove incontra piante, animali, uomini. Ebbene, a tanti anni di distanza il Piccolo Principe continua ad affascinare bambini ed adulti e manifesta ancora la sua attualità. Molteplici sono anche i riferimenti alla natura ed al rapporto tra l’uomo e la natura, frutto delle esperienze di vita e del pensiero dell’autore.

Antoine de Saint-Exupéry e il fennec

Antoine de Saint-Exupéry, da bambino, passeggiando lungo i viottoli di campagna, fa attenzione a non calpestare i bruchi, porta al guinzaglio una tartaruga, si arrampica sugli alberi, tenta di addomesticare una tortorella. Negli anni della maturità, quando lavora come pilota nel deserto, dà da mangiare agli animali che incontra, tra i quali un fennec, una volpe del deserto dalle grandi orecchie, che egli tenta perfino di addomesticare.

Proprio la volpe è uno degli animali che il piccolo principe incontra nel deserto, e con il quale si instaura un rapporto particolare, tanto che essa dice: «se tu mi addomestichi, avremo bisogno l’uno dell’altra, e tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo». Ebbene, la domesticazione degli animali è un punto di svolta importante nella storia dell’umanità e nell’equilibrio del nostro ecosistema, mentre il rapporto che si crea tra gli uomini e gli animali addomesticati assume connotati talvolta incredibilmente stretti ed affettuosi.

Un principe che lotta con la natura

Il piccolo principe proviene da un pianeta piccolissimo, per la precisione l’asteroide B 612, sul quale si trovano tre vulcani ed una rosa, un pianeta in precario equilibrio, però, proprio come il nostro. Infatti, il piccolo principe presta attenzione all’assetto del territorio, perché pulisce i tre vulcani tutte le settimane, anche quello spento. Il vero pericolo è invece rappresentato dai baobab che, non appena spuntano, devono essere estirpati dal piccolo principe, onde evitare che, crescendo, questi grandi alberi stritolino il piccolo asteroide con le loro radici.

La lotta del piccolo principe con la natura è costante, ma mai irrispettosa. Il piccolo principe lavora sodo per custodire un capolavoro della natura, una rosa. Egli la pone sotto una campana di vetro, la ripara dal vento, la protegge dai bruchi, la innaffia, compie tante piccole azioni che milioni di cittadini fanno sui loro balconi e milioni di agricoltori nei loro campi. Eppure «si devono pur sopportare dei bruchi se si vogliono vedere le farfalle… Dicono siano così belle!».

L’arrivo sulla Terra

Dopo avere viaggiato nell’universo e visitato vari pianeti, il piccolo principe giunge sulla Terra: è qui che incontra la volpe, incontra delle rose, incontra soprattutto un uomo, un aviatore con il suo velivolo in panne nel deserto. Il deserto, il luogo che sembra essere quello più inospitale sul nostro pianeta, è in realtà un luogo pieno di vita, un luogo frequentato da uomini ed animali, un luogo che custodisce da qualche parte un elemento essenziale per la vita dell’uomo e la vita stessa sulla Terra: l’acqua.

«Ciò che fa bello il deserto», dice il piccolo principe, «è che da qualche parte nasconde un pozzo». Quell’acqua che è il bene più prezioso nel deserto, quell’acqua che il mondo continua a sprecare incautamente, quell’acqua per la quale si fanno sempre più spesso delle guerre. Una volta lasciatolo, Saint-Exupéry rimpiange la purezza del deserto, soprattutto paragonandolo alla crisi della civiltà europea che porta alla II Guerra Mondiale.

Alla fine della storia, com’è noto, il piccolo principe muore, morso da un serpente, cadendo «lentamente, come cade un albero», ritornando alla terra dalla quale siamo generati. Ecco, è questa la natura nella quale è immerso il piccolo principe, quella natura nella quale è profondamente immerso Saint-Exupéry, tanto da scrivere altrove: «le montagne, i temporali, le sabbie, ecco i miei familiari».

di Fabio Di Nunno

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