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Il nuovo Piano industriale di Castel Volturno è uno scandalo

Antonio Casaccio 05/07/2023
Updated 2025/12/08 at 1:41 PM
14 Minuti per la lettura

IL PIANO INDUSTRIALE: COS’È

Il Piano industriale è un progetto strategico finalizzato all’affidamento del servizio di spazzamento, raccolta e conferimento dei rifiuti solidi urbani della pubblica amministrazione ad un’azienda affidataria, per la durata di cinque anni. Si tratta, quindi, di un appalto che nel caso del comune di Castel Volturno ha un costo complessivo di 25 milioni di euro in cinque anni. Il piano è uno strumento tecnico ed estremamente preciso, costruito su misura a seconda del territorio di riferimento, dato che la gestione dei rifiuti diventa sempre più centrale per i comuni.

L’ANTEFATTO NEL SETTORE RIFIUTI

Abbiamo usato scandalo prima di tutto proprio nella sua accezione più antica, cioè quella proveniente dal greco che significa: ostacolo, inciampo, insidia. Tutto ciò è sicuramente contenuto nell’iter che porta al recente Piano Industriale di Castel Volturno. Ostacoli pregressi, ma anche maturati recentemente a causa di negligenza, imperizia e incompetenza. Non ci si può esimere da un dato oggettivo: l’amministrazione guidata da Luigi Petrella ha gestito il settore rifiuti in modo fallimentare e a dir poco “opaco”.

Provoca scandalo, nel senso di turbamento delle coscienze, lo spreco di due milioni di euro di attrezzature e automezzi dati dalla Regione Campania e che oggi sono ancora abbandonati nel campo sportivo del comune. Provocano scandalo, le condizioni igienico sanitarie pessime in cui versa il cantiere, che ha spinto i dipendenti comunali a indire scioperi e denunce alle autorità competenti. Provoca scandalo, la continua omissione dei dati della raccolta differenziata, e report mensili e annuali che continuano a mancare tanto sui siti istituzionali quanto su quelli degli appaltatori che, pur pagati profumatamente e senza alcun controllo esecutivo, sono stati e vengono foraggiati con continue e periodiche proroghe.

Fallimento dopo fallimento, l’amministrazione e l’assessore competente Pasquale Marrandino non hanno mai portato avanti alcuna ingiunzione o penale contrattuale nei confronti dell’azienda affidataria (Isvec Srl), nonostante lo sfacelo delle discariche a cielo aperto e i roghi che si innescano sui rifiuti abbandonati. Gli scarsi risultati sono mascherati da dati striminziti pubblicati solo dopo pressanti sollecitazioni da parte nostra e per i soli mesi che vanno da novembre 2022 a marzo 2023. Parliamo di dati che confermano il fallimento della gestione Marrandino e la % RD dichiarata ferma al vergognoso palo del 32% – 35%! Da contratto l’azienda affidataria doveva raggiungere il 65% con una penale fatta da addebiti per la differenza non raggiunta, parliamo di centinaia di migliaia di euro: un altro regalo tra gli altri ai privati “intoccabili” scelti sotto l’era Marrandino? I dati antecedenti a Novembre 2022 non sono mai stati pubblicati, lasciando scoperto l’intero anno che va dal 2021 al 2022, si tratta di un’omissione allucinante.

LA NASCITA DEL PIANO

Tutto questo non bastava, la Giunta comunale ha “regalato” alla città pure un nuovo Piano industriale da 25 milioni di euro per cinque anni, che definire pessimo è un eufemismo. Questo costo si riferisce unicamente al servizio di raccolta, oltre ad altri 25 milioni (siamo a 50) per lo smaltimento di circa 20.000 tonnellate all’anno prodotte in media dai residenti di Castel Volturno. Inoltre, quando non si raggiunge la percentuale di differenziata stabilita (65%) si hanno costi annui in più (tra penali e costi maggiorati) che arrivano alla cifra di 2 milioni di euro. Sommando il costo del servizio e quelli aggiuntivi, visti gli scarsissimi risultati della differenziata, arriviamo ad un servizio che costa 10 milioni all’anno ai cittadini di Castel Volturno. Con 10 milioni all’anno per il servizio RSU il territorio dovrebbe essere un brillante e invece i cittadini continuano a camminare tra discariche diffuse, sacchi non raccolti, rifiuti non differenziati, strade sporche e con l’arrivo delle estati immancabilmente, roghi anche indotti. Fatte queste precisazioni entriamo nel merito, ricordando che il Piano industriale è finalizzato all’affidamento del servizio di spazzamento, raccolta e conferimento dei rifiuti solidi urbani del comune di Castel Volturno ad un’azienda affidataria, per la durata di cinque anni.

Per fare chiarezza, partiamo dal principio. L’amministrazione Petrella incaricò inizialmente lo Studio Girardi, con a capo l’Ing. Francesco Girardi, il quale produsse un Piano industriale molto dettagliato. Il comune che reperì il professionista a seguito di manifesto pubblico e successiva richiesta di offerta economica a ribasso, pagò la metà (5mila euro) per il lavoro di pianificazione svolto, senza però mai renderlo esecutivo. In un’intervista al nostro giornale Girardi affermava: «Ho attestato la mia ampia disponibilità all’Amministrazione di proseguire il percorso esecutivo che fu stoppato all’atto del rimpasto di Giunta che ha sancito la nomina ad Assessore all’Ambiente dell’ex consigliere Marrandino. Da quel momento si sono interrotti i rapporti».

In pratica il comune di Castel Volturno ha incaricato un esperto, ha ricevuto la bozza del piano, l’ha pagato e l’ha gettato nel dimenticatoio. L’atteggiamento parsimonioso (ironicamente .ndr) continua quando incarica un nuovo tecnico, l’Ing. Mario Oscurato, per la redazione di un nuovo piano per un costo complessivo di 30mila euro affidato senza alcuna procedura competitiva e senza richiesta di offerta.

COPIA COPIASS’ IL PIANO NON SI PASS’

Il nuovo Piano industriale è stato approvato in Giunta e pubblicato sul sito del comune il 24 marzo 2023; peccato che l’affidamento prevedesse una consegna in 3 mesi del documento che però è datato novembre 2022: un leggero ritardo? Non tanto visto che ogni ritardo significano milioni di euro di canone di servizio che non si abbassa e che si concede alla ditta affidataria in proroga. Un ritardo tuttavia insignificante rispetto alle osservazioni che seguiranno: Basta, infatti, scaricare il pdf per notare le prime anomalie: il documento del Piano industriale di Castel Volturno è titolato “Comune di Melito – revisione Piano industriale per la gestione dei rifiuti”, il documento inerente la relazione generale invece è titolato “Comune di Arzano”.

Insomma: se si scopiazzasse bene almeno bisognerebbe cambiare il titolo. Basta googlare il titolo del Piano industriale di Castel Volturno (Comune di Melito.pdf) per avere come prima ricerca il Piano industriale della Città di San Gennaro Vesuviano, anch’esso titolato “Comune di Melito”. Evviva la coerenza!

Ma saremmo stati contenti se almeno Melito (16% di RD) e Arzano (36% di rd) comuni dove ha operato il professionista incaricato, fossero come i Comuni di Tivoli (80% di RD), Viareggio (70 % di RD) e Capannori (85 % di RD) Comuni in cui ha operato e opera ancora l’ing. Girardi.

I DETTAGLI ECLATANTI: OLTRE 400MILA EURO ALL’ANNO PER COMPRARE SACCHETTI

Il Piano industriale approvato ha una serie di omissioni lampanti soprattutto su periodi e aree di estremo interesse per Castel Volturno. Non vi è alcuna analisi sulla produzione dei rifiuti in estate, un approfondimento necessario per un comune che nel periodo estivo raddoppia, se non triplica, le presenze. Il documento dovrebbe prevedere le modalità, la frequenza e i mezzi con cui si attua lo spazzamento, eppure non vi è niente di tutto ciò, compreso i km di strade da pulire né la frequenza giornaliera/settimanale/mensile.

Nel Piano non vi è alcuna strategia per la popolazione extracomunitaria che insiste sul territorio, il che ci dà la dimensione di uno studio approssimativo sulle peculiarità del comune di riferimento. Eppure, il Piano afferma che vi sono 45.000 abitanti e che, contando le seconde case, vi sono 24.800 utenze di cui si occuperanno 73 operatori fissi tutto l’anno; parliamo di lavoratori che quindi per 10 mesi l’anno raccoglieranno l’immondizia invisibile delle case inabitate. Molto più realistico pensare che in quei 45.000 abitanti citati il tecnico abbia fatto rientrare gli extracomunitari presenti.

Evidenziamo i costi che sono certamente anomali. Il Piano prevede 360.000 euro + iva all’anno per l’acquisto di sacchetti; in cinque anni parliamo di una cifra che supera i 2 milioni di euro e che a conti fatti risulta del tutto eccessiva per un Comune con 24.000 abitanti, oltre che una bomba a orologeria per danni erariali in un Comune che non è solito brillare per trasparenza nella gestione degli appalti pubblici. A riprova di ciò è che ad oggi non risulta mai stata espletata alcuna gara a ribasso anche per l’acquisto di sacchi per la differenziata. Resta la domanda più assillante per restare solo sull’aspetto dei sacchetti: con una spesa di oltre 420mila euro all’anno di sacchetti restano davvero poche le cose da dire, se non la consapevolezza che tutto poteva essere gestito meglio ed economicamente.

La spesa è quantificata a pag. 122 solo sul numero di buste da dare: praticamente ogni famiglia dovrà usare 3 buste per l’umido a settimana, senza conoscere quanti rifiuti si devono raccogliere con queste buste in inverno e in estate e senza sapere se un solo sacchetto può bastare. Basta fare un semplice calcolo: 3 sacchetti di umido a settimana sono circa 20 lt e circa 3 kg a settimana per famiglia. Se contiamo che una famiglia di quattro persone fa 2 kg al giorno di organico, comprendiamo uno dei tanti par dossali errori dei calcoli fatti nel Piano. Non ci dilunghiamo poi sul paragrafetto relativo al piano per lo spazzamento in cui nulla è chiaro, dal numero delle spazzatrici da impiegare effettivamente, al consumo di carburante considerato né alcun accenno sui km di strade da spazzare e il nome delle stesse. Non c’è niente.

IL PIANO È CARENTE

Oltre quanto descritto manca un dettaglio sui costi della sicurezza fissati per 100mila euro, ma non quantificati in dettaglio come previsto dalla legge. Inoltre, le spese generali fissate all’8% e l’utile di impresa fissato al 7% sono fuori dai limiti raccomandati dalla legge che vogliono le spese generali non meno del 13% (fino al 17% secondo le avvertenze generali del Prezzario Regione Campania Anno 2023) e l’utile di impresa base di gara al 10%. L’elaborazione del Piano lascia davvero a desiderare e la poca specificità lascia ampi margini operativi all’impresa, alla quale si dà un’autonomia rischiosa oltre che esagerata e incompatibile con ogni possibilità di legittima pubblicazione di un bando di gara regolare. Le lacune del Piano industriale, di cui abbiamo evidenziato solo pochissimi aspetti, sono notevoli e i rischi di mancanza di servizi per i cittadini, soprattutto nei mesi estivi, sono praticamente certi.

Mettiamo a disposizione le nostre osservazioni critiche e ogni altro approfondimento di natura tecnico/burocratica a tutte le istituzioni e forze dell’ordine preposte onde provare ad arginare una deriva che porta anche quest’anno, i rischi e i danni igienico-sanitari con l’approssimarsi della stagione estiva nonché i risvolti dannosi per l’economia locale, dei cittadini ed erariale dell’Ente Comunale precedente.

NOTA DI AGGIORNAMENTO DALLA CORTE DEI CONTI

Come nostro solito davanti ad una denuncia contenente gli elementi per un danno erariale ai danni del comune, abbiamo inviato una documentazione completa al Ministero dell’Interno, al Comando Provinciale di Carabinieri e Finanza, al Prefetto, alla Procura competente e alla Corte dei Conti.

Proprio la Segreteria del Procuratore Generale della Corte dei Conti ci fa sapere che è stata trasmessa tutta la documentazione e sono in corso le opportune valutazioni di competenza.

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