Gli Etruschi al MANN tornano per restare

Raccogliere pezzi della nostra storia, ma anche della nostra cultura, è importante per capire le nostre origini e non solo, ma anche capire quale sia la nostra ricchezza.

È da tempo risaputo che la Campania è un territorio composito, che ha visto succedersi domini delle più grandi civiltà: quella greca, romana; ma sapevate che la nostra Campania Felix ha ospitato anche una delle più criptiche e misteriose civiltà del mondo? Ebbene si, è stata terra dominata dagli Etruschi.

Chiaro l’intento dell ’esposizione “Gli Etruschi e il MANN”, a cura di Paolo Giulierini e Valentino Nizzo, con seicento reperti presentati al pubblico: almeno duecento opere, dopo un’attenta campagna di studio, documentazione e restauro, sono visibili per la prima volta in occasione dell’exhibit. Vi sono, tra i reperti,  prestiti eccezionali come quello della ricchissima tomba Bernardini di Palestrina messa a disposizione dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e per la prima volta accostata al fasto dei “principi” della Campania.

L’esposizione abbraccia un arco temporale di circa sei secoli (X- IV sec. a.C.) e ci fa comprendere la potenza di questo popolo che si è trovato a dominare le due più fertili pianure d’Italia: la Pianura Padana e  quella Campana.

Lo storico greco Polibio ricordava già nel II secolo a.C:  “Questa Pianura era anticamente abitata dagli Etruschi, che occupavano pure i così detti Campi Flegrei, intorno a Capua e a Nola. […] chi vuol conoscere la storia della potenza degli etruschi non deve riferirsi al territorio che essi possiedono al presente, ma alle pianure sopra ricordate e alle rendite che se ne ricavano”.

Le necropoli di Carinaro e Gricignano d’Aversa, Capua, analogamente a quelle di Sala Consilina e Pontecagnano, sono tutte localizzate in aree di passaggio verso il Tirreno (le Valli del Volturno, del Clanis, del Sarno, del Picentino, del Sele e del Tanagro): i siti testimoniano come l’interazione con gli Etruschi abbia avuto, ab origine, una valenza economica, commerciale e culturale.

La storia della scoperta della Campania etrusca si configura, quindi, come uno dei capitoli più avvincenti della ricerca archeologica in Italia e nel Mediterraneo. Da sempre la Campania è stata oggetto di scavi archeologici e ha riportato alla luce bellezze e reperti di valore inestimabile.

In questo caso basta pensare alla Tabula Capuana (nota anche come Tegola di Capua): risalente alla prima metà del V secolo a.C., contiene il più lungo testo conosciuto scritto in lingua etrusca dopo quello della Mummia di Zagabria. Scoperta nel 1898 sotto il suolo di Santa Maria Capua Vetere, l’antica Capua, oggi è conservata presso l’Altes Museum di Berlino.

 “Gli Etruschi al MANN tornano per restare. Non solo con una mostra raffinata edall’altissimo rigore scientifico, ma con l’annuncio dell’allestimento permanente che restituirà alla fruizione del pubblico un altro fondamentale pezzo della storia del nostro Museo, ‘casa’ dei tesori di Pompei ed Ercolano, così come custode di eredità molto più antiche. Museo della capitale di un Regno, l’Archeologico di Napoli vanta, infatti, collezioni sterminate derivate sia da scavi che da acquisizioni come, ad esempio, quella del bronzetto dell’Elba, reperto più antico ritrovato sull’isola toscana. Ma, soprattutto, nei nostri depositi c’è la testimonianza di una Campania centrale nel Mediterraneo e da sempre coacervo di popoli: Greci, Etruschi e Italici, a conferma che la ricchezza della cultura del Meridione sta nella diversità e nella contaminazione. Per comprendere in pieno gli Etruschi, oggi bisogna quindi volgersi anche al Sud e al patrimonio del MANN, dove duecento pezzi, praticamente inediti, splendono di nuova luce grazie allo straordinario lavoro del Laboratorio di Restauro del Museo. Un traguardo che mi riempie, come etruscologo, di personale soddisfazione, e che è occasione per ricordare la figura del celebre archeologo Marcello Venuti, nel 1727 fondatore dell’Accademia Etrusca e, poi, tra gli scopritori di Ercolano”, dichiara il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini.

La mostra  restituisce sia testimonianze lasciate dagli Etruschi in Campania, sia di come vi sia stata una sorta di ossessione dei confronti di questa civiltà, che ha spinto , sin dal tardo Rinascimento,  generazioni di intellettuali a sviluppare nuovi metodi di indagine e a collezionare oggetti legati potenza etrusca.

di Flavia Trombetta

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