Giulio Cesare: la ricchezza di un uomo immortale

Redazione Informare 17/02/2025
Updated 2025/02/17 at 11:48 PM
6 Minuti per la lettura

Giulio Cesare, l’opera di Georg Fridrich Handal, è andata in scena il 31 gennaio e il 2 febbraio al Teatro Municipale di Piacenza. Lo spettacolo è presentato in una vasta coproduzione che vede coinvolti i teatri di Ravenna, Modena, Piacenza, Reggio Emilia, Lucca, Bolzano e Trento.

Handal scrisse Giulio Cesare a Londra nel 1724. La rappresentazione ebbe un immediato successo internazionale. Fu messa in scena anche ad Amburgo, Brunswick e a Parigi negli anni seguenti. Per due secoli, poi, questo lavoro fu dimenticato: torno in piena luce solo grazie alla nuova fioritura della musica barocca e, successivamente, conobbe ancora l’oblio.

Negli anni Sessanta del XXI secolo, tra fortune alterne, il Giulio Cesare di Handel ebbe una notevole rinascita e ancora oggi è un’opera apprezzata a livello internazionale.

La direzione musicale dello spettacolo di Chiara Muti è affidata all’Accademia Bizantina e a Ottavio Dantone.

La regia si è caratterizzata per la ricchezza espressiva e i diversi accenti contemporanei. Nonostante la drammaticità di quanto rappresentato non sono mancati in scena duetti ironici che hanno aiutato a stemperare la severità della rappresentazione.

Il Cesare che viene raffigurato in scena è un uomo fiero, immortale, simile per alcuni versi al condottiero che è ritratto nella statua collocata ai fori imperiali a Roma (statua nella cui fusione Vincenzo Gemito perse la vita), ma è anche un uomo giovane, non ancora corrotto dalla politica, fragile e mortale. Una persona che, come ci ricorda la regista: «Come noi tutti, ebbe in dote un tempo per lasciare una traccia indelebile del suo passaggio sulla terra».

Molti sono stati gli autori che si sono confrontati con il grande Giulio Cesare: a Napoli, nel 2016 è andato in scena il Giulio Cesare di Shakespeare ad opera di Àlex Rigola.

William Shakespeare scrisse Giulio Cesare nel 1599, ispirandosi in parte a fatti storici e alla traduzione di Sir Thomas North delle Vite dei nobili greci e romani di Plutarco.

Il teatro ci offre un dialogo attraverso lo spazio e il tempo. Attraverso i secoli; l’attenzione per la musica di Handal cancella la staticità dell’azione. Arricchisce di senso le sensazioni e i caratteri: «Scavando nella materia umana, e svelandone la complessità di contrasti, ci offre momenti di tale tensione emotiva da farci dire che raggiunse, con la musica, le vette che Shakespeare toccò con la parola».

Le scelte stilistiche della Muti avvalorano l’attenzione dell’autore per la melodia, che ha un compito profondamente evocativo.

La scena si apre su uno spazio metafisico ricco, prezioso. Le tinte ricordano gli ori egiziani e le maschere dei faraoni.

Nel centro della scena per gran parte della rappresentazione ci sono delle rovine che ricordano vagamente il sito di Stonehenge, il cui nome significherebbe “pietre sospese”. Le tre Parche, fautrici del fato, divinità romane campeggiano al centro della scena attirando a «Se i corpi, animandoli, come in una nascita, d’un desiderio d’esistenza. Clòto, la filatrice della vita, Làchesi, la fissatrice della sorte e Àtropo, l’irremovibile fatalità della morte, dimorano nell’Ade indifferenti alle sorti dell’uomo, ne filano il destino. Le Parche alzano alta, in cielo, la corona d’alloro: chi riuscirà ad accaparrarsela sarà padrone del suo destino. Ma solo a uno è dato di sostenerne il peso. Cesare primeggia e si incorona imperatore. Le Parche riconoscono in lui l’uomo che lascerà un’orma. Cleopatra senza Cesare non è più Cleopatra… e come lei Cornelia, Tolomeo e Sesto, Achilla, Curio e Nireno: altro non sono, per la storia, che emanazioni di luce riflessa… La trama è semplice. Si narrano le vicende, storicamente accertate, di Cesare giunto in Egitto nel 48 a.C. all’inseguimento del rivale Pompeo, fuggito dopo la battaglia di Farsalo alla ricerca di aiuti». Al suo arrivo, Cesare si ritrova coinvolto in un’altra lotta per il potere, quella che contrappone Tolomeo XIII alla sorella Cleopatra.

Cesare, colpito da una freccia di Eros si innamora di Cleopatra, poco più che ventenne, scaltra e sensuale. Cesare diventa suo difensore e dopo vari complotti, vicissitudini, detronizza Tolomeo (che nell’opera è ucciso da Sesto) incoronando Cleopatra regina d’Egitto.

Afferma la regista: «Le vicende e i personaggi sono storia vera con qualche libertà (tra le più evidenti: Cornelia è matrigna e non madre di Sesto, il quale non uccise Tolomeo che invece morirà in battaglia annegato nel Nilo, e Achilla morrà tradito dalla sorella minore di Cleopatra, Arsinoè IV)».

In scena vengono date forti chiavi di lettura per cogliere il futuro e la morte tragica di Cesare e Cleopatra. Cesare viene pugnalato a tradimento, in Senato, sotto la statua di Pompeo, e Cleopatra viene morsa da un serpente.

Non ci resta che chiederci come può un uomo, nonostante la morte. essere rappresentato, raccontato nei secoli, diventare immortale? Perché un personaggio come Giulio Cesare suscita ancora l’interesse del pubblico?

Cesare sopravvive a se stesso non solo perché è un personaggio dal noto ingegno e dalla riconosciuta capacità politica, ma anche perché un uomo che ha amato. Che ha vissuto pienamente, con passione, affrontando le difficoltà e i rischi proposti dal fato.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *