Giugliano: un cinema dopo 45 anni?

Piercarmine Cecere 22/12/2025
Updated 2025/12/22 at 9:10 PM
10 Minuti per la lettura

La valorizzazione del patrimonio culturale a Giugliano è stata raramente una priorità per le amministrazioni succedutesi nel tempo ma adesso, almeno formalmente, si può intuire la volontà di cambiare rotta e rompere finalmente con il passato. Nel mese di agosto di quest’anno, il neoeletto sindaco Diego D’Alterio ha nominato la Giunta Comunale, distribuendo ai diversi assessori le rispettive deleghe. Tra queste figura anche quella alla Cultura, che dal 1993, anno della riforma della legge elettorale, era sempre rimasta in capo al primo cittadino. Il sentore di novità passa specialmente da quelli che sono tutt’altro che dettagli. Avere nella casa comunale un assessore che lavora attivamente allo sviluppo socioculturale della città è un fatto che raramente si è verificato nella città di Giambattista Basile.

L’assenza di luoghi destinati alla cultura

L’assenza di luoghi al coperto destinati alla promozione culturale resta ancora il grande limite della città, come denuncia da anni il professore, giornalista e storico locale per il settore patrimonio archeologico, Emmanuele Coppola: «Abbiamo cominciato a lamentare l’assenza di un teatro vero a partire dall’inizio degli anni‘80, mentre vedevamo che venivano costruiti lo stadio da 10 mila posti a sedere, due o tre palazzetti dello sport e piscine. Tutte strutture sociali utilissime per la città, ma per la cultura non si è costruito niente».

Coppola ricorda, oltre alla necessità di avere un teatro, che a Giugliano manca anche una vera sala cinematografica, e non si può certo considerare sufficiente il piccolo teatro del I Circolo Didattico in piazza Gramsci oramai in disuso. La città, infatti, è priva di un cinema da ben 45 anni, precisamente dal terremoto dell’Irpinia del 1980, quando il cinema Smeraldo di via Palumbo venne abbandonato definitivamente. Senza strutture adeguate diventa difficile far nascere compagnie teatrali e associazioni culturali, che in passato hanno rappresentato il principale e spesso unico impulso culturale della città. Realtà che col tempo sono scomparse e non sono mai state rimpiazzate, proprio perché private degli spazi necessari per potersi esprimere e sviluppare.

Buone speranze

Si è giunti così alla nomina dell’assessore alla cultura, il dott. Marco Sepe, in un momento in cui oggi è nuovamente possibile immaginare una direzione inedita delle politiche culturali giuglianesi.

«Non si può programmare una rivoluzione socioculturale della città di Giugliano programmando solamente gli eventi durante le festività. Perché dall’inizio degli anni ‘80 non si è fatto quasi niente a Giugliano? Perché non si è mai progettato a lungo termine – spiega Coppola – La cultura si deve sposare con la politica, o meglio, la politica si deve sposare con la cultura, e dove non c’è cultura non c’è assolutamente progresso sociale e politico. Ho fiducia in questa amministrazione e in questo assessore, perché sono gli uomini che fanno la politica, non i partiti. Se si mette a capo di un’amministrazione o a capo di un assessorato una persona che è portata, che ha la “malattia” della cultura, ecco che cercherà di coinvolgere altre persone, proporrà dei progetti, attuerà dei programmi»

L’intervista

Date queste premesse, abbiamo intervistato l’assessore Marco Sepe che, oltre alla delega alla Cultura, coordina un ampio ventaglio di competenze: dallo sport al tempo libero, dalla promozione delle attività sportive alla gestione delle strutture sportive e del patrimonio, fino al volontariato e all’associazionismo.

L’assessore alla cultura Marco Sepe

Assessore, quali difficoltà ha riscontrato da quando si è insediato?


«Siamo una città dotata di numerosi impianti e di un patrimonio immobiliare che richiedono interventi e spese cicliche, che devono essere costantemente finanziati e sostenuti: queste strutture, infatti, non si mantengono da sole. Per questo avremmo bisogno di fondi destinati alla progettazione preliminare. Quando lo Stato mette a disposizione dei finanziamenti, si parla sempre di “progettazioni esecutive”. Ma per arrivare a una progettazione esecutiva è necessario disporre già di un progetto, aver pagato i tecnici e aver investito risorse su ciò che si intende realizzare.

Senza questi fondi iniziali, diventa complicato avviare gli incarichi tecnici per poter partecipare ai bandi non appena vengono pubblicati. Proprio per questo abbiamo richiesto una legge speciale: abbiamo bisogno di tecnici, funzionari e personale amministrativo. È molto difficile gestire una città estesa e complessa come Giugliano, che è grande quanto Napoli e che ha un organico paragonabile a quello di un comune di 30mila abitanti. A fronte dei circa 1.080 dipendenti che dovremmo avere, oggi non arriviamo nemmeno a 200. Non avere il polso della situazione e non avere mezzi economici e personale significa vivere un grande disagio».

Considera il cinema un servizio culturale essenziale per un comune grande come Giugliano?

«Certamente. Due settimane fa siamo entrati per la prima volta con i tecnici all’interno del Cinema Mo-derno, proprio di fronte alla Casa Comunale. Abbiamo già finanziato l’acquisto delle attrezzature per un importo di 500 mila euro e, pur senza indicare una data precisa, posso dire che contiamo, entro un anno, di restituire a Giugliano un cinema dopo ben 40 anni. Non sarà una multisala, ma un cinema da circa 200 posti, utilizzabile all’occorrenza anche come auditorium.

Per me è stata una battaglia personale. Una delle prime delibere che ho firmato è stato proprio il finanziamento dell’allestimento del cinema. Ho voluto fortemente che quella sala restasse una sala cinematografica: sarebbe stato molto più semplice trasformarla nell’ennesimo auditorium, magari dotandola soltanto di sedute nuove e di un impianto audio basilare, per poi destinarla ai classici “eventi” politici o scolastici. Insieme all’assessore Guarino (con delega al PNRR, ndr), che ha seguito su mia indicazione l’atto di indirizzo, abbiamo invece scelto con decisione la strada più impegnativa ma più utile per la città. Inoltre, e siete i primi a saperlo pubblicamente, abbiamo acquistato un pianoforte da posizionare nella chiesa della Maddalena affinché quella sala diventi una sala aperta al pubblico, così da permettere alle persone che ci passano di entrare e di poter suonare o esercitarsi».

Ci sarà anche una sala destinata alle attività teatrali?

«Un’altra novità importante è che abbiamo approvato la delibera che ci consentirà di sostenere le spese per trasformare l’auditorium della biblioteca comunale in una vera e propria sala teatrale.L’intervento prevede l’acquisto di luci, microfoni, regia, quinte, sipario e di tutta l’attrezzatura necessaria. Mi auguro che riusciremo a completare i lavori prima di Natale, così da poter ospitare alcuni spettacoli già durante le festività, se i tempi ce lo permetteranno.

Perché è così importante attrezzare quella sala? Perché dovrà diventare il fulcro dell’offerta culturale che vogliamo garantire come amministrazione. In quello spazio spero che le associazioni del territorio possano tenere corsi di teatro emettere in scena rappresentazioni, sia amatoriali sia più strutturate. È evidente che una compagnia professionista avrebbe difficoltà a lavorare in una sala da 120 posti, ma per le piccole realtà locali questa sarà finalmente una sede dignitosa, dotata di bagni, camerini, luci e tutte le attrezzature necessarie».

È possibile mantenere alta l’attenzione sulla fascia costiera nonostante la mancanza di organico?

«Abbiamo la necessità di dare risposte anche su questo aspetto. La conformazione urbanistica dell’area e la quasi totalità dei fondi che sono privati non permettono la costruzione di un teatro. Abbiamo, però, una grande risorsa che sono gli scavi del parco archeologico di Liternum. Nel parco abbiamo previsto delle attività e degli eventi durante il periodo natalizio. Mi dispiace parlare esclusivamente di eventi perché, se avessimo qualcosa di strutturale in quella zona, potremmo inventarci una programmazione culturale ben più importante. Credo, inoltre, che proprio il parco di Liternum debba essere oggetto di interventi. Parchi di quel tipo devono essere in grado di offrire dei servizi, come il ristoro, a famiglie e visitatori»

Leggi anche: Giugliano: i nuovi progetti per il litorale finanziati dal PNRR

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *