Gilda Pantuliano: il fuoco dell’arte

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Visionaria e famelica, Gilda Pantuliano, in arte Fluida, è l’artista salernitana che si nutre d’ispirazione

L’estro creativo e un animo ambientalista l’hanno portata a vincere prestigiosi concorsi grazie a “Le orme sull’acqua”, collages digitali creati da scatti alle reti da pesca. Vincitrice del premio Iside 2019, del concorso Mare_Motus, ma anche del premio della critica ad “Arte Salerno 2018” e del premio del pubblico a “NowArt Salerno”. Mostre e riconoscimenti di prestigio in soli due anni di attività: ha esposto nel Carrousel del Louvre a Parigi e all’Esposizione Triennale delle Arti Visive a Roma 2021, per poi essere inserita nell’Atlante dell’Arte Contemporanea De Agostini 2020.

Come definirebbe l’impulso artistico?

«È un fuoco, se lo posso paragonare lo paragono ad un fuoco. Ho passato tutta la mia giovinezza, tutta la prima parte della vita lavorando ed occupandomi d’altro, ma c’era sempre quel desiderio molto forte fino a quando è diventato così preponderante da essere gigantesco. Non c’era più modo di contenerlo e ho detto basta. Ho fatto il salto nel vuoto, ho lasciato tutto ed eccomi qui a fare l’artista».

Quando ha iniziato a percepirsi artista?

«Penso sia una cosa innata, i miei genitori mi hanno fatto fare il classico percorso che si fa fare ai bimbi creativi. Mi sono diplomata al liceo artistico e ho poi intrapreso la facoltà di architettura che non ho completato ma, in maniera forte, mi sono sempre sentita artista. Di fatto, ho esordito nel 2018 ma ho sempre creato. Mi accontentavo di fruire delle mie creazioni da sola, poi mi sono resa conto che l’opera d’arte senza un riscontro è un soliloquio, è un monologo. Se non c’è qualcuno che si emoziona davanti a una creazione svanisce la magia dell’arte».

Come ha vissuto la pandemia e il lockdown?

«La cosa che mi è pesata di più è la mancanza di contatto con gli altri, sono una persona che vive di mille stimoli. L’arte ha bisogno di nutrimento, l’arte ha bisogno anche dell’arte. Quindi non vivere mostre, non poter nutrire il mio cervello e andare a teatro, non poter avere vita sociale, l’ho vissuta male».

Da cosa trae ispirazione?

«Per me l’ambiente è fonte inesauribile d’ispirazione ed ha sempre influenzato il mio processo creativo. La prima serie intitolata “Le orme sull’acqua” è stata realizzata grazie a foto scattate alle reti da pesca alla Marina della Corricella di Procida. Denuncia fenomeni come ghost fishing e overfishing ed era tutta proiettata all’esterno, adesso questa estroflessione non è possibile più farla a causa del Covid. Ho dovuto a quel punto reinventarmi, ho dovuto fare un’analisi di me stessa. Ho recuperato le pagine ancora leggibili di libri deteriorati da cui sto creando una seconda serie di lavori. Sono passata da un discorso molto complesso a un discorso materico, mi sono divertita a trovare quella dimensione bambina di ognuno di noi».

Il riciclo, l’utilizzo di materiale deteriorato e l’attenzione all’ambiente sono inconsci alla sua creatività?

«Fanno parte di me, la terra è la mia casa e per me rispettare la mia casa è fondamentale. Adesso è una moda essere ambientalisti. Con l’entrata in scena di Greta Thunberg, la società sembrava apprendere per la prima volta che c’era un problema ecologico. Io sono stata sempre attenta alla mia casa, non è una cosa che mi impongo. Per me è impossibile non prestare attenzione all’ambiente che abitiamo».

Il territorio come influisce sulla sua arte?

«Sono campana e fortemente connotata qui nel mio territorio. Sento il richiamo della terra, le nostre radici e le tradizioni sono il passato fondamentale per il futuro. Se dovessi scegliere un posto dell’anima sceglierei Procida, mi ha ispirato per la prima serie di opere con la sua tradizione marinara».

Si sente una visionaria?

«Sì, penso in grande e guardo avanti. In arte si parla infatti di avanguardia. La verità è che si guarda troppo indietro piuttosto che avanti. L’artista è qualcuno che vede prima degli altri ed ha una sensibilità diversa da quella degli altri, è uno che esprime qualcosa. È una spinta, una pulsione, l’atto creativo è qualcosa che non si può spiegare».

di Chiara Del Prete

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°214
FEBBRAIO 2021

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