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Un lungo curriculum professionale quello di Ferdinando Creta nella tutela, conservazione, valorizzazione e gestione del patrimonio storico-artistico dei beni culturali, e ancora nell’organizzazione, cura e l’allestimento di mostre ed eventi.

Classe 1953, sannita di origine, segretario amministrativo della Reggia di Caserta fino all’ottobre 2018 ed oggi direttore del Museo Archeologico del Sannio Caudino di Montesarchio e dell’Area Archeologica del Teatro Romano di Benevento.

Città, quest’ultima, che lo vede impegnato anche nelle vesti di direttore del Museo Arcos, che ospita rassegne di artisti provenienti da tutto il mondo.

Instancabile fautore della rappresentazione dell’arte in tutte le sue espressioni, dopo una vita intera dedicata ai beni culturali, la sua passione ed energia sono immutate.

Allora Creta, in che modo affronterà queste sue nuove “sfide” professionali?

«Secondo l’International Council of Museums: “Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo”.

La mia lunga esperienza mi fa cogliere, in questa definizione, che i tre principali compiti del museo sono la ricerca, la conservazione e la comunicazione, quest’ultima intesa soprattutto come vero e proprio marketing museale.

Ecco, io oggi mi sento pronto per quelle che lei giustamente definisce nuove “sfide”.

L’arte e la cultura di cui la Campania è ricchissima rappresentano il presente ed il futuro piuttosto che il passato, avvicinando l’enorme offerta culturale presente nel nostro territorio ad un pubblico che ho scoperto essere affamato di conoscere la nostra storia, troppo spesso ignorata».

Avrebbe da rimproverare qualcosa alle istituzioni per la disattenzione e il disinteresse verso i tesori presenti nella nostra regione?

«La gestione efficace dei finanziamenti, sia pubblici che privati, oltre a doversi orientare alla costante conservazione del patrimonio artistico, dovrebbe alimentare l’interesse di chi ne fruisce.

Sono da pochi mesi alla guida del Teatro Romano di Benevento e del Museo Archeologico del Sannio Caudino di Montesarchio, ma ho già organizzato diversi eventi come gli aperitivi in musica, il san Valentino in teatro e tantissimi già sono in calendario per i prossimi mesi.

Occorre fidelizzare il pubblico, dal mese di aprile al Teatro Romano di Benevento è attivo il biglietto annuale, una card al costo simbolico di 10 euro per consentire a tutti di vivere in ogni momento questo straordinario luogo di incontro anche solo per scambiare due chiacchiere, passeggiando in un sito che profuma di storia, con un fascino unico che restituisce benessere interiore.

Per farlo però, c’è bisogno di fare rete, di far nascere nuovi protocolli di intesa tra istituzioni locali e scolastiche, organi di informazione, associazioni, privati, e devo dire che nella provincia di Benevento ho già trovato un ottimo riscontro che mi fa ben sperare».

Lei è stato fino al mese di ottobre del 2018 segretario amministrativo della Reggia di Caserta, e quasi contemporaneamente a lei è andato via anche Mauro Felicori che ne era stato direttore per tre anni. Cosa ha lasciato in lei questa esperienza, sul piano professionale ed umano?

«Lavorare per molti anni nella Reggia di Caserta è stata un’esperienza entusiasmante: è un luogo spettacolare, unico al mondo, dove, pur ritenendo di conoscerla benissimo, sono sicuro che ci sia ancora tanto da scoprire, soprattutto per la vastità del territorio che la circonda.

Sul piano umano, invece, non le nascondo che, solo a parlarne, mi commuovo. Ho lasciato lì tanti validi colleghi e i traguardi conseguiti insieme a loro sono la parte più affascinante della mia lunga carriera professionale.

E poi io amo Caserta e la sua provincia, un territorio che difendo dal qualunquismo dilagante e che, sono sicuro, avrà il suo meritato riscatto.

Lavorare al fianco del direttore Felicori è stata un’esperienza straordinaria: un dirigente che considera il museo come un’azienda, instancabile nel lavoro e nel dare vita a originali iniziative di promozione, tali da far raddoppiare il numero dei visitatori della Reggia in tre anni».

Chi è oggi Ferdinando Creta?

«Un uomo affascinato dal passato e ancora entusiasmato dal futuro».

di Maurizio Flaminio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°192 – APRILE 2019

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