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Congresso Pd: perché Elly Schlein è la migliore scelta per il Sud

Donato Di Stasio 27/12/2022
Updated 2023/01/27 at 12:02 PM
7 Minuti per la lettura

A tre mesi dalle elezioni del 25 settembre e dalla conseguente sconfitta del centro-sinistra, si respira aria di cambiamenti in casa Pd. Le dichiarazioni post-voto di Enrico Letta sulla scelta di non proseguire il suo cammino nel partito da segretario nazionale, hanno scatenato sin da subito una caccia spietata al suo possibile successore. Mancano pochi giorni all’inizio del nuovo anno e, al momento, i bookmakers italiani scommettono soprattutto su due figure: Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna; ed Elly Schlein, ex vicegovernatrice della regione emiliana. Il posto del prossimo segretario del Nazareno sembra essere destinato ad uno di questi due candidati, ma forti sono anche le quotazioni di Paola De Micheli, già ex vicesegretaria del Pd nel periodo Zingaretti ed ex Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Tuttavia, l’ago della bilancia in vista del congresso Pd, che si dovrebbe tenere il prossimo 19 marzo e dal quale uscirà il successore di Letta, pende decisamente dalla parte dei primi due candidati.

Sia Bonaccini che Schlein, che hanno promesso un confronto leale fino a marzo, durante il quale ci saranno dibattiti e incontri, hanno ribadito più volte la necessità di ridurre le diseguaglianze economiche e sociali tra la popolazione e di dare più voce “al basso”, ovvero all’elettorato. Una cosa però è certa: sull’autonomia differenziata, tema caro all’attuale governo di centro-destra, le posizioni di entrambi non sono così tanto simili.

Che cos’è l’autonomia differenziata e cosa potrebbe comportare

Con l’autonomia differenziata lo Stato italiano potrà riconoscere alcune funzioni e poteri specifici alle regioni a statuto ordinario. L’idea nasce tra il 2016 e il 2017 e fu proposta principalmente da Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, alle quali se ne sono aggiunte altre negli anni successivi. Alla potestà legislativa concessa alle regioni è connesso il trasferimento delle risorse finanziarie, ed è questo l’aspetto più interessante da osservare con una lente di ingrandimento. Presupposto per l’autonomia differenziata sono i cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), delle soglie minime di qualità dei servizi su cui ogni cittadino deve poter contare in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. I Lep hanno la funzione di rimuovere gli squilibri sociali ed economici e di fornire indicazioni che Regioni e Comuni devono seguire nella redazione dei loro bilanci e nello svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Secondo la bozza del Ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, il trasferimento delle funzioni legislative e delle risorse finanziarie avverrebbe soltanto nel caso in cui gli “obiettivi” e i livelli delle regioni fossero garantiti entro 12 mesi. Se i Lep non dovessero essere fissati e raggiunti, in quel caso si attuerebbe il criterio della spesa storica, il che significherebbe offrire ad una regione gli stessi fondi per finanziare i servizi dell’anno precedente. Questa scelta potrebbe essere svantaggiosa soprattutto per le regioni del Sud, dove quegli stessi servizi non vengono finanziati, e aumenterebbe il divario con le regioni del Nord.

L’autonomia differenziata potrebbe poi comportare una diminuzione drastica delle risorse nelle casse dello Stato. Il Veneto, per esempio, ha chiesto di trattenere il 90% del gettito fiscale dei suoi cittadini e delle sue imprese, equivalente a 41 miliardi di euro, e di destinarlo esclusivamente al suo territorio. La stessa richiesta è stata effettuata anche da Lombardia ed Emilia-Romagna, che costerebbero allo stato centrale rispettivamente 100 e 43 miliardi di euro. Un totale di -184 miliardi da non poter utilizzare a beneficio di tutti i cittadini italiani.

Pd: perché Elly Schlein è la migliore scelta per il Sud

L’autonomia differenziata non sarà sicuramente inserita all’interno della Legge di Bilancio che in queste ore sarà approvata in Parlamento, ma Calderoli ha intenzione di seguire la strada tracciata da Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Quello della “regionalizzazione” e del trasferimento di alcuni poteri alle regioni sono misure spinte soprattutto dalla coalizione di centro-destra ora al governo, con la Lega in prima fila. Movimento 5 Stelle e Terzo Polo si sono più volte dichiarati contrari, mentre il Pd risulta letteralmente spaccato in due tra favorevoli e non. Una spaccatura che sarà rispecchiata proprio alle prossime primarie dei dem: mentre Bonaccini è da sempre favorevole all’autonomia, pur precisando che “la nostra proposta è diversa da quella della Lega perché siamo interessati più alle funzioni legislative”, la Schlein in diverse interviste e uscite ha dichiarato più volte la sua contrarietà ad un cambiamento.

A questo punto, il congresso Pd di marzo si rivelerà estremamente importante per decidere i prossimi equilibri tra le forze politiche, almeno sull’autonomia delle regioni. Nel caso in cui vincesse Elly Schlein, o la De Micheli, contraria come l’attivista alla misura, il Pd potrebbe far fronte comune con un M5S a forte trazione sudista, cercando di impedirne l’approvazione. Sia chiaro: la maggioranza di centro-destra avrebbe comunque tutte le carte in tavola e i numeri necessari per dare il via libera alla riforma, ma nel caso dell’affermazione di Schlein sarebbero tutte le forze di opposizione a fare muro contro l’autonomia. Bonaccini segretario nazionale, invece, potrebbe fornire un’ulteriore spinta verso l’ok per l’approvazione. Non c’è dubbio che il Sud, dunque, faccia il tifo per Elly Schlein.

Autonomia differenziata: i settori coinvolti

Ma quali sono i settori la cui legiferazione spetterebbe alle singole regioni qualora dovesse passare l’autonomia differenziata? I più appetibili, a seconda del territorio preso in considerazione, sono sanità, scuola, ambiente e lavoro, materie su cui applicare i Lep in precedenza menzionati.

E quali sono i pericoli per le regioni del sud? Concentriamoci sulla Campania: la regione governata da Vincenzo De Luca potrebbe avere dei livelli e degli obiettivi da perseguire entro un termine stabilito, per esempio la fissazione dei numeri di alunni e docenti per ogni scuola e classe. Il mancato conseguimento del risultato potrebbe avere delle pesanti ripercussioni, con la ricezione di meno fondi, causando un sistema con andamento diverso se paragonato con una regione che è riuscita a centrare i Lep.

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