Concessioni balneari: l’Italia nel mirino della Commissione UE

Ilaria Ainora 18/11/2023
Updated 2023/11/18 at 4:48 AM
3 Minuti per la lettura

Stando al parere della Commissione, la disciplina italiana sulle concessioni balneari sarebbe (ancora) in contrasto con il diritto dell’UE. 

Il botta e risposta tra UE e Italia

La normativa italiana era stata sottoposta all’attenzione della Corte di Giustizia già nel biennio 2014-2015. La Corte, dunque, nel 2016, con la sentenza Promoimpresa, ravvisava il potenziale contrasto della disciplina italiana delle concessioni balneari con l’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE (c.d. direttiva servizi). La proroga automatica ex lege della durata delle concessioni, consentita dalla legislazione italiana, infatti, non consentiva di organizzare una procedura, imparziale e trasparente, di selezione tra i potenziali candidati. 

Successivamente, il 3 dicembre 2020, la Commissione inviava alla Repubblica italiana una lettera di costituzione in mora in merito al quadro normativo italiano, che, a più riprese, prolungava le concessioni balneari in essere. Nel mentre, il Consiglio di Stato, allineandosi alla giurisprudenza europea, rilevava i medesimi profili di criticità sottolineati nel parere della Commissione. 

Il legislatore italiano è, dunque, intervenuto con la legge 118/2022. Con tale normativa, le autorità italiane hanno individuato nel 31 dicembre 2023 il termine per la scadenza delle attuali concessioni balneari. Inoltre, hanno delegato il Governo ad adottare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, dei decreti legislativi tesi a definire una disciplina uniforme della materia. 

I punti critici della normativa

Fin qui tutto bene. Senonché, con il decreto-legge 198/2022e la sua legge di conversione le autorità italiane hanno disposto, un’ulteriore proroga delle concessioni balneari. In particolare, le concessioni balneari sono state prorogate al 31 dicembre 2024. In aggiunta, si vieta agli enti concedenti di procedere all’emanazione dei bandi di assegnazione delle concessioni fino all’adozione dei decreti legislativi di attuazione della delega. Delega che risulta scaduta. Se ne ricava che la normativa italiana, come si legge nel parere della Commissione, consente di prorogare le concessioni balneari per un periodo del tutto indefinito, in netto contrasto con quanto statuito dalla Corte di Giustizia. Che qualcosa non andava lo aveva sottolineato anche il nostro Presidente della Repubblica, che avevamo promulgato la legge di conversione con “specifiche e rilevanti perplessità”.

E adesso?

La Commissione ha invitato la Repubblica italiana ad adottare le disposizioni necessarie per conformarsi al parere motivato entro due mesi dal suo ricevimento. Poi sarà la Commissione a decidere “i prossimi passi”, come ha affermato la portavoce della Commissione europea per il Mercato interno, Johanna Bernsel. “La corretta applicazione del diritto comunitario è sempre la nostra massima priorità, ma preferiamo sempre anche concordare con gli Stati membri piuttosto che doverli portare alla Corte. E ancora una volta non si tratta di una procedura per portare l’Italia in tribunale. È il parere motivato. E ciò non pregiudica il proseguimento delle trattative che abbiamo con le autorità italiane”.

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