Che fine hanno fatto gli agricoltori in protesta?

Martina Amante 23/03/2024
Updated 2024/03/22 at 3:36 PM
4 Minuti per la lettura

Negli ultimi mesi agricoltori di tutta Europa hanno protestato, bloccando strade e città intere. Ma nelle ultime settimane pare che non se ne parli più, sembrerebbe che tutto si sia concluso in un nulla di fatto. Ma invece gli agricoltori stanno continuando a protestare il loro dissenso per le misure ambientaliste che reputano estreme per la burocrazia che le attanaglia. Quindi è giusto parlarne, anche perchè il sentimento di mal contento è ancora vivo, come anche la lotta.

Lo scorso fine settimana hanno sfilato per le strade di Madrid. Gli agricoltori temono di essere quelli a cui costerà maggiormente la cosiddetta “transizione energetica” promossa dall’UE. Soprattutto sostengono che renderà la loro attività non competitiva, spingendo il mercato ad acquistare prodotti extracomunitari, che vengono importati ovviamente a basso costo e che raggirano normative imposte dall’Unione Europea per tutto quello che invece viene prodotto nella zona euro.

Gli agricoltori polacchi, ad esempio, hanno ostruito l’autostrada che collega Varsavia a Berlino, che viene percorsa da 100mila camion al giorno, precedentemente l’avevano fatto sull’autostrada per la Slovacchia, per protestare contro l’arrivo del grano ucraino (secondo gli agricoltori è un prodotto che sbaraglia la concorrenza perché non deve sottostare a norme comunitarie di produzione e arriva sui nostri mercati con una corsia preferenziale).

Politica agricola comune

La politica agricola comune è un disegno europeo che non viene criticato solo dagli agricoltori ma anche dagli ambientalisti stessi. I soldi europei sono una fetta importante delle tasse che i cittadini versano al proprio stato, che vengono in proporzione destinate alle casse comuni europei.

Per l’agricoltura verrano investiti 400miliardi di euro, che hanno l’obiettivo di sostenere gli agricoltori ed il proprio reddito. Ma la maggior parte di questi soldi finisce a grandi gruppi industriali e agli allevamenti intensivi. Difficilmente questi ultimi possono essere associati ad operazioni lungimiranti, dal punto di vista ambientale. Inoltre tengono poco conto della situazione in cui vivono gli animali, e date le condizioni in cui si opera diventano potenziali focolai di future pandemie.

Food for profit

Giulia Innocenzi, la mente dietro il rivoluzionario docu-film Food for Profit, apre una finestra sul mondo nascosto degli allevamenti intensivi e sul potere che ciascuno di noi detiene per influenzare questo sistema. Attraverso il suo viaggio investigativo, Innocenzi non solo getta luce su pratiche insostenibili finanziate dalle tasse dei cittadini europei. Ma invita anche alla riflessione su come le scelte quotidiane possano contribuire a un futuro più etico e sostenibile.

Gli allevamenti intensivi ci riguardano tutti perché questi, con i nostri soldi, inquinano in maniera massiccia l’aerea che respiriamo e le acque di cui ci serviamo quotidianamente. Ma riguarda anche la salvezza umana per i pericoli sia alla resistenza da antibiotico che di future pandemie. Il progetto ha ricevuto diverse diffide da aziende coinvolte nell’inchiesta, ma anche da aziende che non erano state coinvolte. Tra le altre appaiono anche minacce di querela dagli eurodeputati che sono stati firmati di nascosto.

Attraverso questo lavoro, Giulia Innocenzi non solo condivide la profondità del suo lavoro investigativo ma lancia anche un appello alla comunità: è il momento di agire, sia a livello collettivo che individuale, per smantellare un sistema che privilegia il profitto a scapito di etica, ambiente e salute. Food for Profit diventa così non solo un documentario da guardare ma un movimento da sostenere, un primo passo verso un cambiamento tangibile nella società.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *