Le mani delle lobby della carne sulla Cop28

Martina Amante 03/12/2023
Updated 2023/12/03 at 4:00 PM
5 Minuti per la lettura

Quest’anno la Cop28, il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, si sta svolgendo a Dubai. Come sempre la posta in gioco è altissima: necessità di azioni concrete e urgenti. E quest’anno in effetti una novità che sembra spostare l’accento c’è: ben due terzi del menù del catering sono completamente vegani e vegetariani. Un’iniziativa in risposta alla richiesta di cibo sostenibile avanzata dall’organizzazione giovanile YOUNGO.

L’attenzione a un’alimentazione sostenibile, quindi più vegetale, è stato per anni una grave mancanza in questi vertici sul clima. Il cambiamento dei menù riflette una nuova consapevolezza sull’impatto degli allevamenti sulle emissioni di gas serra. Quest’anno ci sono numerosi padiglioni dedicati al sistema alimentare, come, ad esempio, il Food4Climate Pavilion, che evidenziano l’importanza di un cambiamento verso un sistema alimentare più sostenibile e che riduca gli effetti della crisi climatica.

Cop28, le aziende di allevamento presenteranno la carne come “sostenibile”

Un’inchiesta del Guardian sta dimostrando come le principali aziende di carne, come JBS (gigante Brasiliano che emette più gas serra di quanto ne emette l’Italia intera) e gruppi di pressione del settore, stiano pianificando una grande presenza alla COP28. Esse sono dotate di un piano di comunicazione per far sentire un messaggio pro-meat dai responsabili politici durante il vertice. I documenti, prodotti dalla Global Meat Alliance, finanziata dall’industria, sottolineano il desiderio della lobby della carne di promuovere «le prove scientifiche» al vertice.

Ai membri dell’alleanza è stato chiesto di attenersi ai messaggi chiave delle comunicazioni, che includono l’idea che la carne sia benefica per l’ambiente. L’Australia e gli Stati Uniti sono il secondo e il terzo più grande esportatore di carne bovina a livello globale dopo il Brasile. I loro governi hanno un forte interesse economico a sostenere la crescita di queste industrie, così come stretti legami politici con loro.

I ricercatori hanno affermato che il sostegno del governo è un fattore significativo nel determinare il continuo potere dell’industria dell’agricoltura animale sulle alternative. Uno studio di quest’anno ha rilevato che, nell’UE, i produttori di carne e latticini hanno ricevuto 1.200 volte più finanziamenti pubblici rispetto alle nuove fonti proteiche alternative. Negli Stati Uniti, invece, hanno ricevuto 800 volte più sostegno. Nei documenti, i gruppi commerciali rivelano anche i loro piani per influenzare i padiglioni non nazionali attraverso la sponsorizzazione.

Le tesi portate dalle lobby alla Cop28

Fra le tesi portate avanti alla COP28 dalle lobby della carne sui benefici degli allevamenti nella popolazione mondiale c’è come prima argomentazione che il pascolo del bestiame può aiutare a mantenere i suoli sani, facendo sì che il terreno possa immagazzinare le emissioni inquinanti di carbonio. Ed è qui che c’è un primo aspetto problematico delle argomentazioni. Gli scienziati hanno più volte affermato che questa gestione dei suoli non rappresenta un modo affidabile per immagazzinare carbonio a lungo tempo.

Altra tesi è quella secondo cui sia necessario produrre carne per alleviare fame e la mal nutrizione, soprattutto nei paesi del Sud del mondo. Nonostante si sia più volte sottolineato proprio durante i vertici nazionali che la fame e la malnutrizione non sono causate dalla scarsa produzione di cibo. Ma piuttosto sono problemi legati all’accesso e alla distribuzione di cibo nel mondo. Basta pensare che noi europei mangiamo più del doppio della media globale e i livelli di consumo di America e Australia sono ancora più alti.

Ultimo aspetto sul quale si punta sarebbe il presunto miglioramento del settore riguardo le emissioni di metano. Anche questa tesi è confutata dalle evidenze scientifiche, dato che le emissioni derivanti dalla produzione di carne bovina globale sono all’incirca uguali alle emissioni totali dell’India. Nonostante questo molti governi dei maggiori produttori, hanno un forte interesse nel sostenere la crescita dell’industria della carne. Governi potenti che fanno temere che la Cop28 non dia i risultati sperati.

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