Capodanno Cinese a Napoli: L’organizzazione, la gestione e la cura della celebrazione sono affidati all’Istituto Confucio dell’Università Orientale di Napoli, che da anni si occupa di promuovere la cultura cinese attraverso corsi di lingua, seminari, conferenze, attività didattiche e scientifiche.
CAPODANNO CINESE A NAPOLI, SENZA ANDARE IN ASIA
Se si decide di esplorare Napoli, il miglior consiglio che si può ricevere è quello di non utilizzare bussole, mappe, dispositivi elettronici ed ogni altro strumento utile all’esplorazione. Può capitare, infatti, di imbattersi per caso in uno dei tantissimi vicoli della città e scoprire diverse storie, elementi folkloristici, oppure ulteriori luoghi che aumentano il fascino di Napoli.
Può capitare, durante queste esplorazioni, di imbattersi in un abbraccio. Un abbraccio metaforico, si intende. Può capitare, così, mentre si esplora il più che suggestivo Vico San Domenico Maggiore, di vedere la propria città abbracciare un’altra cultura, accoglierla, celebrare usi e costumi di essa. Può capitare, infine, di poter assistere e celebrare il Capodanno Cinese senza doversi trovare necessariamente in Asia.
L’ANNO DEL DRAGO A NAPOLI: ALLA SCOPERTA DELLE ORIGINI DELL’OROSCOPO CINESE
L’evento si è tenuto, secondo la tradizione asiatica, il 10 febbraio presso la storica Biblioteca San Tommaso D’Aquino, a pochi passi dal Museo Cappella San Severo. L’organizzazione, la gestione e la cura della celebrazione sono affidati all’Istituto Confucio dell’Università Orientale di Napoli, che da anni si occupa di promuovere la cultura cinese attraverso corsi di lingua, seminari, conferenze, attività didattiche e scientifiche. La struttura, pur non perdendo la propria identità, presenta quei caratteri tipici della cultura cinese con stemmi, addobbi e lanterne dove a predominare è il colore rosso che nella cultura cinese è simbolo di felicità, fortuna e ricchezza.
Rimanendo nei caratteri tipici della tradizione, il 10 febbraio si celebrava l’Anno del Drago. Diverse sono le leggende che, presumibilmente, darebbero origine all’oroscopo cinese: una di queste, che in realtà attiene alla tradizione buddhista, vede proprio il Buddha convocare tutti gli animali della terra verso il termine della sua esistenza. Al suo invito, tuttavia, risposero soltanto in 12: topo, bufalo, tigre, coniglio, drago (seb- bene sia più una creatura mitologica che un animale), serpente, cavallo, capra, scimmia, gallo, cane e maiale. Tale elencazione, tuttavia, ritornerà in tutte le diverse correnti di pensiero; un’ulteriore leggenda, invece, sostiene che i medesimi 12 animali vennero convocati per una gara di corsa, al termine della quale sarebbero state scelte le guardie dell’Imperatore di Giada. La competizione venne vinta dal topo che, con un abile trucco, passò tutta la gara in dorso al bue saltandogli davanti l’istante prima di tagliare il traguardo.
L’ABBRACCIO TRA LE DUE TRADIZIONI
Gli studenti accorsi dalla Cina vengono qui per aiutare l’Istituto con le celebrazioni, disegnando elementi tipici della loro cultura, intrecciando a mano portafortuna da donare e scrivendo il nome degli ospiti in caratteri cinesi; mentre passeggio per i vari stand, colgo l’occasione per dialogare con loro e comprendere come prosegua l’ambientamento in città chiedendo, inoltre, se vi fosse qualcosa che li aiutasse. La risposta, che sicuramente fa sorridere, accomuna tutti gli studenti: «Il cibo, naturalmente!».
Dietro la risposta, chiaramente affabile, si cela però la chiave di apertura di due culture diametralmente opposte che si uniscono, si intrecciano, come i portafortuna prodotti a mano citati poc’anzi. Tuttavia, durante un dialogo con il co-direttore dell’Istituto Confucio, il Prof. Cheng Hogjin, è emerso un dettaglio che vede, nell’unione delle due culture, alcune similitudini tra Napoli e Cina: «La famiglia è probabilmente la cosa che conta di più per il nostro popolo. Quando sono arrivato a Napoli, ho immediatamente notato che era la stessa cosa anche per gli italiani. Chiaramente, una lingua così diversa dalla nostra come quella italiana può e, spesso, rappresenta un ostacolo per i cittadini cinesi che arrivano qui, che sia per lavoro o studio. Con le dovute differenze, però, sarà come scoprire una seconda casa visti anche la tenacia e l’impegno, soprattutto nello studio, che caratterizzano gli studenti di Napoli, cosa molto simile agli studenti cinesi».



















