Il papa chiede scusa ai seminaristi gay

Arrivano le scuse del Papa ai seminaristi: “Non volevo offendere”

Giovanni Cosenza 30/05/2024
Updated 2024/05/30 at 1:33 PM
5 Minuti per la lettura
Il papa chiede scusa ai seminaristi gay

Dopo l’infelice commento, fatto con i vescovi italiani durante l’ultimo asemblea della CEI, il papa fa ammeda e chiede scusa: «Il Papa non ha mai inteso offendere o esprimersi in termini omofobi, e rivolge le sue scuse a coloro che si sono sentiti offesi per l’uso di un termine, riferito da altri», riferisce padre Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede ai giornalisti accreditati.

La gaffe di Papa Francesco: “C’è già troppa frociaggine”

Sembrava di essere su Lercio, il noto sito umoristico di notizie, spesso finte, tra il comico e il grottesco, invece la notizia era tremendamente vera: Papa Francesco ha definito i seminaristi dei froci e poiché già i seminari ne sono pieni, questo almeno pensa il pontefice, meglio evitare un ulteriore quantità di “frociaggine”.

La Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, il documento pontificio che regolamenta la formazione dei giovani al sacerdozio, relativamente alle persone omosessuali che chiedono di diventare preti, è chiara. «La Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate».

Chi sono io per giudicare?

E continua alludendo all’omosessualità come problema da risolvere prima dell’ingresso nello stato clericale: «Qualora si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale». L’omosessualità, nonostante i “proclami” più o meno convinti del pontefice, nonostante «Nella Chiesa c’è posto per tutti», nonostante il famoso «Chi sono io per giudicare?» rimane una condizione problematica per la Chiesa. Alla fine “carta canta”: tutti i documenti pontifici, a partire dal Catechismo, che è un po’ la magna carta della Chiesa Cattolica, condannano l’omosessualità definendo “gli atti di omosessualità intrinsecamente disordinati, contrari alla legge naturale, e in nessun caso approvabili. Verso i gay bisogna però avere compassione”. Nell’accezione latina compatire significa “soffrire insieme”. Alle persone omosessuali dunque, benchè forse felici, la Chiesa raccomanda di soffrire ed esorta i fratelli normali, gli eterosessuali, a soffrire insieme a loro.

Il linguaggio è sostanza

In un articolo apparso su L’Espresso dell’11 aprile 2023, Diletta Bellotti, attivista per i diritti umani, scrive: «Il linguaggio è sostanza, le parole sbagliate possono ghettizzare intere comunità. Il linguaggio è un agente potenziale di violenza o di cura. Le parole, soprattutto, delineano modi di pensare». Le sorelle Ko, autrici del libro “Afro-ismo” scrivono che «Occorre configurare una nuova grammatica. Il linguaggio silenzia intere comunità di esseri viventi, descrivendole in modo inesatto o semplicemente, come spesso accade, non lasciando che siano le comunità a parlare per loro stesse».

E ancora: «Sono le istituzioni, spesso e volentieri, a rendere attivamente minoritarie le persone, sono loro a tracciare la linea». Ed il comunicato della Sala Stampa sembra in qualche modo voler scagionare il papa dalle dichiarazioni omofobe: «un termine, riferito da altri», quasi a dire: lo dicono gli altri – erano presenti più di 200 vescovi – dimostrate che sia vero! Tuttavia le parole del papa hanno destato tanto scalpore, non solo nella comunità LGBTQUIA+. L’immagine che sembra uscirne è di un atteggiamento di facciata del papa, impegnato a ripulire la Chiesa dalle vicende della pedofilia che, in un tentativo di fidelizzazione dei cattolici sempre più problematica, propone aperture che in fondo sono farlocche perché, a fronte di tante belle parole, le norme canoniche rimangono immutate e granitiche.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *