Argentina

L’Argentina torna sul tetto del mondo dopo 36 anni

Angelo Velardi 19/12/2022
Updated 2022/12/19 at 10:13 AM
11 Minuti per la lettura

1986-2022: l’Argentina torna sul tetto del mondo dopo trentasei anni e nove Campionati Mondiali dopo. Ne è passato di tempo da quel 29 giugno ’86 in cui Diego Armando Maradona pose la firma su una cavalcata leggendaria alzando al cielo la Coppa del Mondo. Da quel momento al pomeriggio del 18 dicembre 2022 che ha visto la fine del tanto discusso Mondiale in Qatar ci sono stati ben dodici cambi di panchina, l’ultimo dei quali quello che nel 2018 ha visto diventare Commissario Tecnico albiceleste l’ex calciatore Lionel Scaloni.

Eppure c’era andata vicino già nel 1990, il Mondiale successivo a quello vinto in Messico, ma un rigore contro molto dubbio in finale, concesso a pochi minuti dalla fine, aveva impedito agli argentini di festeggiare per la seconda volta consecutiva. Con il sogno infranto del ’90 e il tramonto della stella di Maradona (fermato nel ’94, negli Stati Uniti, da una squalifica di cui si discute ancora), l’albiceleste ha vissuto Campionati del Mondo mai del tutto entusiasmanti: tre eliminazioni ai Quarti, una agli Ottavi, una addirittura al Primo turno – nel 2002 – nel girone con Svezia, Inghilterra e Nigeria.

Il sogno accarezzato a Brasile 2014

Poi, Brasile 2014. Il sogno accarezzato, la gloria spenta da un gol ai supplementari di Mario Gotze che aveva regalato la vittoria alla Germania. Il Mondiale in cui la stella Lionel Messi era chiamato a dare un apporto tecnico e mentale più decisivo, per meritarsi anche l’appellativo di erede di Diego Armando Maradona che stampa, tifosi e qualche volta lo stesso Pibe de Oro gli avevano attribuito.
Un’eredità a dir poco pesante che Leo, nonostante le vittorie col Barcellona e gli innumerevoli premi individuali – tra Palloni d’Oro e Scarpe d’Oro – non mostrava di poter reggere.

La Copa America 2021: vincere dà mentalità

Dopo il Mondiale in Russia nel 2018 che ha visto l’Argentina uscire agli Ottavi contro i futuri campioni della Francia, gli uomini di Scaloni si sono avvicinati a Qatar 2022 con la vittoria in Copa America che mancava in bacheca da ben 28 anni.
Una squadra compatta, giusto mix di talento cristallino, garra e gioco di squadra, capeggiata da un Leo Messi non più capitano ad honorem, ma vero leader tecnico e mentale.

Qatar 2022, dalla caduta con l’Arabia Saudita alla semifinale con la Croazia

Lo scivolone nella gara inaugurale del gruppo C contro un’ottima Arabia Saudita è stato probabilmente fondamentale per la nascita di questa storica terza vittoria mondiale dell’Argentina. Dopo di esso 2-0 al Messico, 2-0 alla Polonia e primo posto nel gruppo.
Agli ottavi abbinamento non impossibile sulla carta con un’Australia che però ha venduto cara la pelle. Discorso diverso per Quarti di Finale e Semifinali, contro Olanda e Croazia. Contro gli orange sono i rigori a dare la vittoria, mentre contro Modric e compagni un sonoro 3 a 0 fa staccare il pass per la finale.

Un percorso che ha visto tanti protagonisti annunciati – Dibu Martinez, De Paul, Di Maria, Messi – ma anche tante sorprese dovute alla capacità di cambiare pelle alla propria squadra del tecnico Scaloni. Dopo la prima uscita non convincente, l’ex terzino, tra le altre, di Lazio e Atalanta, ha dato spazio a pedine fondamentali per questa vittoria: Enzo Fernandez, Mac Allister e Julian Alvarez su tutti. Giovani, magari non con un bagaglio di esperienza importante, ma capaci di dare equilibrio, atletismo e dinamismo.

La finale non annunciata: Argentina-Francia

La vittoria in Copa America e un Messi in grande spolvero, con un’aura mai vista in manifestazioni con la nazionale, hanno pian piano portato l’Argentina tra le favorite alla vittoria finale. Insieme ad essa c’erano sin dall’inizio le giovani Spagna, Olanda e Inghilterra e le corazzate Brasile e Francia. 4 di queste 5 hanno fallito l’obiettivo di arrivare fino in fondo, pur disputando partite importanti e offrendo una buona proposta calcistica. Spagna fuori agli ottavi contro la sorpresa Marocco, Olanda, Inghilterra e Brasile fuori ai quarti rispettivamente con Argentina, Francia e Croazia.

I campioni in carica della Francia, invece, non hanno sbagliato strada, hanno intrapreso fin da subito il percorso giusto, in discesa, trasmettendo forza e consapevolezza alle dirette concorrenti. L’infortunio del Pallone d’Oro Benzema e di altre pedine fondamentali a Russia 2018 (Pogba e Kantè, per esempio) non ha spaventato i blues, capaci di portare in Qatar una nazionale ugualmente competitiva con una punta di diamante, Kylian Mbappé, destinato a regnare nel mondo del calcio per i prossimi decenni. Gruppo D vinto con Australia, Tunisia e Danimarca. Ottavi di finale superati con scioltezza contro la Polonia, quarti con un po’ più di apprensione contro un’Inghilterra che spreca il rigore del pareggio in extremis con Kane e poi la semifinale con il Marocco che ha aperto le porte della finale di Lusail.

Le partite nella partita

Fino all’80esimo partita a senso unico. La Francia si presenta con il consolidato 4231 con Griezmann nell’inedito quanto efficace ruolo di trequartista atipico, che corre per tre pur mantenendo la qualità a cui siamo abituati. Con lui, nel quartetto offensivo, Dembelé, Mbappé e Giroud. L’Argentina, invece, rispolvera Di Maria e torna ad un 433 tutt’altro che simmetrico, che ragiona più per compiti che per posizioni statiche in campo. Anche in finale Scaloni non fa a meno di Fernandez e Mac Allister e proprio questi due danno all’albiceleste gamba e qualità per annichilire la Francia nei primi 40 minuti, insieme con la classe immensa della Pulce e le competenze offensive di Julian e Di Maria.

Francia stordita, assente ingiustificata. 1-2 micidiale: prima Messi da rigore su un’ingenuità di Dembelé, poi Di Maria a conclusione di un’azione di contropiede che rasenta la perfezione per tempi e gesti tecnici. Allora comincia la seconda partita nella partita: Deschamps non aspetta l’intervallo e opera subito due cambi. Kolo Muani e Marcus Thuram per Dembelé e Giroud. Cambio di uomini, ma soprattutto cambio tattico, per togliere punti di riferimento e dare più spazio a Mbappé, fino ad allora tenuto al guinzaglio da un ottimo Molina. Tentativo di dare una scossa che non vede i suoi frutti in maniera evidente.
La partita sembra avviarsi comoda per l’Argentina al fischio finale e alla Coppa alzata al cielo.

L’episodio che fissa Argentina-Francia nella storia

Poi l’episodio che fa cominciare un’ulteriore partita, la più bella delle tre che rende questo match immortale. 80esimo minuto: Otamendi stende Kolo Muani e Marciniak dà calcio di rigore. Mbappé non sbaglia dal dischetto. Palla al centro: 2 a 1. Nemmeno il tempo di esultare e ancora Kolo Muani dà a Mbappé la possibilità – impensabile fino a qualche minuto prima – di riacciuffare la gara. Il francese non se lo fa dire due volte e la mette nell’angolino basso: 2 a 2.

Messi e Mbappé, protagonisti assoluti, provano a portare la propria squadra alla vittoria, ma i 90 minuti – nonostante i nuovi recuperi corposi – non bastano. Al minuto 109, secondo tempo supplementare, Messi riporta l’Argentina avanti. Stavolta sembra fatta per davvero, ma al 118esimo Mbappé tiene ancora viva la Francia, ancora da rigore, in seguito ad una respinta di gomito di Montiel.
Ai punti l’Argentina la merita, ma qualcuno ha deciso che i tifosi devono godersi lo spettacolo fino alla lotteria dei rigori. Aprono le danze proprio Messi e Mbappé, tutti e due a segno, ma gli errori di Coman e Tchouameni regalano la vittoria finale all’albiceleste.

Vittoria meritata con cui Messi entra nell’olimpo

È, come detto, la vittoria del gruppo, la vittoria di Mister Scaloni, la vittoria del Cuti Romero, di Tagliafico e Molina, di Fernandez, De Paul e Mac Allister, trio fantastico di centrocampo. È la vittoria di Di Maria – “uomo delle finali” – di Julian Alvarez, per cui Guardiola e il City ci hanno evidentemente visto giusto. Ma indubbiamente Qatar 2022 passerà alla storia come la vittoria di Lionel Andrès Messi. Non solo perché vice capocannoniere, non solo perché capitano, non di certo per fama, ma per la maturazione di un extra terrestre che ha messo la ciliegina più importante sulla torta.

I paragoni, permettetemi, servono a poco. Il calcio ha vissuto epoche diverse ed in ognuna di esse i tifosi hanno avuto la fortuna di assistere ai colpi e alle giocate di fuoriclasse che hanno messo la firma sulla storia di questo sport.

Le eventuali eredità, poi, servono ancor di meno. Mi piace pensare che dall’alto Diego abbia esultato per la prestazione della sua nazionale e del suo pupillo, consapevole anche lui che ciò che ha dato attraverso il calcio al periodo storico in cui è vissuto resta qualcosa di inimitabile.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *