WindRunner: il cargo aereo più grande del mondo nascerà in Italia

Flavia D'Avino 02/11/2025
Updated 2025/11/02 at 1:39 PM
5 Minuti per la lettura

C’è un’immagine che colpisce più di tutte: una gru. Ma non una gru qualsiasi. Una gru volante, lunga quanto un campo da calcio, capace di sollevare e trasportare ciò che finora sembrava impossibile. Si chiama WindRunner, e sarà – dati alla mano – il cargo aereo più grande del mondo. Ecco la notizia. Ma il punto vero è un altro: questo gigante nascerà in Italia. In Puglia, in Campania, con il coinvolgimento diretto del Distretto Aerospaziale Campano (DAC).

Un programma da miliardi, sì, ma anche un simbolo. Perché dietro i numeri, dietro i 108 metri di fusoliera e gli 80 di apertura alare, dietro i 2.500 posti di lavoro e il primo volo previsto per il 2029, c’è un messaggio preciso: il Mezzogiorno torna a essere una piattaforma industriale strategica.

Radia, la start-up che sfida la scala del possibile

L’idea nasce negli Stati Uniti, nella mente di Mark Lundstrom, professore del MIT e imprenditore nel campo delle energie rinnovabili. Il suo sogno: creare un aereo in grado di trasportare pale eoliche di nuova generazione, sempre più grandi, sempre più difficili da muovere via terra o mare. Così è nata Radia, nel 2016. Ma dopo anni di studio, la decisione più importante è arrivata solo di recente: investire in Italia. Non per caso, non per convenienza fiscale. Per competenze. Per esperienza. “Abbiamo scelto l’Italia per la forza della sua industria aeronautica civile”, ha spiegato Giuseppe Giordo, presidente di Radia Italy. Parole che valgono più di un memorandum: riconoscono la filiera italiana come una delle poche rimaste in Europa con capacità ingegneristica completa, dalla progettazione alla certificazione.

Grottaglie, il cantiere del gigante

La base sarà Grottaglie, in Puglia – già nota come hub di Leonardo per la produzione delle sezioni centrali del Boeing 787 Dreamliner. Qui si assemblerà il WindRunner, ma il progetto abbraccerà anche Napoli e Caserta, con il DAC in prima linea. “Essere protagonisti nella progettazione e produzione del più grande aereo da trasporto mai costruito – ha ricordato Luigi Carrino, presidente del Distretto Aerospaziale della Campania – significa dare prospettive di lavoro per decenni”. Carrino non ha tutti i torti. Perché se oggi l’industria aeronautica italiana vale oltre 17 miliardi di euro l’anno e impiega 50 mila persone, è anche vero che da troppo tempo manca una grande sfida industriale capace di proiettare il Paese sul futuro, non sul passato.

Non un progetto, ma un paradigma

E qui entra il punto di vista. Il WindRunner non è solo un velivolo: è un paradigma. È l’idea che l’aeronautica possa diventare infrastruttura della transizione energetica, non un suo semplice fornitore. Perché questo aereo – una volta operativo – permetterà di trasportare le pale eoliche più grandi del mondo direttamente nei siti di installazione, anche quelli remoti, anche quelli senza porti o strade. È come portare una fabbrica di energia rinnovabile dove oggi non si può. Un’idea semplice, eppure rivoluzionaria: una gru mobile, ma nei cieli.

Il ritorno dell’Italia manifatturiera che conta

Qui sta la parte più politica, più economica. Perché se un’impresa americana decide di costruire in Italia il più grande cargo aereo del mondo, vuol dire che qualcosa – nel tessuto industriale del Paese – funziona ancora, eccome. Come ha ricordato lo stesso Carrino, “l’aeronautica è l’unica filiera manifatturiera ad alta tecnologia rimasta in Italia”. Ed è vero. Ed è per questo che progetti come WindRunner non vanno solo raccontati: vanno difesi, sostenuti, moltiplicati. Dunque sì, il WindRunner volerà. Ma, prima ancora, sta facendo volare un’idea d’Italia: quella che crede ancora nella produzione, nella competenza, nell’ingegneria.

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