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Walter Veltroni parla di manga e k-pop: la morte del giornalismo

Redazione Informare 04/11/2021
Updated 2021/11/04 at 6:32 PM
3 Minuti per la lettura

Sia chiaro, quest’articolo non è una critica a Walter Veltroni, non è neanche (tranne per alcuni aspetti) una critica a ciò che quest’ultimo ha scritto. Ciò che mi sconvolge è che, per parlare di un argomento giovane come i manga e il k-pop, sia stato scelto l’ex sindaco della capitale. L’articolo in questione riporta il titolo “Manga, pop coreano, nuovi eroi – L’Oriente parla ai ragazzi”, ed è presente sul Corriere della Sera del 2 Novembre 2021. Ora, a chiunque abbia un minimo di conoscenza della materia scapperà un risolino isterico pensando al volto bonario di Veltroni associato ai magna (e ai generi associati come gli shonen, gli hentai, gli shojo ecc.) o al k-pop.

Perché il giornalismo moderno si struttura in questo modo? Perché un articolo che ha lo scopo di informare coloro che vivono all’oscuro di questi fenomeni non è affrontato da professionisti competenti (che assolutamente non mancano) ma da un uomo di 66 anni? Lo ribadisco ancora una volta e non lo ribadirò mai abbastanza: non ce l’ho con Veltroni, anzi è da apprezzare il suo sforzo di venire incontro alle nuove generazioni e tentare di comprenderle. Il problema di fondo rimane l’inesperienza e l’ignoranza (sicuramente minore rispetto a quella di tanti altri) di fronte al fenomeno di cui parla. Il risultato sono un finale dell’articolo un po’ ignavo, una serie di informazioni sommarie ed altre totalmente errate. Tra queste ultime si annoverano:

“… il fenomeno ha conosciuto un’impennata in questi mesi…”, falso, per fortuna. Il fenomeno manga, anime, k-pop e in generale oriente, perdura e cresce in maniera esponenziale ormai da decenni, il mercato ha dovuto obbligatoriamente adattarsi a quella che è molto più di una tendenza. Si prosegue poi con un altro falso statistico, l’età di coloro che fruiscono dei manga, nell’articolo si parla di “ragazzi di quattordici o quindici anni“, anche qui, per fortuna, non è così. Il pubblico è assai più ampio e i generi molto più vari rispetto alle “storie sempre intrise di violenza parossistica” come l’articolo definisce i manga. Dubbia è persino l’idea che l’autore ha dei costi legati non solo ai manga ma all’intero mondo del fumetto, definendoli appunto “bassi”. Falso anche questo, ma stavolta lo è purtroppo.

Le incongruenze e le perplessità su questo articolo non finiscono qui, ma sarebbe inutile continuare, si sfocerebbe nella critica ai contenuti e non alla scelta dell’autore per i temi trattati. Per quanto sia appassionato di politica, criminologia, antropologia e tanti altri argomenti, non mi sognerei mai di parlare di questi ultimi perché semplicemente, dal basso dei miei 19 anni, non posseggo ancora le competenze adatte per poterlo fare.

di Giuseppe Spada

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