La proiezione del film “Il silenzio grande” di Alessandro Gassman al Cineteatro La Perla in occasione della serie di eventi cinematografici “Venezia a Napoli” è stata accolta con grande partecipazione da un pubblico trepidante per il ritorno in sala.
La decisione di vendere l’imponente villa di famiglia presa dalla moglie Rose (Margherita Buy), appoggiata dai figli Adele (Antonia Fotaras) e Massimiliano (Emanuele Linfatti), muoverà i sentimenti sopiti e le parole arrugginite di una famiglia che non riesce in nessun modo a comunicare.L’unico contrario ad abbandonare la vecchia dimora è proprio il capofamiglia, sostenuto dalla lealtà della governante Bettina (Marina Confalone), che rappresenta la controparte sincera e materiale dello scrittore. Proprio alla governante illetterata ma intelligente è infatti affidato il ruolo di “coscienza” e faro del protagonista in smarrimento.La trama si srotola attraverso scene sapientemente curate e interamente racchiuse tra le mura della grande villa, l’unico ambiente in cui possono muoversi i personaggi e le loro vite. Una scelta non casuale ma appositamente studiata dal regista per accompagnare metaforicamente l’inaspettato rivolgimento del film, che sottolinea la protezione, forse dannosa, che le mura domestiche offrono ai Primic.La dimensione indugiante delle riprese e la scelta fotografica di Mike Stern contribuiscono ad esprimere i silenzi che pervadono la vicenda affiancandosi ai dialoghi estremamente vividi di Maurizio de Giovanni: un equilibrio naturale, che lascia al film una buona dose di teatralità, senza tradire quindi la sua natura iniziale, in una rappresentazione che risulta malinconica ed ironica al tempo stesso, raffinata, commovente e illusoria. Una storia fatta di silenzio, che in sala, dopo quasi due anni, può finalmente essere riascoltato.di Lucrezia Varrella All’evento erano presenti anche l’attrice Marina Confalone, che interpreta nel film la cameriera Bettina, e Lo scrittore Maurizio de Giovanni, il quale firma invece la sceneggiatura originale.
“Il silenzio grande” nasce infatti come pièce teatrale scritta da de Giovanni e diretta da Alessandro Gassman, che ha successivamente plasmato l’opera adattandola al cinema. Il film, presentato durante le Giornate degli Autori a Venezia 78 dove già aveva riscosso l’elogio della critica, ha ammaliato gli spettatori del Cinema La Perla, complici forse anche le parole introduttive di de Giovanni e Confalone, che hanno impreziosito la proiezione.
La terza opera di regia di Alessandro Gassman, è un film di afasia, di frasi taciute, di legami spezzati e silenzi incolmabili.
Villa Primic, 1965. Valerio Primic, interpretato da Massimiliano Gallo, è un noto scrittore che da tempo si è rinchiuso in un mondo fatto di libri e di immaginazione, trascurando inevitabilmente la sua famiglia, ormai sull’orlo del declino.
La decisione di vendere l’imponente villa di famiglia presa dalla moglie Rose (Margherita Buy), appoggiata dai figli Adele (Antonia Fotaras) e Massimiliano (Emanuele Linfatti), muoverà i sentimenti sopiti e le parole arrugginite di una famiglia che non riesce in nessun modo a comunicare.
L’unico contrario ad abbandonare la vecchia dimora è proprio il capofamiglia, sostenuto dalla lealtà della governante Bettina (Marina Confalone), che rappresenta la controparte sincera e materiale dello scrittore. Proprio alla governante illetterata ma intelligente è infatti affidato il ruolo di “coscienza” e faro del protagonista in smarrimento.
La trama si srotola attraverso scene sapientemente curate e interamente racchiuse tra le mura della grande villa, l’unico ambiente in cui possono muoversi i personaggi e le loro vite. Una scelta non casuale ma appositamente studiata dal regista per accompagnare metaforicamente l’inaspettato rivolgimento del film, che sottolinea la protezione, forse dannosa, che le mura domestiche offrono ai Primic.
La dimensione indugiante delle riprese e la scelta fotografica di Mike Stern contribuiscono ad esprimere i silenzi che pervadono la vicenda affiancandosi ai dialoghi estremamente vividi di Maurizio de Giovanni: un equilibrio naturale, che lascia al film una buona dose di teatralità, senza tradire quindi la sua natura iniziale, in una rappresentazione che risulta malinconica ed ironica al tempo stesso, raffinata, commovente e illusoria. Una storia fatta di silenzio, che in sala, dopo quasi due anni, può finalmente essere riascoltato.
di Lucrezia Varrella