Valditara riforma l’istruzione: torna il latino alle medie

Fabrizio Pennino 17/01/2025
Updated 2025/01/17 at 10:09 PM
8 Minuti per la lettura

Dopo le svariate riforme attuate per l’anno scolastico 24/25, già trattate qui, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in una recente intervista a Il Giornale ha anticipato tutte le nuove riforme della scuola per l’anno scolastico 26/27.

L’idea di scuola di Valditara

Il ministro Valditara negli ultimi anni, da quando si insediò il 22 ottobre 2022, ha reso chiare le sue idee circa le istituzioni scolastiche: una scuola volta in primis all’umiliazione degli studenti, come dimostra la scelta di aggiungere il “gravemente insufficiente” come valutazione, proprio pochi giorni dopo il tentato suicidio di un ragazzo di soli 14 anni, dopo un 2 in matematica: «evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale di crescita della personalità, è proprio da lì che nasce il riscatto» dichiarò il ministro. In secundis all’apprendimento mnemonico, poiché «dobbiamo riprendere questa grande scuola della memoria, con testi più semplici all’inizio, anche filastrocche, scioglilingua e altro».

Per di più in questi anni Valditara si è già reso fautore di svariate riforme della scuola: ha introdotto il capolavoro, ovvero un contenuto di ogni genere che presenta la dote di ogni ragazzo; ha severamente vietato l’uso dei telefoni in aula, per svago o per fini didattici; e, infine, ha voluto la creazione della piattaforma UNICA, dedicata a famiglie e studenti.

I nuovi programmi scolastici di Valditara

Negli ultimi giorni, dunque, dopo una serie di dichiarazioni, Giuseppe Valditara ha reso noti i nuovi obiettivi dello staff ministeriale in vista dell’anno scolastico 26/27. Dopo aver reinserito i giudizi sintetici, come ottimo, buono, sufficiente, insufficiente, alla scuola primaria in aggiunta per la descrizione del percorso scolastico, il ministero si è concentrato sulla didattica.

Alle scuole primarie (ex scuole elementari) secondo la commissione incaricata dal ministro, dovranno già essere trattate l’epica classica e la mitologia greca, costituenti della nostra cultura occidentale. Dal secondo anno della scuola secondaria di primo grado tornerà il latino, anche se in via unicamente facoltativa, tornando ufficialmente in tutte le scuole medie dopo 50 anni. Si darà maggiore centralità alla storia d’Italia e dell’Europa, alimentando, così, nuovamente l’insegnamento di una storia eurocentrica e italocentrica, poco attenta all’oriente, alla Russia e agli avvenimenti del resto del mondo. Difatti, da settembre 2024 fu introdotta una maggiore attenzione per il concetto di patria e per il rafforzamento del senso d’appartenenza verso la nazione. Nelle scuole secondarie di secondo grado, le ex scuole superiori, verrà eliminata la materia “geostoria” per far spazio alla geografia, poco studiata e conosciuta dagli studenti italiani.

Riforme ancora in fase di lavorazione

Dalle scuole elementari fino al liceo, con modalità ancora poco chiare, avranno un ruolo più centrale la musica e la conoscenza della Bibbia, in quanto «testo della nostra tradizione – dichiara la sottosegretaria all’Istruzione, Paola Frassinetti – da cui si sono ispirate numerose opere di letteratura, musica, pittura e che ha influenzato il patrimonio culturale di molte civiltà». Tuttavia, il ministro promette concretezza: «siamo molto concreti e cerchiamo di rimediare alla sindrome italiana descritta dal Censis secondo cui il 41,1% degli italiani crede erroneamente che Gabriele D’Annunzio sia l’autore dell’Infinito e il 35,1% che Eugenio Montale sia stato un Presidente del consiglio degli anni 50’».

Si tratta di una maxi riforma, della didattica sta volta, ancora in lavorazione e con l’aiuto di «storici come Ernesto Galli della Loggia, latinisti come Andrea Balbo, il presidente emerito dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini, letterati come Claudio Giunta, musicisti celeberrimi come Uto Ughi e figure di spicco del mondo artistico».

Le reazioni dell’opposizione alle riforme

Sebbene il ministro assicura che non avremo una scuola “sovranista, bensì una scuola seria”, le reazioni alle riforme di Valditara, tra cui quelle dell’opposizione, degli studenti e dei cittadini, sono state rumorose.

Il partito democratico con Elly Schlein risponde con forza: «Quella del ministro Valditara è una visione della scuola fuori dal tempo, un desiderio impossibile di un passato che non può tornare e che ci porta indietro, tra l’infelice elogio dell’umiliazione, che cancella le conquiste di anni di studi pedagogici, l’inasprimento del voto in condotta, il ritorno al diario di carta e sparate come quella per le classi separate per gli alunni di origine straniera o l’indegna negazione dell’esistenza del patriarcato. Al Ministro Valditara pare interessi solo strizzare l’occhio a questa torsione repressiva che confonde l’autoritarismo con l’autorevolezza e che sembra rimpiangere, in maniera neanche troppo celata, un tempo di bacchettate sulle mani, orecchie d’asino e ceci sotto le ginocchia». Successivamente anche Elisabetta Piccolotti, di Alleanza Verdi Sinistra, racconta che «sono annunci mediatici sconclusionati e controproducenti. Invece di cercare risorse economiche per migliorare le attività educative, ridurre il numero di alunni per classe e alzare gli stipendi degli insegnanti, preferisce lanciare idee estemporanee e ideologiche».

Anche gli studenti criticano le scelte ministeriali. Da un lato Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti, dichiara che «l’introduzione dello studio della Bibbia nel programma è una chiara scelta politica in linea con le idee reazionarie e conservatrici del governo”, dall’altro Rete degli studenti Medi, come Avs, denota l’assoluta provvisorietà della riforma: «aspettiamo di leggere il testo del decreto per farci un’idea più chiara, visto che a nessuno è venuto in mente di coinvolgere studenti nella stesura di questo programma, ma da quello che possiamo intendere dalle dichiarazioni del ministro è questa riforma ad essere puramente ideologica e dannosa». Naturalmente la mobilitazione studentesca, dopo le dichiarazioni, è stata rapidissima: a Lecce studenti UdU e Link hanno manifestato dinnanzi al Liceo Classico Palmieri, nel quale era atteso il ministro Valditara per un incontro. Tra gli studenti lo slogan era chiaro: Valditara è un ministro sceriffo.

La risposta di Valditara

Il ministro, tuttavia, ha risposto, proprio a Lecce, alle svariate reazioni sostenendo di essere felice «che si sia aperto un grande dibattito culturale, era ora. È già un primo successo di questa iniziativa. È una proposta innovativa e stimolante. Credo che al di là di qualsiasi singola scelta dobbiamo porci la domanda che cosa vogliamo ottenere per i nostri giovani ed è quello che io mi sono posto.»

La Commissione che ha incaricato il ministro nelle scorse settimane «ha fatto più di centro incontri – conclude Valditara – ha incontrato le consulte studentesche, rincontrerà le associazioni disciplinari, sindacati, le forze politiche, le associazioni dei genitori. Non è vero che non ci sia stato dialogo – contrariamente a ciò che sostengono gli studenti – ma è vero che purtroppo qualcuno l’ha rifiutato e non si è presentato a questi incontri».

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