vesuviano

Una giornata con Vesuviano e la sua ciurma

Gianrenzo Orbassano 05/06/2024
Updated 2024/06/05 at 11:52 AM
5 Minuti per la lettura

Abbiamo passato una giornata insieme a Carmine Lauretta, conosciuto come Vesuviano, cantautore e musicista nato a Cercola ma cresciuto a Giugliano. Il suo ultimo singolo, “Luntan”, con la produzione di 41Bi$, è uscito di recente su tutte le piattaforme. Non solo il sound tribale e piratesco ha da sempre caratterizzato Vesuviano, ma una produzione che – chissà – anticiperà un percorso nuovo del cantautore. Iniziò con la musica studiando il flauto traverso, ma Vesuviano ha anche una penna che molto bene sa raccontare le irrequietudini dei sentimenti: la sua letteratura, che abbraccia l’avvolgente lingua napoletana, affonda nell’anima dell’ascoltatore. La sua ricerca musicale è un sostrato che va dalla musica popolare all’r’n’b, tradizione e nuovi orizzonti musicali. “Luntan” è proprio una sintesi perfetta di una musica che tiene presente la tradizione senza rinunciare alla contemporaneità. Ma facciamo un passo indietro. Ci siamo incontrati per una intervista proprio per parlare di musica, ma io e Carmine – ho felicemente notato – non siamo fatti propriamente per le rigide regole tra intervistatore e intervistato.  

A Napoli è un giorno caldo già alle otto del mattino. Carmine mi dà appuntamento in un bar vicino la stazione. Prendiamo un caffè e lo accompagno a lavoro. Cominciamo a conoscerci come persone, gli chiedo del suo connubio tra medicina e musica. Difatti, nella vita di Vesuviano, c’è anche la sua grande passione per la medicina. Un aspetto che lega la musica e la medicina, secondo me, è il tema dell’empatia. La musica serve per creare empatia e la stessa empatia è un dono, uno strumento virtuoso per chi fa il mestiere di assistere e curare le persone. La musica è quindi la medicina: «Devi sapere che ad oggi sono medico chirurgo specializzando inIgiene e medicina preventiva presso l’Università Vanvitelli. Questa vocazione alla musica e soprattutto alla medicina la devo a mio zio: doveva subire un trapianto di cuore. Dissi che da grande avrei voluto diventare dottore. Oggi posso dire che quella fu una vera e propria promessa e non un semplice schiribizzo di un bambino. Oltre alla medicina, mio zio mi spinse ad inseguire il sogno della musica. Tanto studio e tanto sacrificio mi stanno dando grandi soddisfazioni. Posso dire che mio zio è il mio angelo custode». 

Ci allontaniamo dalla stazione e da Piazza Garibaldi. Prendiamo stradine e ci immergiamo nel cuore di Napoli, città che Carmine conosce grazie agli studi universitari. Il suo rapporto con questi luoghi riportano a quegli anni, ma soprattutto significano amore, un gesto gentile, una carezza che in fondo conserva sempre quel sapore duro e crudo. «Napoli è una città di cui conservo un profondo amore. Qui le persone sembrano davvero avere sempre un sorriso sulla faccia, nonostante le tragedie e le ingiustizie quotidiane. Se si riesce a trovare comunque un motivo per sorridere, allora capisci perché questa città ha una marcia in più. Non è scontato trovare vibrazioni del genere».  

Siamo arrivati, ognuno per la sua strada. Ci diamo appuntamento nel pomeriggio per assistere alle prove con la sua “Ciurma” presso il Groovin Music Studio. Il nuovo singolo suona bene ritrovando anche una origine tribale e genuina: strumenti suonati dal vivo, energia. Conosco la sua band: Vincenzo e Pietro Lauretta, Davide Famularo, Giovanni Maione e Giuseppe Limpido. Mi accolgono in sala prove dove ci sono anche Enrica La Femelle La Femina, bravissima cantante e compagna di viaggio di Vesuviano, e Tishou Aminata Kane, danzatrice che ha partecipato nel videoclip del brano di Vesuviano “2.3”. Siamo in otto nella sala, ma sembra di stare in spiaggia con le percussioni e il flauto a far atmosfera. Capisco che Carmine ha molta sensibilità quando si parla della sua ciurma, tiene molto ai suoi fratelli. Ci tratteniamo un po’ fuori la sala per parlare di musica. La sua strada vuole costruirla con i suoi compagni di viaggio e questo è lo spirito giusto per fare grandi cose.  

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