Una finestra sull’arte: René Magritte – seconda parte

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Care lettrici e cari lettori, Oggi, col piacere e la bellezza della condivisione, ho deciso di presentarvi il celebre artista belga René Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967), considerato il maggior pittore del Surrealismo in Belgio insieme a Paul Delvaux.

Per tutti coloro che non hanno avuto la possibilità di leggere la “parte prima” di questo articolo ma che desiderano non perdere l’occasione per poterlo fare, vi invito ad andare sulla pagina di “Informare” per rilevare l’articolo già pubblicato utilizzando il seguente Link

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Nel 1930 Magritte ritorna definitivamente a Bruxelles. Al ritorno in patria Magritte è un artista maturo, il suo nome comincia ad essere conosciuto non solo in patria ma anche nel resto d’Europa. Negli anni Trenta tiene conferenze ed espone anche in Olanda e in Inghilterra. Il suo nome diviene noto anche negli Stati Uniti.

Risale al 1935 il dipinto “La prospettiva amorosa, olio su tela, collezione privata.

Tra i soggetti più usati nelle sue prime opere ci sono delle forme, reali o immaginarie, che escono da una parete, da una tavola, da una finestra, dall’ombra, o, in questo caso, da una porta sfondata. Uscire da una parete significa per lui attraversare l’infinito, valicare una porta che ci separa dal mondo reale e penetrare in un’altra dimensione. Inoltre, in  questo dipinto la foglia ha assunto le sembianze dell’albero, ovvero la parte ha preso il posto del tutto.

Le Retour”, 1940, olio su tela, Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles.

Quest’opera di René Magritte, dipinta  dopo la fuga dall’occupazione nazista,  raffigura contemporaneamente notte e giorno.

Magritte, che all’apparenza era un normalissimo borghese, sconvolse nella sua arte l’ordine delle cose: gli oggetti inanimati sono dotati di occhi, le immagini riflesse svaniscono, le strade buie sono sovrastate da un cielo perfettamente luminoso.

In numerosi quadri, Magritte ottiene questo effetto per mezzo di sorprendenti combinazioni di oggetti, la cui materialità e le cui dimensioni risultano trasformate.

Anche i titoli  delle opere di Magritte sono pienamente surrealisti per il fatto di non avere nulla a che fare con il soggetto dei quadri.

La magie noire”, 1949, olio su tela, Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles.

L’artista surrealista belga ritrae nel dipinto la moglie Georgette Berger, appoggiata ad un blocco di pietra. Il corpo di lei è separato tra cielo e terra, una metafora che per Magritte rappresenta la condizione dell’umanità.

Magritte è abile nell’utilizzo della tecnica del  trompe-l’œil, (letteralmente “inganna l’occhio”), che consiste nel raffigurare soggetti in una superficie bidimensionale e farli sembrare più reali possibili, inducendo nell’osservatore l’illusione di guardare oggetti reali e tridimensionali.

 Negli anni 1950 e 1960 si organizzano in tutto il mondo mostre retrospettive a lui dedicate e in Belgio riceve svariate commissioni pubbliche come la decorazione del soffitto del Théâtre Royal des Galeries a Bruxelles, la sala del Casinò Municipale di Knokke-Heist, una sala del Palais des Beaux-Arts di Charleroi e due pareti del Palais des Congrès di Bruxelles.

Golconde”, 1953, guazzo su cartone, Musée Magritte, Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles.

Nel dipinto il pittore belga raffigura una moltitudine di uomini in bombetta e ombrello sospesa nel cielo di una città. Sembra una pioggia di uomini in bombetta. Stupire, interrogare, provocare, sorprendere, inquietare, immaginare sono alcuni termini che possono aiutare a comprendere la pittura di Magritte.

L’impero delle luci(titolo originale“L’Empire des Lumières”), 1954, olio su tela cm146x114cm, Museo reale delle belle arti del Belgio, Bruxelles.

Esistono diverse versioni di quest’opera di Magritte che rappresenta un ossimoro visivo, ovvero la composizione degli opposti. Infatti, sopra un paesaggio notturno, caratterizzato da una casa illuminata artificialmente, si apre un cielo chiaro di un giorno d’estate. Il giorno e la notte sono collegati in modo così felice da far sembrare coerente persino un’immagine così contraddittoria.In “L’Empire des Lumières” è lo stesso Magritte a spiegare che “ questa evocazione della notte e del giorno mi conferisce il potere di sorprendere e di incantare, potere che io chiamo poesia”.

L’artista belga fa scaturire nello stesso istante la luce del giorno dalla luce della notte e le ombre dal cielo azzurro. Più volte l’artista ha voluto stupire e disorientare lo spettatore con queste scelte paradossali, in cui inverte l’ordine, le dimensioni, i materiali e le realizzazioni tra gli oggetti , che ci appaiono, nello stesso tempo, reali e irreali, veri e falsi , possibili e impossibili.

Il figlio dell’uomo”, 1964, olio su tela, cm116x89cm, collezione privata

Questo dipinto, che è un suo autoritratto, raffigura un signore con la bombetta e l’abito scuro, ritratto con una mela verde che nasconde il viso. Magritte è un artista irriverente e stravagante. La mela verde ritorna spesso nei quadri di Magritte. Nel dipinto serve a nascondere il viso, la realtà a significare che ogni cosa visibile ne nasconde sempre un’altra. Più che dipinti i suoi sono pensieri tradotti in immagini. Il grande messaggio dell’artista belga è quello di liberare la mente dalle costrizioni umane.

 L’uomo con la bombetta”, 1964, olio su tela, collezione privata, New York.

Il dipinto raffigura un uomo a mezzo busto con il volto coperto da una colomba con le ali spiegate. 

La bonne foi”, 1964-1965, olio su tela, Collezione privata.

Un uomo in bombetta con una pipa sul volto. Come spiega Magritte: «C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente

Uomo seduto a un tavolo, è l’ultimo capolavoro incompiuto, a cui Magritte stava lavorando nell’estate del 1967, quando morì nella sua casa di Bruxelles all’età 69 anni. L’artista ci lascerà più di 800 dipinti e disegni.

di Mattia Fiore

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