Una finestra sull’arte: “Rembrandt: il pittore della luce drammatica”

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Care lettrici e cari lettori, 

In questo momento di crisi causato dal Covid-19 abbiamo vissuto momenti stressanti e ora c’è una gran voglia di ricominciare, anche se con grandi incertezze e punti interrogativi. L’arte e la cultura sono uno strumento possente per rimanere uniti e superare insieme un momento così arduo come quello odierno. L’arte e la cultura sono un bisogno primario per il nutrimento del nostro spirito, ci forniscono gioia, conforto e ispirazione e tra i vari poteri c’è quello di permettere il contatto con la propria sfera emotiva e personale, pertanto penso che non si debbano fermare perché l’umanità non può vivere senza la Bellezza.

Con l’intento di fare cosa gradita, oggi ho deciso di condividere con voi l’arte di Rembrandt, massimo esponente del barocco, pittore, incisore e disegnatore olandese. 

Autoritratto”, 1634, olio su tavola, cm 62,5x 54 cm, Uffizi, Firenze

Rembrandt Harmenszoon van Rijn nasce il 15 luglio 1606 nella città universitaria di Leida. Nel 1620 si iscrive all’università di Leida che abbandona dopo pochi messi per dedicarsi alla pittura.  Il suo primo maestro è Jacob van Swanenburgh che lo accoglie nella sua bottega per tre anni, insegnandogli i rudimenti tecnici della pittura. 

Quindi, il giovane entra, ad Amsterdam, nell’atelier di Pieter Lastman, uno tra i più celebri autori di quadri storici della città, venuto in contatto col Caravaggio e alcuni caravaggeschi durante la sua permanenza in Italia. Dopo la fase di apprendistato durata sei mesi, Rembrandt ritorna a Leida, dove apre il suo primo studio, e all’età di 18 anni è già un pittore formato. Del 1625 è la sua prima opera la “Lapidazione di Santo Stefano”, olio su pannello, Musée des Beaux-Arts de Lyon. I soggetti delle sue prime opere sono tutti tratti dalla Bibbia o dal filone storico. In questo dipinto, attraverso accentuati contrasti chiaroscurali, Rembrandt crea effetti suggestivi ed emozionanti, mentre altre parti sono illuminate da un chiarore quasi abbagliante. Rembrandt si inserisce a pieno titolo nella tradizione di Caravaggio. 

Ha solo ventitré anni Rembrandt in questo autoritratto, uno dei primi di una lunga serie di dipinti. 

Autoritratto giovanile”, 1629, olio su tavola, cm 15,5x 12,7 cm, Monaco, Alte Pinakothek.

L’inclinazione a dipingere il proprio volto fu irresistibile per Rembrandt. Si conoscono 50 suoi autoritratti in pittura, 20 in incisioni e almeno 10 nei disegni. Rembrandt dipinge sul suo volto un’espressione che potrebbe avere chi fosse fotografato senza aspettarselo.

La figura emerge dalla penombra, il volto è contratto e la massa dei capelli, eseguita dall’ artista molto probabilmente con il manico del pennello, è folta e spettinata. Il pittore lavora il colore ancora fresco con l’estremità del pennello. La superfice del dipinto appare infatti scalfita. Più che un autoritratto, appare come uno studio di fisiognomia in cui l’artista indaga i tratti e le espressioni del proprio volto. In questo dipinto il giovane Rembrandt mostra già una totale padronanza dei giochi di luce e ombra.

Nel 1630 inizia per Rembrandt la fase artistica più creativa. Intensifica la produzione di acqueforti, che diffonde in gran quantità, ottenendo una rapida diffusione delle sue opere e quindi anche il suo patrimonio. Nel 1631 Rembrandt si trasferisce ad Amsterdam, dove trascorse un’esistenza ricca di lavoro , ma anche di grandi traversie personali. 

Qui  dipinge il suo primo ritratto di gruppo per la locale corporazione dei chirurghi:  Lezione di anatomia del dottor Tulp, 1632, olio su tela, cm 162,5x 216,5 cm,  Mauritshuis, L’Aia. 

Rembrandt si dimostra un eccellente regista della luce: i volti dei dottori sono immersi in un bagliore, cosicché tutte le persone, benché non dipendenti l’una dall’altra, emergono contemporaneamente dall’oscurità, presentandosi in tal modo come gruppo coeso. Con questo dipinto Rembrandt diviene in pochi mesi una vera celebrità, tanto da essere letteralmente tempestato di commissioni da parte della borghesia, ma anche della corte dell’Aia.

Risale al 1633 questo ammiccante ritratto di Saskia van Uylemburgh fanciulla”, olio su tavola, cm 52,5 x 44,5 cm, Pinacoteca d’Arte Antica, Dresda. Questo dipinto rappresenta la futura moglie del pittore olandese Rembrandt, vestita con eleganza e sorridente. Saskia ha incontrato il pittore ad Amsterdam, nella bottega del cugino e si sarebbero sposati l’anno dopo, nel 1634. 

Nell’anno stesso del suo matrimonio, Rembrandt esegue il ritratto della moglie Saskia.

Flora”, 1634, olio su tela, cm 125×101 cmErmitage, San Pietroburgo

Nel periodo piuttosto breve della loro vita coniugale (Saskia morì appena trentenne, nel 1624) Saskia divenne una delle modelle preferite di Rembrandt. La donna è qui rappresentata nelle vesti di Flora, la sposa felice di ZefiroL’ultimo ritratto dedicato a Saskia viene eseguito nel 1641, l’anno prima della sua morte.

Saskia con un fiore nelle vesti di Flora”. 

Nel 1634, grazie al matrimonio con Saskia van Uylemburgh, proveniente da una famiglia molto in vista, Rembrandt viene accolto a pieno diritto nelle sfere alte della società. Tale ascesa sociale, la ricchezza della moglie Saskia, le entrate derivanti dalle sue attività di insegnante e dalla vendita delle sue opere fanno di Rembrandt un borghese molto facoltoso. Tuttavia, la situazione è destinata a cambiare: sperpera tutti i suoi guadagni alle aste pubbliche e tali acquisti compromettono ben presto le sue finanze. A man mano, la sua reputazione si incrina ma la sua fama non smette di crescere.

Come in molte opere giovanili, l’artista si concentra sulla luce: essa sembra la vera protagonista del dipinto

Ritratto di uomo con abiti orientali”, 1633, olio su tavola, cm 85,8x 53,8 cm, Monaco, Alte Pinakothek

Questa Deposizione fu eseguita dal pittore olandese Rembrandt, probabilmente a puri scopi di devozione personale

Deposizione dalla croce,1633, olio su tavola, Monaco, Alte Pinakothek

Nell’opera qui riprodotta, Rembrandt si è ritratto nella scena: è l’uomo vestito d’azzurro che sulla scala sorregge il braccio di Cristo morto. Sono anche individuabili Giuseppe d’Arimatea, l’anziano gentiluomo vestito elegantemente, a destra della composizione, la Vergine svenuta, appena illuminata, in basso a sinistra.

La luce riverbera sui volti delle figure, con un effetto che ricorda Caravaggio. Il candore del sudario contrasta, oltre che con le tonalità notturne del dipinto, con le macchie di sangue sula croce. La composizione segue un andamento piramidale, il cui vertice è costituito da Nicodemo, in cima allo strumento del martirio. Straordinario il modo con cui Rembrandt suggerisce il peso del corpo inerte, quasi disarticolato, del Cristo morto, anche attraverso l’espressione di fatica dipinta sul volto dell’uomo che lo sorregge dal basso.

Nel 1635 Rembrandt, è cittadino di Amsterdam ed entra nella gilda dei pittori. In questo stesso anno dipinge il Ratto di Ganimede, 1635, olio su tavola, cm 177x 129 cm, Pinacoteca d’Arte Antica, Dresda. Secondo il mito, Ganimede era un bellissimo giovane.

Zeus, che lo voleva come coppiere alla sua mensa, si trasformò in aquila e lo rapì mentre pascolava le greggi paterne sulle falde del monte Ida. Ganimede è rappresentato come un bambino terrorizzato che piange e orina, stringendo in mano delle ciliegie, in un cielo cupo illuminato dal fulmine di Zeus. La lettura astrologica di questo quadro sembra ricollegarsi probabilmente all’interpretazione delle Metamorfosi di Ovidio, secondo cui Ganimede viene rapito in cielo da Zeus per essere trasformato nella costellazione dell’Acquario, che versa acqua sulla terra. Intorno ai trent’anni Rembrandt mostrò un particolare interesse verso scene intensamente drammatiche e spettacolari, come questa apparizione miracolosa narrata dal profeta Daniele. 

Il festino di Baldassarre”, 1636-38 , olio su tela, cm 167,6×209,2 cm, National Gallery, Londra. 

Baldassarre, re di Babilonia, diede una festa usando le ricchezze che suo padre Nabucodonosor  aveva rubato dal tempio di Gerusalemme. All’improvviso una mano misteriosa scrisse in ebraico sulla parete una profezia di morte per il re e di spartizione del suo regno fra Medi e Persiani. I saggi babilonesi convocati dal re non riuscirono a capire e soltanto Daniele fu in grado di interpretare il messaggio divino. L’intensa potenza espressiva è sviluppata intorno al gesto del re, colpito dall’abbagliante luce miracolosa.

In questo dipinto, “Sepoltura di Cristo”, 1639, olio su tela, cm 92,5×68.9 cm, Alte Pinakothek, Monaco, ogni figura mostra una diversa reazione all’evento tragico e la luce si sofferma ora su un viso, ora su un gesto in modo teatrale, giocando a creare un’alternanza fra zone d’ombra, zone buie e zone fortemente illuminate.

Tre fonti di illuminazione concorrono a creare questo potente effetto drammatico: la luce di una torcia sulla sinistra che illumina il corpo di Cristo, quella più flebile di una lanterna che appare quasi caduta per terra all’estremità destra del quadro  e quella inquietante dello sfondo che permette di intravedere le tre croci del Golgota.  All’inizio del 1639, la guardia municipale del capitano Frans Banningh Cocq commissiona a Rembrandt un ritratto di gruppo che fu ultimato nel 1642. La maggior parte delle figure risulta seminascosta o collocata sullo sfondo, i volti immersi nella penombra. In tal modo, quest’opera si differenzia nettamente da tutti i precedenti ritratti  di gruppo convenzionali, che avevano lo scopo di mostrare i singoli individui in pose caratteristiche. 

Ronda di notte”, 1642, olio su tela, cm 359×438 cm, Rijksmuseum, Amsterdam

Rembrandt costruisce una scena, crea profondità spaziale con un gioco di luce e ombra. Il capitano solleva imperioso il braccio, rullano i tamburi, vengono caricati i fucili e innalzati i vessilli. Quasi nel mezzo della scena compare, vivamente illuminata, la figura di una bambina che porta appeso alla cintura un gallo, emblema della compagnia di armati raffigurata. 

Ma il particolare toccante è che le fattezze del volto della fanciulla richiamano quelle della giovane moglie di Rembrandt, Saskia, morta di tisi proprio quell’anno.

Danae”, 1636-1650, olio su tela, cm185x 202,5 cm, Ermitage, San Pietroburgo

Si tratta di uno dei dipinti più celebri conservati nelle collezioni dell’Ermitage. Nel 1654 Rembrandt dipinge “Donna che si bagna nel ruscello”, 1654, olio su tavola, cm 62x 47 cm, National Gallery, Londra. La persona effigiata in questo dipinto, mentre si bagna nelle acque del torrente, è Hendrickije Stoffels, la compagna di Rembrandt dal 1649,  condannata dalla Chiesa olandese per questa relazione al di fuori del vincolo matrimoniale. Questa tavola, è uno dei capolavori dell’artista, all’apice della sua fama e del domino assoluto della sua arte.

Rembrandt rende con pochi tratti l’essenza della forma senza definirne il contorno. Altri sommi artisti, contemporanei di Rembrandt, hanno adottato una simile pennellata, come Frans Hals e Diego Velazquez. Ripresa poi nell’ Ottocento da Edouard Manet. La persona effigiata in questo dipinto è la modella e compagna di Rembrandt, Hendrickje. 

Betsabea al bagno, 1654, olio su tela, cm 142×142 cm, Louvre, Parigi

L’episodio biblico illustrato è quello in cui il re David scorge Betsabea nell’atto di lavarsi e si invaghisce di lei, sottraendola al marito. Rembrandt, oppresso dai debiti e costretto a vendere la ricca collezione d’arte, si ritira a vivere con il figlio Titus e la nuova compagna in una dimora più modesta. Questo dipinto rappresenta un ragazzo di quindici o sedici anni, Titus van Rijn, il quarto figlio di Rembrandt e di sua moglie Saskia, l’unico a raggiungere l’età adulta. Titus mori’ di peste nel 1668, appena poco dopo la morte della nuova compagna del padre. 

Ritratto del figlio Titus che legge, olio su tela, 1656-1657, cm 70,5×64 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna

L’ultimo ritratto di gruppo eseguito da Rembrandt e’ raffigurato in questo dipinto: “I sindaci dei drappieri, 1662, olio su tela, cm 191,5 x 279 cm, Rijksmuseum, Amsterdam

Gli effigiati sono i funzionari della gilda dei drappieri: nominati annualmente dai borgomastri, garantivano che il tessuto blu e nero fabbricato in città fosse tale, per fattura e qualità della tinta  da ottenere la certificazione. Il gruppo costituisce uno spaccato della tollerante società mercantile di Amsterdam: due cattolici, un rimostrante, un calvinista e un mennonita, esempio perfetto della convivenza che rendeva la città di Amsterdam unica in Europa. 

Gli ultimi capolavori di Rembrandt sono opere radiose, dense di materia sbalzata, tutte vermiglie e oro, ocra e bruni. È come se l’artista non avesse solo dipinto, ma scolpito, inciso.

La sposa ebrea, 1665, olio su tela, cm121,5×166,5 cm, Rijksmuseum, Amsterdam

Il tenero gesto d’amore dello sposo che abbraccia la consorte sfiorandole il seno è ricambiato dalla mano sinistra della donna, che lo accarezza con la punta delle dita. L’altra mano della sposa è invece posata sul ventre, fonte di procreazione. Nel 1885 Vincent Van Gogh disse a un amico con cui aveva visitato il museo: “Sarei felice di dare dieci anni di vita per poter restare seduto davanti a questo dipinto dieci giorni filati con una crosta di pane per unico cibo”

Rembrandt considerava la Bibbia e il Vangelo fonti di ispirazioni e trovò sempre in questi testi soggetti che si proponeva di affrontare attraverso la pittura. Realizza quindi, il dipinto Il ritorno del figliol prodigo”, 1668-1669, olio su tela, cm 262×205 cm, Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo

Si tratta di uno degli ultimi dipinti eseguiti dal maestro e forse l’opera più famosa tra quelle esposte all’ Ermitage, la summa di uno straordinario percorso creativo. Luce e colore rivelano la storia del giovane dissoluto ritornato a chiedere perdono al padre. Forse nella vicenda del figliol prodigo che dopo aver sperperato l’eredità torna dal padre, Rembrandt riviveva il proprio passato. Egli infatti aveva accumulato considerevoli ricchezze, ma altrettante ne aveva sperperate. Attraverso questa parabola sembra voler affermare il valore del pentimento e del perdono.

Il 4 ottobre 1669, all’età di 63 anni, Rembrandt muore nel quartiere dei poveri di Amsterdam. La sua cultura figurativa e le straordinarie capacità tecniche fanno di lui uno dei maggiori artisti di tutti i tempi.

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

di Mattia Fiore

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