Care lettrici e cari lettori,
È trascorso un anno da quando ho inaugurato, a partire dal mese di gennaio 2020, una rubrica d’arte pubblicata sul magazine “Informare”, con l’intento di avvicinare il pubblico dei lettori all’arte, attraverso l’approfondimento di alcuni aspetti legati alla vita e alle opere delle figure più rappresentative della storia dell’arte, sia italiana che internazionale.
Il risultato finale auspicabile sarebbe quello di riuscire ad innescare, in modo virale ma virtuoso, un meccanismo che generi il coinvolgimento di una moltitudine di ambasciatori e seminatori di questa dimensione estetica che è la “Bellezza”, a cui bisogna sempre continuare a porre attenzione, a desiderarla, a pretenderla, a promuoverla, a divulgarla, a difenderla e una volta che ci si è permeati di essa, è importante poterla effondere intorno a noi ed essere noi stessi la sua fonte.
Oggi, sperando sempre di farvi cosa gradita, ho deciso di presentarvi la vita e le opere del grande artista Paul Cézanne (Aix-en-Provence 1839- ivi 1906).

Le opere, così come nelle precedenti pubblicazioni, sono accompagnate da brevi ragguagli sulla storia, lo stile e chiavi di lettura dei dipinti, evidenziando particolari che non sempre si conoscono, così da poter condividere qualcosa di nuovo.
Paul Cézanne nasce da una famiglia agiata ad Aix-en-Provence, il 19 gennaio del 1893. Figlio di un banchiere, cresce in un’agiata famiglia del sud della Francia.
Nel 1859 si iscrive alla facoltà di diritto dell’università di Aix-en-Provence.
Nel 1861, vinta l’ostilità paterna, Cézanne ottiene il permesso di recarsi a Parigi per studiare pittura. Abbandona gli studi di diritto intrapresi da qualche anno e si iscrive all’Académie Suisse, ma scoraggiato dai risultati del proprio lavoro torna nella sua cittadina per lavorare nella banca paterna.
Alla fine del 1862 è di nuovo a Parigi dove l’amico fraterno Emile Zola lo introduce nell’ambiente degli impressionisti e fondamentale è l’incontro con il pittore Pissarro; frequenta ancora all’Académie Suisse e il noto Café Guerbois ma soprattutto passa lunghe giornate al Louvre dove studia gli antichi maestri.
Nel 1863 visitando il Salon de Refusés, insieme a Emile Zola, ammira Manet ma si sente attratto soprattutto dai pittori Courbet e Delacroix.
“L’uomo col berretto blu”, 1865, New York, Metropolitan Museum of Art.
In questo dipinto Cézanne ritrae lo zio Dominique.
Nel 1866 viene rifiutato dalla giuria del Salon. Lo scopo cui aspira Cézanne è trovare una tecnica che esalti, attraverso il colore, le volumetrie delle forme secondo schemi geometrici fondamentali: cilindro, cono e sfera.
“Ladri e l’asino”, 1870, Milano, Civica Galleria d’arte moderna.
La tematica rappresentata nel quadro è quella della metamorfosi di Apuleio, in cui si racconta che il protagonista dell’opera si reca in Tessaglia e, a causa della lussuria perde le sue sembianze umane e diventa un asino. Pertanto, chi è dominato dalle passioni è come un asino o simile a una bestia e la funzione del corpo è solo quella d’essere schiava dell’anima.
La sua pittura di questo periodo, caratterizzata da una concitazione drammatica, è definita “ romantica”. Il colore, tenuto sui toni scuri, talvolta ravvivati da improvvise lumeggiature biancastre, denuncia l’interesse di Cézanne per i tenebrosi artisti spagnoli( El Greco, Zurbaran) e per i maestri veneti italiani (Tintoretto).
“La pendola nera”, 1870, Parigi, coll. privata.
In questo dipinto la composizione si subordina ad una severa impalcatura di piani orizzontali e verticali.
Cézanne conosce a Parigi una giovane modella, Hortense Fiquet, dalla quale nel 1872 avrà un figlio chiamato come lui Paul.
Nello stesso anno l’artista francese spinto dall’amico e artista Pissaro si trasferisce a Pontoise dove le lunghe sedute di lavoro all’aria aperta apportano profondi mutamenti alla sua pittura: la tavolozza si schiarisce, la pennellata si fraziona nel tocco impressionista.
Dal 1873 al 1874 Cézanne è ad Auvers-sur-Oise, vicino al Dottor Cachet, lo stesso che assisterà Van Gogh prima del suicidio.
“La casa del dottor Gachet a Auvers”, 1873, Parigi, Musée D’Orsay.
È un periodo di intensa attività che si conclude con la partecipazione alla mostra degli impressionisti nell’aprile del 1874, presso il fotografo Nadar, alla quale viene ammesso per intercessione del pittore Pissarro.
“Une Moderne Olympia”, 1873-1874 circa, olio su tela, cm46x55,5cm, Parigi, Musée D’Orsay.
Dipinto che riprende la celebre tela di Manet ma che non godrà del favore della critica tanto da far dire al critico Leroy che offre “la sua bruttezza allo sguardo estasiato di un fantoccio bruno”. Anche il dipinto “Casa dell’impiccato” non ottiene maggiori consensi.
“La casa dell’impiccato a Auvers”, 1872-1873, olio su tela, cm55x66cm, Musée D’Orsay.
Il pittore non si abbandona alla vertigine della sensazione ottica pura, ma sceglie con cura il punto di vista per i suoi paesaggi. Anche la sua pennellata, seppure divisa al modo impressionista, è assai rigorosa e meditata.
“Autoritratto”, 1875, olio su tela, cm64x53cm, Parigi, Musée D’Orsay.
Qui il personaggio è indagato e dispiegato nella sua intima essenza morale grazie a una profonda introspezione psicologica.
“Bagnanti”, 1875-1877, olio su tela, cm22x33cm, Parigi, Musée D’Orsay.
La serie dei “bagnanti” si colloca idealmente nel solco di una lunga tradizione pittorica intorno al medesimo tema. Cézanne dedica a questo tema circa 200 studi che porteranno a tre grandi tele conservate in tre diversi musei del mondo. Qui la composizione dell’immagine si avvale soprattutto dei giochi di colori che assumono cadenze ritmiche che con un tocco regolare e lievemente obliquo e con le masse plastiche accentuano il senso dinamico della composizione.
Nel 1877 l’artista espone con gli impressionisti. Si lascia convincere ad esporre alla terza mostra un gruppo di sedici opere, paesaggi dipinti nei frequenti soggiorni all’Estaque e a Pontoise e l’intenso ritratto di
“Victor Chocquet”, 1877, coll. privata.
La figura effigiata nel dipinto è quella di Victor Chocquet, impiegato del Ministero delle finanze francese e collezionista di opere d’arte, grande estimatore e acquirente delle tele di Cézanne.
“Il ponte di Maincy”, 1879 circa, olio su tela, cm58,5×72,5cm, Parigi, Musée D’Orsay.
Il dipinto ritrae il ponte di un parco nei pressi di Melun, dove Cézanne soggiorna nel 1879. Qui esce dal suo atelier e inizia a dipingere “en plein air” . La pennellata subisce una variazione, diventando costruttrice di forme e volumi; il fogliame degli alberi è suddiviso in blocchi, intervallati dalle linee orizzontali e verticali dei rami e dei tronchi.
Dopo il 1879 Cézanne si allontana progressivamente dal linguaggio impressionista e pur mantenendo continui contatti con gli amici si rifiuterà di esporre in futuro con loro. Mette a punto il suo stile maturo, lontano da quello degli impressionisti. Non si tratta, nella sua concezione, di produrre la realtà nella sua apparenza ottica, ma di ricomporla sulla base di schemi geometrici fondamentali.
Nel 1882 il pittore viene finalmente ammesso al Salon.
“Il tornante della strada” 1879-1882, olio su tela, cm59,9x72cm, Boston, Museum of Fine Arts.
Appare sempre più evidente che la pittura di semplice resa ottica non lo interessa più: a questa si sostituisce la pittura di sensazione, “ma petite sensation” come ama ripetere, sintesi di impressione visiva e di emozione che lo spinge ad analizzare attentamente gli elementi della realtà che intende ricreare su tela.
“La signora Cézanne nella poltrona gialla”, 1890, olio su tela, cm81x65cm, Chicago, Art Institute.
In questo periodo non mancano ritratti di figure come questa , dall’aria assente nelle quali è difficile individuare il riflesso di un’emozione intima anche se psicologicamente penetranti.
“Bagnante”,1885, olio su tela, cm127x 96,8cm, New York, Museum of Modern Art
Il bagnante pensieroso avanza sulla sabbia, con le mani appoggiate sui fianchi. È una figura solida, costruita, con un contorno scuro che ne scolpisce la forma e pennellate di colore giustapposte che definisce attentamente la progressione dei volumi.
Nel 1886 Cézanne romperà l’amicizia con Emile Zola, durata più di trent’anni, a causa del romanzo “L’oeuvre” pubblicato da Zola il cui protagonista ,Claude Lantier, è un pittore fallito che, incapace di realizzare sé stesso, giunge al suicidio: Cézanne crede di riconoscersi nel personaggio suicida.
“Gardanne” 1886, Metropolitan Museum di New York.
Gardanne è una città di collina vicino a Aix-en-Provence.
Nei paesaggi e nelle nature morte di questo periodo detto ”costruttivo” la composizione si costruisce per addizioni successive intorno a un nucleo centrale; la profondità spaziale è ottenuta scomponendo la visione in piani successivi disposti verticalmente sulla tela. In questi paesaggi regna la più totale libertà, ogni pennellata obbedisce a un rigoroso ordine compositivo.
Dopo il 1888 l’arte di Cézanne raggiunge una totale padronanza dei mezzi che si esprime in una piena serenità in contrasto col carattere tormentato delle precedenti opere. Realizza i volumi e le forme ritratte nelle tele attraverso densi impasti di colore.
Dopo il 1890 l’artista si chiude sempre più nello scontroso isolamento di Aix-en-Provence; il suo interlocutore preferito diventa la montagna Sainte-Victoire, a cui dedicherà una sessantina di opere.
“ Montagne Sainte-Victoire ”, Zurigo, Kunsthaus.
La montagna Sainte-Victoire si erge nei pressi di Aix-en Provence, luogo natale del pittore e località nella quale visse gli ultimi vent’anni della sua vita.
Nell’opera si vede attuata la modalità di rappresentare lo spazio mediante il colore che è tipica della ricerca di Cézanne. La profondità spaziale è quasi del tutto annullata e i colori diventano più densi e pastosi.
“Paul Cézanne col cappello , figlio dell’artista”, 1885, olio su tela, cm65x54cm, Washington, National Gallery
Il dipinto raffigura Paul, il figlio che Cézanne ebbe nel 1872 da Hortense Fiquet. Il pittore sposò la donna solo nel 1886, quando suo padre, poco prima di morire, decise finalmente di incontrarsi con la compagna di suo figlio e con il nipote, ormai quattordicenne. Alla morte del padre, Cézanne venne in possesso dei beni della famiglia e poté dedicarsi con maggiore tranquillità alla sua pittura. Si nota nel dipinto un’estrema trasparenza del colore, che si sovrappone a una figura dotata di una decisa volumetria, ben definita dalla curva del cappello e dal movimento delle braccia, nonché una formalizzazione geometrica del soggetto che anticipa il cubismo.
“I giocatori di carte”, 1893-1896, olio su tela, cm47,5x57cm, Parigi, Musée D’Orsay.
L’immagine si presenta con uno schema fortemente geometrizzante che conferisce ai due personaggi una dignità classica con un senso di cupa riflessione esistenziale. Le proporzioni dei loro corpi sono alterate. Il dipinto appare costituito da variazioni su abbassamenti di tono dei tre colori fondamentali: giallo, blu e rosso. Di questo dipinto esistono cinque versioni.
“Ragazzo con panciotto rosso” 1890-95, olio su tela, cm79,5x64cm, Zurigo, fondazione Bührle
L’11 febbraio 2008 il dipinto fu rubato ma venne, però, recuperato nel 2012 dalla polizia serba. Tonalità calde e fredde di colore, consapevolmente accostate in modo armonico, creano l’impressione di volume.
Nel 1895 una grande mostra tenuta a Parigi presso il mercante Ambroise Vollard che intuisce la qualità dei dipinti sanziona ufficialmente l’importanza dell’opera di Cézanne.
“Natura morta con mele”, 1895-1898, olio su tela, cm68,5×92,7cm. New York, MoMa
Paul Cézanne mirava a restituire una versione della realtà il più possibile autentica e per questo riteneva necessario osservare gli oggetti da vari punti di vista, rappresentandoli nel dipinto in prospettive diverse, giungendo quasi a deformarli.
“Donna con caffettiera”, 1895 circa, olio su tela, cm 130,5×96,5cm, Parigi, Musée D’Orsay.
L’opera effigia una figura monumentale, resa senza emozioni e sentimenti.
La donna è forse la domestica del pittore e la sua posa ieratica ricorda l’astrazione naturalistica della Madonna del parto di Piero della Francesca. Tutto è solido, il panno che copre il tavolo ha un suo spessore, le pieghe del vestito sono rigide, quasi taglienti; la testa si iscrive in un cerchio, la posizione delle braccia evoca i manici di un’anfora. Il colore è steso per larghe campiture uniformi e appiattite. Da questa ricerca di Cézanne partirà la più grande rivoluzione del XX secolo: la pittura cubista di Picasso.
“Natura morta con mele e arance”, 1899, olio su tela cm74x93cm, Parigi, Musée D’Orsay.
In questo dipinto anche il colore partecipa alla costruzione della forma, contribuendo a restituire il senso di tridimensionalità attraverso la quantità di luce di cui è portatore.
“Ritratto di Ambroise Vollard”, 1899, olio su tela, Parigi, Musée du Petit Palais
Il gallerista Ambroise Vollard svolge un ruolo molto importante nell’arte della fine dell’Ottocento e dei primi anni del XX secolo. Il suo ritratto viene eseguito nello studio del pittore. Vollard è uno dei primi a comprendere l’importanza e la novità delle ricerche di Cézanne. L’artista si serve di una gamma limitata di colori, ma usa la luce con grande perizia e riesce a cogliere con acutezza il carattere e la personalità del gallerista.
“I bagnanti” 1902-1906, olio su tela, collezione privata.
Si parla di “classicismo moderno” poiché classico è il tema di questo dipinto.
È questa una versione altissima di un tema caro a Cézanne fin dal 1870.
Cézanne non godette mai della popolarità di altri suoi contemporanei, eppure solo dopo la sua retrospettiva del 1907 a Parigi, sboccia il nuovo clima artistico del secolo scorso.
“Le grandi bagnanti”, 1906, olio su tela, Museum of Art di Filadelfia.
Il riferimento è a scene mitologiche o bibliche, già rappresentate dai maestri del passato e filtrata dalla pittura di Manet ( Déjeuner sur l’herbe), attraverso un’interpretazione moderna delle fonti antiche. Nel dipinto si nota, da un lato, una definizione quasi geometrica delle figure e del paesaggio; dall’altro, una sensibilità per la luce naturale che costituisce il fondamentale retaggio lasciato dall’impressionismo nell’arte cezanniana. Il movimento ad arco delle piante costituisce una specie di quinta teatrale, che unisce i due gruppi di figure. Questo dipinto rappresenta il suo testamento spirituale, uno dei capisaldi della nascita della pittura moderna.
Nel 1906 una sincope, cui segue rapidamente la morte, lo coglie durante il suo quotidiano appuntamento con la montagna Saint-Victoire: l’ultimo della sua vita. La sua eredità verrà raccolta dai cubisti che videro in lui il loro precursore.
N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.
di Mattia Fiore



















