Care lettrici e cari lettori,

sperando di farvi cosa gradita, sono lieto di condividere con voi l’arte di uno dei più radicali teorici del movimento surrealista, Joan Mirò (1893-1983).

“Il surrealismo”, scrisse l’artista catalano, “libera l’inconscio, esalta il desiderio, dona all’arte dei poteri occulti. Io dipingo come in sogno, nella più totale liberta’ “

Che cos’è il Surrealismo?

Il surrealismo fu un movimento artistico-letterario nato ufficialmente in Francia nel 1924 ad opera del teorico del gruppo, il poeta  e critico letterario André Breton, con la pubblicazione del “Manifeste surrealiste” che esaltava l’importanza del subconscio e mirava a fondere il sogno e la realtà.

Egli descrisse il surrealismo come un processo automatico, non dettato dalla ragione, ma scaturito dall’inconscio che una volta manifesto, si esprime attraverso immagini, gesti, parole affioranti in maniera istintiva. Il surrealismo fu un vero e proprio movimento d’avanguardia che si ispirò all’irrazionale e all’inconscio, rivalutò il sogno, l’irrazionalità, la follia e ricevette notevole impulso dalla psicanalisi di Sigmund Freud.

Poiché l’inconscio riaffiora soprattutto nei sogni e negli stati di trance, il mondo dei sogni acquista grande importanza per i surrealisti. Tra gli artisti che aderirono a questo movimento, dove sogno e inconscio erano protagonisti, si distinsero gli spagnoli Joan Mirò, Salvador Dalì e, il tedesco Max Ernst, il belga René Magritte e la messicana Frida Kahlo, per citarne solo alcuni tra i più importanti. Ciò che li accomunava, era l’idea di anteporre la realtà psichica al mondo reale esteriore”.

Chi era Joan Mirò?

Joan Mirò nacque nel 1893 a Barcellona, nella Catalogna.

Gli elementi che compongono i suoi quadri paiono comunicare, danzare tra loro. In un certo senso, le opere di Mirò assomigliano ai primi quadri di Kandinskij, poiché si prefiggono lo stesso scopo: “Far vibrare l’anima dell’osservatore”. La sua pittura surrealista mirava all’espressione il più possibile spontanea, casuale, di elementi onirici e inconsci.

La vocazione artistica di Mirò è molto precoce: già a sette anni frequenta corsi di disegno; al 1905 risalgono i primi album di schizzi eseguiti dal vero nella campagna di Tarragona. Nel 1910 è costretto dai genitori che non approvano i suoi studi artistici a impiegarsi come contabile in una ditta di Barcellona, ma una grave malattia nervosa, guarita con una lunga convalescenza in campagna, spingerà i genitori ad accettare la sua carriera di pittore. Nel 1912 Mirò si iscrive all’Accademia di Barcellona dove l’ambiente  poco conformista, stimola le sue doti naturali e lo incoraggia a guardare i grandi della pittura francese post-impressionista: Van Gogh,  Cézanne, Gauguin 

Nel 1918 tiene la sua prima esposizione alle Galeries Dalmau. Nel 1920 si trasferisce a Parigi dove conosce Picasso ed entra in contatto con il circolo dadaista di Tritan Tzara e con i poeti e gli scrittori surrealisti, acquisendo una propria maturità stilistica. La pittura dei primi anni del maestro spagnolo è impostata dal punto di vista compositivo su modelli cezanniani, sostenuti però da un colore assai acceso, di marca  fauve.

Le opere dell’artista spagnolo eseguite nel periodo 1921-22 sono in bilico tra un decorativismo alla Matisse e la stilizzazione cubista. Solo a partire dal 1925 la sua pittura registra un deciso cambiamento di stile fatto di superfici vuote, di grande intensità pittorica dove pochi elementi esprimono il mondo simbolico dell’artista mediante la trascrizione automatica e impulsiva della sensazione. Quindi dette vita alla “pittura onirica”, che riscosse un notevole successo alla mostra personale organizzata dalla Galleria Pierre a Parigi.

“La Nascita del Mondo”, 1925, olio su tela, cm250,8x200cm, New York, Museum of Modern Art

Nello sviluppo di questo dipinto Mirò avrebbe seguito il processo stendendo la preparazione del quadro in maniera causale, in modo che il colore fosse assorbito diversamente in ogni punto della superficie, dopo averlo dato con il pennello, sgocciolato e sparso con lo straccio, quindi avrebbe aggiunto gli elementi geometrici neri e i due cerchi, uno bianco e uno rosso, sulla base di alcuni schizzi studiati in precedenza su un taccuino. La somiglianza di questi elementi con un palloncino, una stella cadente o una figura a carponi stilizzata corrisponde all’unico contatto con la rappresentazione del mondo reale, l’unico aspetto ”calcolato”.

Nel 1928 l’artista, ritornato da un breve viaggio in Olanda dipinge una serie di cinque opere, gli “Interni olandesi,” ispirate non a Vermeer, che tanto aveva ammirato, ma alla pittura di genere di maestri minori.

“Interno olandese”, 1928, olio su tela, New York, Museum of Modern Art

Questo dipinto è un esempio delle figure biomorfe create con la tecnica del disegno automatico, che permette all’inconscio di esprimere liberamente sulla carta i propri contenuti. Piene di poesia, le sue opere si fondano sulla vivacità dei colori e sulla freschezza delle linee. L’arte di Mirò giunge ad elaborare un personalissimo sistema di immagini e di segni. 

Negli anni fra il 1928 e il 1932 Mirò intraprende una ricerca basata sul collage. Il 12 ottobre 1929 Mirò sposa a Palma di Maiorca, Pilar Juncosa; la coppia ebbe una unica figlia di nome María Dolores. Intorno al 1930 l’artista attraversa una nuova fase di turbamento e di incertezza espressiva che lo spinge ad allontanarsi dalla pittura surrealista  e a cercare nuove soluzioni, sia tecniche, sperimentando nuovi materiali, sia contenutistiche. Nel 1934 inizia a progettare una serie di pastelli di grandi dimensioni, che dettero vita alla serie delle “pitture selvagge”, che seguiranno fino al 1938.

“Pittura”, 1935, olio su cartone, Collezione privata

Al centro di questo dipinto vediamo una figura femminile fortemente deformata, con le braccia aperte, il collo allungato, il busto squadrato. Alla sua destra si trova un secondo personaggio, maschile, rozzamente stilizzato, con una grande testa, quasi interamente occupata da un enorme occhio e dalla bocca. Il resto della composizione è popolato da altre strane figure, che sembrano prodotte da una mente in preda alla follia o il frutto di un incubo.

“Uomo e donna davanti a un mucchio di sterco”, 1936, olio su rame, cm 23x32cm, Barcellona, Fundacio’ Mirò .

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In questo dipinto l’artista esprime il sentimento di angoscia, il presentimento di catastrofe imminente, l’oppressione e l’impotenza che egli percepisce di fronte alla situazione politica che il suo paese sta vivendo. Un’atmosfera cupa pervade l’opera. Spinto dall’infuriare della guerra civile, Mirò, abbandona nell’autunno del 1936 la Spagna per rientrare a Parigi dove si impegna pubblicamente a sostegno della repubblica democratica. La guerra mondiale lo incalza costringendolo a lasciare la Francia e a rifugiarsi in Spagna a Palma de Maiorca.

Nasce la mirabile serie delle Costellazioni dall’impeccabile struttura disegnativa e fantastica e dal ritmo dinamico. L’interesse per la contemplazione della volta celeste sembrerebbe sia nato quando, da piccolo osservava le stelle dal grande telescopio del padre appassionato di astronomia. L’artista ha rappresentato figure astrologiche, stelle ed astri stilizzati, emersi dal profondo inconscio. Mirò fonda con le “Costellazioni” una sua personale cosmologia. 

“L’uccello meraviglioso rivela l’ignoto a una coppia di amanti”, 1941, gouache, su carta , cm45,7×38,1cm, New York, Museum of Modern Art.

In bilico tra figurazione e astrazione, le composizioni delle linee fluide e impetuose, le stelline, i cerchi e i pianeti evocano sogni e fantasie. Questo dipinto è realizzato utilizzando la gouache, una sorta di tempera il cui legante gommoso ne esalta la trasparenza. Tra il ’44 e il ’50 Mirò realizza anche una decina di sculture, in genere personaggi femminili nella sua personale stilizzazione.

 “Disco rosso all’inseguimento dell’allodola”, 1953, olio su tela, cm130x97cm, Parigi, collezione privata.

Le immagini realizzate “automaticamente” sono documenti e tracce di stati d’animo e, al tempo stesso, campi in cui l’osservatore può esercitate liberamente le più diverse associazioni di dee.

Nel 1954 Mirò abbandona completamente la pittura per dedicarsi alla realizzazione della ceramica, in particolare alle “terre a fuoco vivo“. Realizza due grandi pannelli in ceramica per la sede parigina dell’Unesco, sempre sui temi della cosmologia (Murales del Sole e della Luna), cui seguirà nel 1960 la realizzazione della parete della Harvard University.

“Murales del Sole e della Luna”, 1957

Parallelamente Mirò si impegna nella litografia e nell’incisione. Nel 1954 ottiene dalla Biennale di Venezia il Grande Premio Internazionale per la grafica e nel 1958 il Premio Internazionale Guggenheim. Il vitalismo delle tele, affollate di organismi biomorfi e colori vivaci, tende, nella produzione degli anni Sessanta, a stemperarsi in visioni dall’atmosfera sospesa e incantata come nel quadro “Blu II “, 1961, olio su tela,cm270x255cm, Parigi, Centre Pompidou.

Secondo Mirò “Il quadro deve essere fecondo, deve far nascere un mondo”. Lo sfondo blu( il colore del sogno e della spiritualità)invita alla meditazione. L’essenzialità dell’accordo cromatico, attentamente calibrato, e la semplificazione delle forme raggiunge la massima intensità e crea un’atmosfera sospesa e incantata.

Influenzato dall’arte popolare catalana, Mirò elaborò nelle sue opere mature poetici stenogrammi con forme e colori estremamente suggestivi, e celano una miriade di significati. Le forme si stagliano su sfondi piatti e sono dipinte in una gamma limitata di colori brillanti.

“L’oro nel blu del cielo”, 1967, acrilico su tela, cm 205×173,5cm, Fundacio’ Joan Mirò, Barcellona.

”Io non faccio differenza alcuna tra pittura e poesia “, ebbe modo di dichiarare Mirò. I segni fluttuanti di Mirò partono quasi sempre da particolari formali di esseri viventi. Mirò si avvale ancora una volta della tecnica surrealista trasponendo nel disegno e nella pittura quelle visioni che attingevano, come nella poesia surrealista, alla memoria, alla fantasia e all’irrazionale.

Nel 1978 si dedicò alla scultura monumentale. Risale al 1983 la sua celebre scultura “Donna e uccello”, che si trova nel parco Joan Miró a Barcellona.

Joan Mirò morì a Maiorca all’età di 90 anni e venne sepolto a Barcellona, nel cimitero di Montjuïc.

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

di Mattia Fiore

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