Una finestra sull’arte: Francis Bacon

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Uno dei più grandi inventori d’emozioni e d’immagini del dopoguerra”.

Care lettrici e cari lettori, 

l’Arte e la Cultura non si fermano. 

L’espressione di Fëdor Dostoevskij che sto per citare invita a riflettere

L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane,

ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere,

perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo.

Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui”.

Oggi ho deciso, sperando di farvi cosa gradita, di presentarvi l’arte di una delle personalità artistiche più importanti del XX secolo, Francis Bacon (Dublino 1909-Madrid 1992).

Bacon personifica l’immagine dell’artista maledetto, segnato dall’alcol, dalla solitudine, dalla malattia, dal disordine. 

Bacon fu un artista omosessuale in un’epoca e in una nazione in cui era reato. Le sue opere d’arte, tormentate spietate e surreali, esprimono con violenza la condizione esistenziale dell’essere umano. 

L’artista prova a sublimare questa sofferenza nelle sue opere d’arte. 

Il suo intento era di riuscire a suscitare le emozioni dello spettatore, a coinvolgere emotivamente l’osservatore delle sue opere, turbandolo con le sue inquietanti visioni di dolore e di morte. 

In un’intervista a David Sylvester del 2966, dichiarò: “Ho sempre sognato di dipingere il sorriso ma non ci sono mai riuscito”

 

Chi era Francis Bacon?

Francis Bacon, omonimo erede dell’illustre del filosofo inglese, nacque a Dublino da una famiglia benestante, il 28 ottobre del 1909. 

Trascorse l’infanzia tra l’Inghilterra e l’Irlanda.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, il padre, con cui vivrà un rapporto sempre conflittuale, trasferì la famiglia a Londra. 

Bacon soffriva di una forma acuta asma che gli impedirà di frequentare la scuola con gli altri ragazzi e, anni dopo, non gli permetterà di prendere parte alla Seconda guerra mondiale ma viene addetto al servizio civile.

Negli anni dell’adolescenza Bacon mostrerà apertamente la sua omosessualità cosa che farà infuriare il padre tanto da mandare il figlio fuori casa a soli sedici anni. 

Bacon si trasferì a Londra dove per sopravvivere fece il cameriere e il commesso oa Soho. 

Tra il 1927e il 1928 viaggiò in due città che ebbero un ruolo chiave nella sua formazione artistica : Berlino,  e dopo pochi mesi si trasferì a Parigi, dove, dopo aver visto una mostra di Picasso, ne rimase impressionato e decise di iniziare a dipingere da autodidatta.

Nel 1929, dopo il soggiorno a Parigi, dove realizza disegni e acquerelli, ritornò a Londra dove lavorò come arredatore d’interni e designer e incominciò a dipingere a olio e a tempera, realizzando tele di ispirazione cubista e surrealista. 

Nel 1933 dipinse “Crucifixion” una delle sue opere più note in cui si avverte il senso di angoscia , di orrore e anche di morte.

L’artista dichiara: “Noi siamo carne, siamo carcasse in potenza…. Sono sempre molto impressionato dalle immagini di mattatoi  e della carne macellata, e per me si tratta di immagini strettamente legate a tutto ciò che è la Crocifissione ”. 

Nel 1934 ottenne la prima personale alla Transition Gallery di Londra  e fu un fallimento totale. La risposta fu immediata: Bacon. in preda a una crisi, distrusse molti dei suoi dipinti realizzati in gioventù e iniziò a darsi al gioco.

In questi anni Bacon condusse una vita dissoluta persa nei fumi dell’alcol e oberato dai debiti. 

Nel 1942, Bacon affittò un atelier a Kensington che diventò il punto di ritrovo di artisti, intellettuali e giocatori d’azzardo. Solo dopo aver visto Londra annientata dalle bombe decide di tornare a dipingere e a esporre.

Nel 1944 dipinse il primo grande trittico che gli spianerà la strada del successo. “Tre studi per figure alla base di una Crocifissione”, olio e pastello su truciolato, ciascun pannello cm74×94cm, Londra, Tate Britain. 

Questo dipinto è quasi un autoritratto dell’artista, è uno scavare nei propri sentimenti e nelle proprie sensazioni. Al suo apparire l’opera suscitò sensazioni molto forti, in quanto manifestazione di un’arte lontana sia dal genere astratto sia da quello figurativo tradizionale. 

I suoi personaggi, figure composte da parti umane e da parti animali,  distorti e sfigurati, con la bocca spalancata, quasi a evocare l’Urlo di Munch, sono carichi di angoscia esistenziale. 

Le tele raffigurano tre creature antropomorfe che sono basate sulle Eumenidi (Aletto, Megera e Tisifone), dette anche Erinni o Furie, divinità della mitologia italica, dee della maledizione e della vendetta che compaiono nell’ Orestea, il capolavoro di Eschilo.

Francis Bacon dedicò tutta la sua arte e la sua vita allo studio e alla riscoperta dell’uomo, con opere di fortissimo impatto come ”Quadro” del 1946, New York, Museum of Modern Art. 

In tutte le sue rappresentazioni c’è un senso di violenza reso ancora più sensibile dall’uso del colore, spesso gettato con le dita sulla tela e sfregato con uno straccio.

Nel dipinto è rappresentato un uomo deforme, nero, con la bocca cerchiata di sangue e il volto mostruoso nascosto da un ombrello che lo rende irriconoscibile e lo isola dal resto del mondo. 

Circondato da carcasse di animali, porta all’occhiello un bel fiore giallo come fosse un giorno di festa.

A partire dal 1947, ispirandosi ai fotogrammi della Corazzata Potemkin, Bacon realizzò la serie dedicata ai Pontefici, immagini assolutamente tragiche.   

Tra il 1949 e il 1956 dipinse ben 25 papi per serie “Popes” in cui spicca una trasposizione del celebre ritratto di Innocenzo X di Diego Velazquez in cui il volto del papa è un grido che esprime l‘angoscia esistenziale della società dell’epoca.

Innocenzo X1953, olio su tela, cm153x118cm, 

Des Moines Art Center, Des Moines

Questa grande tela, così inquietante e ricca di pathos è una delle sue opere più famose. 

Immagine tragica in cui il papa è chiuso dentro un recinto di luce come fosse un animale in gabbia; il suo viso deformato dalla disperazione che emerge con un urlo sofferente e violento, diventa una maschera tragica. 

La bocca del papa si spalanca in un urlo tanto più drammatico in quanto muto. 

Bacon prende come modello una fotografia di quello che lui considerò uno dei più bei dipinti al mondo, il ritratto del Pontefice Innocenzo X di Velázquez, dipinto nel 1650 e conservato alla Galleria Doria Pamphilj di Roma. 

I colori sono freddi e violenti e il trono pontificio è semplificato, tanto da apparire una gabbia, che rinchiude il protagonista, il cui viso ha un che di bestiale. 

Le sue mani stringono spasmodicamente i braccioli, mentre il volto, con la bocca spalancata, è rivolto direttamente verso lo spettatore ed è sconvolto da una smorfia, un urlo di dolore.

Negli anni l’artista riprende più volte questo tema, con la medesima forza drammatica, diverse soluzioni stilistiche in cui i lineamenti del volto di Innocenzo X subiscono una progressiva trasformazione e deformazione.  

Tra il 1948 e il 1949 realizzò la serie delle Teste “Heads”. 

Head I (1948) e Head II (1949) possono essere considerate le prime forme che l’artista propose come rappresentazione di sé

Head I”,1948

Head II”, 1949

Head VI”, 1949

Questo dipinto è l’ultimo di sei pannelli che compongono la sua serie “1949 Head”. Raffigura il busto di una figura modellata sul “Ritratto di Innocenzo X” di Diego Velázquez. 

Francis Bacon fu un uomo difficile, alcolizzato, estremamente disordinato. Nelle sue opere c’è l’angoscia di un’esistenza dolorosa. 

Studio per un nudo accovacciato”, 1952, olio su tela, cm198x137cm, Detroit, Institure of Art.

Al centro di una specie di girello per bambini (forse un’allusione all’infanzia perduta e rimpianta) dentro una scatola di vetro, chiusa come una gabbia, Bacon dipinge e racchiude la figura prigioniera arrampicata su una sbarra come un uccello in gabbia.

Il cerchio al centro fa pensare al ciclo concluso della vita e della morte, che racchiude in tutta la sua drammaticità il dolore della sua condizione umana.

Secondo l’artista la vita è una gabbia nella quale l’individuo si agita, si dimena, urla, si dispera nell’orrore della solitudine, nella paura della vecchiaia, nell’angoscia della morte. 

Così l’uomo del dipinto è accovacciato, nella sua nudità e nella sua disperazione, al centro della gabbia di vetro, da cui può vedere l’orrore del mondo che lo circonda, e in cui può essere visto. 

Scimpanzé’”, 1953, olio su tela, cm198x137cm, New Canaan( USA) , collezione James Thrall Soby.

Anche se l’attenzione di Bacon è rivolta essenzialmente all’uomo, a volte si avvicina al mondo degli animali. Scimmie o cani, anche loro, come ogni essere vivente, sono prigionieri di gabbie e grate, chiusi nelle scatole squadrate con un tratto bianco sullo sfondo.

Due figure”, 1953, olio su tela, cm152x116,5cm, Londra, collezione privata.

A chi gli chiede se i nudi di Michelangelo abbiano influenzato le sue “coppie di figure”, Bacon risponde: No, quelle le ho riprese soprattutto dai lottatori di Eadweard Muybridge, fotografo inglese che eseguì le prime documentazioni fotografiche del movimento umano e animale .

Nel 1954 Bacon rappresentò l’Inghilterra alla Biennale di Venezia. Studio per un ritratto di Van Gogh II”,1957, olio su tela, cm198x142cm, Thousand Oaks( California), Edwin Janss.

Van Gogh fu uno dei pittori che Bacon più ammirò e con il quale condivise il senso tragico della vita, la ricerca espressiva, la pennellata furiosa

Bacon non rinuncia alla ”gabbia” che con un filo sottile imprigiona  l’uomo Vincent Van Gogh nello spazio della prigione della vita.

Nel 1959 Bacon partecipò a Documenta ( Kassel ) dove tornò nel 1992.

Nel 1962 il suo successo venne legittimato con una importante retrospettiva al Tate Gallery di Londra. Tale evento verrà però funestato il giorno prima dell’inaugurazione dalla prematura scomparsa di Peter Lacy, amante di Bacon.

Studio per il ritratto di Peter Lacey”, olio su tela, cm198x145cm, Londra , collezione privata.

Sebbene Bacon si ispiri, a fotografi come Muybridge, prova molto interesse per le “teste doppie” del Picasso degli anni Trenta in cui si nota la sovrapposizione delle immagini riprese da differenti punti di vista che mette in crisi il punto di vista unico della pittura tradizionale.  

Nel 1962 Bacon dipinse ancora una denuncia della mancanza di umanità dell’individuo verso le creature innocenti. 

Lo fece eseguendo il dipinto  “Tre studi per una crocifissione “, 1962, olio su tela, ciascun pannello cm198x145cm, New York, The Salomon R. Guggenheim Museum.

Chiuso nello spazio circolare del suo letto, l’uomo al centro del trittico è contratto dal dolore, tra le due figure a sinistra, in primo piano due pezzi di macelleria, e il bue squartato a destra. C’è il senso della caducità della carne, in quei pezzi sanguinolenti in primo piano, nel quarto di bue appeso, nella mostruosità delle figure in piedi, nella contrazione delle figure al centro del letto. Il trittico diventa l’espressione della vita moderna, l’emblema del martirio dell’uomo abbandonato al suo destino

Nel 1964 realizzò “Tre figure in una stanza”, olio su tela, ciascun pannello cm198x147cm, Parigi, Centre Pompidou.

Nel dipinto è effigiato il suo amante George Dyer che Bacon incontrò per la prima volta nel 1963. L’artista riesce a rendere, solo con i mezzi della pittura, l’angoscia e il mistero della vita e della morte e a coinvolgerci nostro malgrado, con tutti i nostri sensi.

È del 1965 “Donna che riempie una brocca d’acqua e bambino paralitico a carponi, , olio su tela, cm198x147,5cm, collezione privata.

Nel dipinto su una specie di cerchio (perché’ nel cerchio c’è l’immagine di continuità), racchiuso da una specie di gabbia di vetro, si arrampicano il bambino e la donna , in equilibrio instabile e sembra stiano per cadere da un momento all’altro, accentuando il senso di angoscia e di movimento.

Per Bacon dipingere significava rappresentare in termini realistici il terrificante, ed esprimere coi colori le immagini nascoste dell’inconscio che, forse semplicemente per paura, non osiamo contemplare.

Nel 1966 eseguì il “Ritratto di George Dyer”, olio su tela, New York collezione privata.

Questo è uno dei molti dipinti che Bacon dedica all’amico e modello George Dyer, suo compagno per molti anni. 

Il suo corpo è deformato, i lineamenti, l’espressione, la stessa identità sono cancellati dalle pennellate spesse e dense. 

Le pareti sono incurvate e rappresentano lo stato di isolamento in cui l’artista si sente vivere.  

Nel 1971 alla vigilia di una straordinaria mostra al Grand Palais, George Dyer, amato compagno del pittore britannico, si impicca in un hotel di Parigi. Questo evento luttuoso stravolse l’equilibrio mentale di Francis Bacon che continuò a ritrarre il suo compagno Dyer anche dopo la sua morte. 

Tre studi per un ritratto di George Dyer”. È del 1972 l’ “Autoritratto di Francis Bacon”, olio su tela, New York, collezione privata.

La pittura di Francis Bacon è concentrata quasi completamente sulla figura umana e sul ritratto. 

Il suo volto ritratto è letteralmente stravolto, lacerato dalle pennellate, dai toni cupi e freddi rappresenta la visione sofferta e angosciata dell’uomo.

La sua formazione pittorica non è nata nelle aule di un’accademia. 

Infatti, per elaborare il proprio stile l’artista ha attinto all’arte di Grunewald e Velázquez, ispirandosi anche all’arte di Picasso e Van Gogh.

Trittico maggio-giugno”, 1974, olio e pastello su tela, collezione privata

Stilisticamente questo dipinto si differenzia da quelli eseguiti negli anni Cinquanta per l’uso dei colori più chiari e brillanti. 

I corpi nudi esprimono un erotismo sofferto e combattuto, in gran parte frutto delle sue esperienze personali. 

Il senso del dramma è accentuato dalle figure stravolte e deformate e dai volti sfigurati che si vedono sullo sfondo.

Nel 1975 il Museum of Modern Art di New York gli organizzò una mostra intitolata “Recent Painting 68-74”

Francis Bacon, uno dei più importanti e rivoluzionari pittori delle avanguardie novecentesche, morì a Madrid il 28 aprile 1992. 

Sicuro di non avere mai avuto l’intenzione di creare un’arte tragica, Bacon ha comunque sempre sostenuto di aver voluto testimoniare con la pittura la realtà. 

 

N.B. Le foto sono state attinte da internet a scopo puramente didattico-illustrativo.

di Mattia Fiore

   

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