Le sfide scientifiche del dott. Angelo Di Bernardo

Il Dott. Angelo Di Bernardo

Quando pensiamo allo spazio facciamo sempre riferimento a quel luogo indefinito, illimitato dove risiedono tutte le cose. Nel nostro imago collettivo lo spazio è ciò che la fantacinematografia ci ha continuamente proposto attraverso una filmografia che va oltre l’immaginabile. Non riusciamo infatti a pensare che questo possa essere anche un luogo così ristretto, più piccolo di una punta di uno spillo per intenderci ma in grado di contenere molteplici materiali.

Il dott. Angelo Di Bernardo naviga in questo microcosmo affrontando alcune sfide scientifiche molto ambiziose.

Originario di Frattamaggiore, una cittadina situata a Nord di Napoli inizia il suo percorso scolastico frequentando il liceo scientifico Miranda (https://informareonline.com/liceo-scientifico-ricerca-nuove-metodologie-scuola/) dove consegue il diploma con una votazione di 100/100, ricevendo un riconoscimento di merito da parte della commissione esaminatrice.

Ma cerchiamo di conoscerlo meglio e capire quale sia la sua attività.

Dopo il diploma consegue la Laurea Triennale e Specialistica in Ingegneria Biomedica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico risultando il miglior laureato dell’intera facoltà di Ingegneria per tempi e per media esami.

Vince poi una delle tre borse di studio Fulbright Self-Placed, messe a bando in Italia per tutte le discipline  e consegue un Master’s Degree in Nanoscienza presso l’Arizona State University. Riceve successivamente ammissione a diversi programmi di dottorato (Ph.D.) presso gruppi di ricerca di fama mondiale guidati anche da premi Nobel.

 

Il Dott. Angelo Di Bernardo nel laoratorio
Il dott. Angelo Di Bernardo nel laboratorio

Frequentata il NanoDTC Ph.D. Programme presso l’Università di Cambridge (1 anno di Master seguito da tre anni di dottorato dove riculta assegnatario dell’unica borsa di studio Schiff Foundation Studentship (£56,000) messa a bando dall’Università di Cambridge nello stesso anno.

Consegue il dottorato di ricerca presso l’Università di Cambridge nel 2016 vincendo poi una delle cinque Junior ResearchFellowships di durata quadriennale messe a bando dal St John’s College per ricercatori di tutte le discipline nello stesso anno (cinque Fellowships a fronte di circa 2000 domande fatte da post-dottorandi di Cambridge, Oxford ed altre università della Ivy League).

«La prima esperienza lavorativa è stata nel settore biomedicale, sulle nanoparticelle, ciò significa che la mia attività si svolge su materia di una misura pari a 10-9 m (miliardesimo di metro). Una dimensione davvero piccola rispetto a tutto quanto ogni giorno vediamo e ci circonda visualizzabile attraverso microscopi per imaging su nanoscala. Sia in Italia che in America mi sono concentrato sulla Ipertermia tumorale ossia di come attraverso l’utilizzo di particelle magnetiche la cellula malata possa essere aggredita ed uccisa dal rilascio localizzato di calore indotto da onde elettromagnetiche. Ho abbandonato tale settore per dedicarmi a Cambridge allo studio di combinazioni di nanomateriali (superconduttivi e magnetici) che possano essere utilizzate per dispositivi elettronici funzionanti con minima dissipazione di energia. L’applicazione è di sicuro orientata verso società che utilizzano supercomuter quali ad esempio IBM o Google, ciò perchè si è stimato che con tale tecnologia la quantità di energia utilizzata per il raffreddamento dei computer e necessaria per il funzionamento della componente superconduttiva, è nettamente inferiore rispetto a quella spesa nel normale processo di raffreddamento. Questo ramo di ricerca è interessante anche perché scoprire un materiale superconduttivo, con una temperatura di lavoro vicina a temperatura ambiente, significherebbe la definitiva risoluzione perchè scoprire un materiale supercoduttivo a temperatura ambiente significherebbe la risoluzione di ogni problema di efficienza energetica. Ma la strada da percorrere è ancora lunga».

Per accelerare lo sviluppo delle nanoscienze e delle nanotecnologie sono indispensabili investimenti non indifferenti, strutture e apparecchiature di punta. L’obiettivo è quello di sostenere la ricerca in ambito biologico e no al fine di aprire nuovi orizzonti in più applicazioni come ad esempio processi industriali e i sistemi di analisi medica, ambientale ed alimentare. «Ciò che però mi appassiona, oltre all’applicazione pratica della ricerca, che attualmente sto svolgendo, è la Fisica fondamentale. Nell’applicazione pratica dell’unione di due materiali nanometrici differenti può emergere infatti una Fisica differente, nuova che non è presente in nessuno dei due materiali utilizzati singolarmente».

 

Dott. Angelo Di Bernardo
Dott. Angelo Di Bernardo

 

 

 Il Liceo scientifico Miranda che ha frequentato risulta molto attento alle esigenze dei suoi studenti tanto da ascoltarne le richieste per eventuali stage o corsi di orientamento. Ricorda qualche episodio particolare di quegli anni?
«Nel periodo in cui ho frequentato il liceo Miranda, tra le poche proposte extra curriculari ho avuto la possibilità di partecipare alle Olimpiadi della Matematica ottenendo il primo posto a livello regionale e traguardando poi nelle vette più elevate della classifica nazionale. A differenza degli alunni provenienti dal Nord Italia, ho dovuto prepararmi da autodidatta in quanto non c’erano dei corsi integrativi pomeridiani. Sono dell’idea che questo tipo di attività proposte oggi siano positive per i ragazzi soprattutto in merito alla peer-education. A Cambridge ad esempio i ragazzi laureati restano in contatto con l’Ateneo proprio per mettere la personale esperienza a disposizione della comunità scolastica. È importante sia il modello di riferimento come sprono ai ragazzi ma anche avere un contatto, una persona che attraverso il proprio vissuto accademico possa in qualche modo dare dei consigli sulla scelta degli studi da intraprendere».

Il percorso universitario è stato dettato solo da una passione oppure c’è stata una specifica leva?
«La strada da intraprendere non è stata facile perchè vari erano i pareri di familiari e docenti. Grazie ad un ambiente anche familiare culturalmente ben nutrito tuttavia, ho seguito la mia strada frequentando prima la facoltà di Ingegneria Biomedica e successivamente il corso di Fisica Quantistica e Nanoscienza. C’è da dire che ho sempre mostrato interesse per lo studio, con una maggiore predilezione per la matematica tanto che da ragazzino il mio obiettivo era proprio lo studio di tale materia. Poi si ho intrapreso altra strada ma lo spirito di sacrificio è fondamentale perchè i risultati non si raggiungono senza un costante lavoro di fondo. La mia famiglia mi ha aiutato molto anche se poi ho camminato da solo. Tante persone hanno capacità ed intraprendenza, ma magari vivono realtà difficili e le capacità a volte non bastano perchè se il contesto che ti circonda non ti supporta non emergi, non riesci ad esprimerti». 

Nel nostro Paese si parla tanto di “fuga di cervelli”. Il filosofo Diego Fusaro ha affermato che ” I giovani sono costretti ad abbandonare la loro terra natale per cercare fortuna all’estero e che sono costretti ad arrendersi alla globalizzazione, alla circolazione delle merci e delle persone. Concorda con tale affermazione, ossia sul fatto che i giovani chiedono solo di avere un futuro ed una progettualità? Nel suo caso ha incontrato ostacoli particolari per il raggiungimento dei suoi obiettivi?
«I problemi sono tanti ma non voglio essere eccessivamente critico nei confronti del sistema educativo italiano che ho sempre difeso. Ho avuto l’opportunità di studiare presso l’ARIZONA STATE UNIVERSITY negli USA dove ho conseguito, con non pochi sforzi per i pochi posti messi a disposizione, il Master in Nanoscienza ; da qui poi sono atterrato a Cambridge al Nano Science & Technology Doctoral Training Centre (NanoDTC) Ph.D.. Ho conosciuto quindi entrambi i sistemi educativi come allievo e come docente dato che attualmente insegno alcuni corsi oltre a fare ricerca presso l’Università di Cambridge. La formazione teorica scolastica italiana non è affatto inferiore a quella americana o inglese, manca invece l’esperienza pratica. Manca inoltre il contatto con le aziende soprattutto al Sud del nostro paese ed è assente la meritocrazia. A differenza dell’Italia in altri paesi soltanto a parità di condizioni di istruzione ad esempio, istruzione di curriculum, può capitare che si veda preferita una persona “segnalata”».

Ci sono stati momenti sia in ambito scolastico che lavorativo dove ti sei sentito realmente soddisfatto?
«La mia carriera l’ho costruita step by step alzando sempre un pò il tiro. A mio parere necessita sempre una programmazione a lungo termine. In qualsiasi momento della mi vita sono consapevole dell’obiettivo da raggiungere nel tempo che mi sono posto. Al liceo ad esempio nonostante diciamo l’insegnamento della matematica non è stato dei migliori, ho partecipato alle Olimpiadi raggiungendo un ottimo traguardo. Ad ingegneria, nonostante tutti mi dicessero che non avevo avevo avuto una preparazione adeguata, ho ricevuto dei riconoscimento e questo grazie al lavoro ed alla programmazione prefissata. Posso portare ancora altri esempi come quando mi dissero che l’esperienza in Arizona non mi avrebbe fatto approdare a Cambride dove ho poi vinto il dottorato per la posizione che ora rilevo. Quindi penso che chi non si misura tende a chiudersi nel suo mondo. Non sono mai partito sconfitto, anzi ho sempre lavorato duramente anche con momenti particolari. È vero quindi che la felicità non è quando raggiungi l’obiettivo, ma quando hai la consapevolezza che stai per farlo».

di Angela Di Micco