Un mondo sempre più inquinato vede le “mucche green”

Giovanni Basile 12/01/2025
Updated 2025/01/12 at 11:41 AM
3 Minuti per la lettura

In Scozia è nata Hilda, una vitellina che potrebbe rivoluzionare l’allevamento bovino. Grazie alla fecondazione artificiale in vitro e all’allevamento, Hilda è stata selezionata per far parte di una nuova generazione di mucche green, progettate per ridurre la produzione di metano, uno dei gas serra più potenti. Questo esperimento, condotto nella storica mandria di Langhill a Dumfries, rappresenta un passo avanti nel progetto britannico Cool Cows, che mira a rendere i bovini più “green” senza ricorrere a modifiche genetiche.

Perché puntare sulle mucche basse emissioni?

Il metano prodotto dai bovini, risultato della fermentazione enterica, ha un impatto climatico significativo: il suo potere riscaldante è 28 volte superiore a quello della CO2. Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato che il metano biologico si degrada in circa 11 anni, rientrando nel ciclo naturale. Nonostante ciò, con oltre 1,5 miliardi di bovini allevati nel mondo, ridurre le emissioni resta una priorità per combattere il cambiamento climatico. Le mucche, come Hilda, sono il risultato di una selezione mirata a individuare esemplari con batteri metanogeni meno attivi nello stomaco, riducendo così la produzione di questo gas.

La scienza dietro le mucche basse emissioni

La fecondazione artificiale non è una novità nell’allevamento: in Italia, ad esempio, il 90% dei vitelli nasce con questa tecnica. Tuttavia, l’uso della fecondazione in vitro (Ivf) rappresenta un’evoluzione significativa. Questo metodo consente di accelerare i tempi di selezione genetica, permettendo di ottenere una nuova generazione di bovini in tempi ridotti. Nonostante i costi elevati e l’invasività del processo, l’Ivf si rivela essenziale per progetti sperimentali come quello delle mucche green.

Un futuro sostenibile ma il punto è ridurre la carne

Hilda non è un caso isolato, ma il simbolo di un cambiamento possibile. Le mucche come lei potrebbero rappresentare una soluzione concreta per un allevamento più rispettoso dell’ambiente, contribuendo a ridurre l’impatto del settore agricolo sul riscaldamento globale, ma non è questo il punto. Il consumo di carne globale sta aumentando, e questo non è solo un problema per il riscaldamento globale. L’allevamento intensivo moderno, che soddisfa la crescente domanda di carne, spesso comporta condizioni di vita estremamente stressanti e innaturali per gli animali, costretti a vivere in spazi ristretti e privati delle loro esigenze più basilari e questo riflette anche la qualità del nostro cibo.

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