Trans nel cinema: una nuova prospettiva sul grande schermo

Claude Savarese 30/05/2024
Updated 2024/05/30 at 10:39 AM
4 Minuti per la lettura
Vittoria Schisano in “La vita che volevi” - Netflix

Rappresentazioni trans nel cinema oggi

Le rappresentazioni delle persone trans sono notevolmente aumentate. Quelle più di rilievo sono quelle sul fronte cinematografico. La vittoria di Karla Sofia Gascon come migliore attrice al Festival di Cannes e l’interpretazione di Vittoria Schisano in “La vita che volevi” apre un nuovo fronte sulla visione delle donne trans da tempo vittime di stereotipi.

Trans e stereotipi

Soprattutto nel ultimo periodo le donne trans italiane hanno fatto parlare di se. Iniziando da Karla Sofia Gascon che ha vinto la Palma d’oro assegnata ad “Anora” di Sena Baker. L’attrice spagnola nel film interpreta il narcoboss che decide di cambiare sesso e vita trasformandosi in donna materna e premurosa. Lei stessa nella vita ha iniziato la transizione a 46 anni, nata a Madrid nel 1972, è diventata celebre come attore di soap. Ha dedicato la vittoria alle vittime di transfobia: “Noi stiamo soffrendo” – dichiara – “siamo denigrate, la mia vittoria sarà commentata con l’odio di sempre, ma con questo film diamo speranza in questo cammino, c’è l’opportunità di essere migliori”.

Sul fronte dell’ Italia c’è Vittoria Schisano che recita nei panni della protagonista in “La vita che volevi”, una serie che si prefissa di andare contro gli stereotipi. La protagonista è “una donna come tante, che può sbagliare, che può fare cose di cui si pente, ma è forte”. Si è deciso di puntare su un profilo ancora non esplorato nella serialità, quello di una donna transgender. In quanto la figura di una donna trans che è da sempre vittima di stereotipi e i gli unici ruoli che una donna trans abbia mai potuto avere era quello della sex worker o un emarginata.

L’importanza di rappresentare le minoranze

Le rappresentazioni trans sono solo un esempio. Le rappresentazioni giocano un ruolo essenziale per plasmare le opinioni pubbliche, influenzando la percezione collettiva. Esattamente per questo, è fondamentale utilizzare dei canali che abbiamo a disposizione per rappresentare e fornire uno spazio a chi non ne ha. Con rappresentazioni autentiche e inclusive di quelle che sono socialmente considerate minoranze. Questa maggiore attenzione può garantire che le storie vengano raccontate con sensibilità e conoscenza diretta. Tuttavia c’è il rischio di cadere stereotipi o pregiudizi. Infatti, nel momento in cui le minoranze vengono ridotte a cliché si cade nell’ alimentazione di concezioni errate o dannose, generalizzare le culture porta a discriminazioni.

Un esempio lampante di come l’informazione ha un effetto sulla quotidiana e della quantità di danni irreparabili che può causare. Infatti molti psicologi ipotizzano che l’omofobia è correlata al timore di essere considerati omosessuali. Questo timore è più frequente negli uomini che nelle donne perché dal punto di vista culturale il maschio omosessuale viene rappresentato come una “femminuccia”. Questa interiorizzazione del pregiudizio è per lo più inconsapevole e può portare a vivere con difficoltà il proprio orientamento sessuale, a contrastarlo, a negarlo o addirittura a nutrire sentimenti discriminatori nei confronti degli omosessuali.

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