Una carriera fatta di successi, dall’inizio degli anni ’80 ad oggi, record e tanti bei ricordi accompagnati da amicizie e sodalizi che hanno contribuito alla storia della televisione italiana. Gino Aveta è uno dei pilastri della RAI, storico autore e produttore di molti programmi, tra cui ricordiamo il celebre “Una notte per lo scudetto” fino al recente “Guarda… stupisci”.
«Ho voluto fare questo mestiere – afferma Gino Aveta – da sempre e l’ho inseguito in maniera molto tenace. Inizialmente avevo intrapreso la carriera di pompiere proprio per farmi trasferire a Roma: il luogo dove accadevano le cose. E da lì ho iniziato ad avvicinarmi a questo mondo: uno dei miei primi grandi eventi, dopo il concerto di Edoardo Bennato all’allora Stadio San Paolo, è stato il Banana Republic, a Roma, con Lucio Dalla e Francesco De Gregori. Partendo dal mondo della musica e dello spettacolo, ho iniziato subito a collaborare con la Rai, verso la metà degli anni ’80, avendo la fortuna di creare un profondo sodalizio con Renzo Arbore e Gianni Minà».
L’AMICIZIA CON GIANNI MINÀ E RENZO ARBORE
«Con Gianni Minà – continua Gino Aveta – ho ricordi stupendi, a partire dai viaggi a Cuba per l’intervista a Fidel Castro. Il momento più bello è stato quando sono riuscito ad unire, per ben due volte, Minà e Arbore: sia per il film “FF.SS.” che nel programma “Una notte per lo scudetto”. Era un grandissimo giornalista, riusciva ad incarnare questa figura con professionalità. Adesso si è un po’ persa questa figura in quanto il giornalista oggi crede di poter spostare gli interessi e muovere l’ago della bilancia, ma non è così perché il professionista deve raccontare quello che accade, ovviamente con una propria opinione».
Una critica, dunque, radicalizzata nell’evoluzione della notizia e del modo di fare giornalismo nei nostri giorni. «Adesso con l’avvento del digitale, sembra che tutti possano dire tutto senza alcun tipo di professionalizzazione. Non si cerca più la notizia, basta aprire Internet ed è fatta».
QUAL È LA SITUAZIONE ATTUALE IN RAI?
A proposito di nuove tecnologie, la televisione in generale e nello specifico la RAI, soprattutto negli ultimi anni ed escludendo l’evento “Sanremo”, ha subito un forte calo di telespettatori, in particolar modo dei giovani. Seppur vero che tanti sono i nuovi canali di comunicazione in cui potersi intrattenere, è anche vero che in televisione non solo mancano nuovi volti in cui potersi rispecchiare, ma c’è anche carenza di programmi, fiction e spettacoli che sappiano tener incollate tutte le generazioni. Dunque, in che momento storico è oggi la RAI?
«La Rai – continua Gino Aveta – è in un momento di grosso imbarazzo: perché ha tendenzialmente un pubblico adulto, e questo status deriva proprio dal linguaggio che viene usato. Attualmente è un ibrido e fornisce storie che non hanno una direzione ben precisa, questo è il problema più grande ed è per questo che è calata anche la qualità dei programmi. Si cade spessissimo in copie sbagliate di altri format e c’è un grande problema autoriale: gli autori che oggi scrivono i programmi, soprattutto i varietà, hanno una mentalità non adatta rispetto al mestiere che fanno. Non a caso i pro- grammi che funzionano sono quelli fatti da autori storici».
Perché è accaduto questo fenomeno? Probabilmente per l’assenza di nuove leve…
«Non c’è stato il passaggio, l’affiancamento: la vecchia generazione è andata via non lasciando nulla in eredità».
Questo scoraggia anche la nuova generazione ad avvicinarsi alla Televisione Italiana…
«È assolutamente vero, prima era molto più semplice. Ma i giovani non devono assolutamente scoraggiarsi e devono studiare e provarci sempre: anche oggi si può raggiungere l’eccellenza».



















