Tra azzardo, calcolo e abusi: il gioco del lotto nella Terra di Lavoro dell’800 

Redazione Informare 25/04/2024
Updated 2024/04/24 at 9:26 PM
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Nelle carte dell’amministrazione della provincia di Terra di Lavoro è ampiamente documentata la pervasività di un fenomeno di costume ed economico che ha assunto un rilievo del tutto particolare nel meridione d’Italia: il gioco del lotto. Tra azzardo, calcolo e abusi: il racconto del gioco del lotto nella Terra di Lavoro dell’800 .

LA STORIA DEL LOTTO IN TERRA DI LAVORO

La storia del lotto ha infatti permeato la vita delle comunità, anche di quelle più periferiche rispetto ai centri dell’azzardo: sia nel caso del lotto borbonico, infatti, sia nel caso del lotto dell’Italia unita, cittadini di qualunque classe sociale e di qualunque provenienza geografica affidavano i propri risparmi e le proprie speranze alla aleatorietà dell’estrazione dei numeri sulle “ruote” sedi di estrazione. 

Paolo Macry, in un bel libro intitolato “Giocare la vita” pubblicato nel 1997 e dedicato appunto al gioco del lotto, ha messo in evidenza quanto il successo del gioco sia stato figlio di complessi meccanismi tanto individuali quanto collettivi, quali il rapporto tra casualità e calcolo, il rischio e l’utile economico, i comportamenti razionali e quelli basati sull’azzardo; soprattutto, lo storico ha dimostrato come lo Stato borbonico gestisse sapientemente il sistema, contemperando adeguate vincite per il popolo e alimentandone così la cultura del gioco, controllando al contempo il rischio per le proprie casse e facendone in questo modo una fonte impareggiabile di entrate per l’erario. 

Nonostante i luoghi comuni, va chiarito che il gioco del lotto non nasce al sud bensì a Genova all’inizio del XVII secolo, diffondendosi poi nelle principali città d’Italia, tra cui Napoli, Milano, Torino, Roma. Nel Mezzogiorno nuovo impulso al lotto viene dato all’inizio del XVIII secolo da Carlo di Borbone, che lo riorganizza senza mutarne la natura di gioco d’azzardo spinto che si muove lungo una traiettoria probabilistica e quindi di altissima incertezza. 

IL CAMBIAMENTO DURANTE L’UNITA’ D’ITALIA 

Il capitale investito nell’azzardo è così ingente da determinare una sempre maggiore attenzione dello Stato borbonico a salvaguardare le proprie entrate e a porre rimedio ai numerosissimi abusi perpetrati dagli stessi esattori, i cosiddetti “postieri”. Negli anni ’50 dell’’800 sono numerose le testimonianze sul gioco di contrabbando “spedito” oltre i confini del Regno delle Due Sicilie: l’Intendente di Terra di Lavoro viene più volte invitato a “dare delle severe disposizioni” per eliminare la raccolta di puntate dirottate verso lo Stato Pontificio, su cui la provincia di Terra di Lavoro si “affacciava” attraverso l’enclave papalina di Benevento. Il danno per le casse della Tesoreria borbonica, nonché di mancato guadagno per i postieri legittimati a raccogliere giocate, assume poi svariate altre forme con l’unità d’Italia, tanto da richiedere l’intervento delle autorità: nel documento qui riprodotto, che viene diramato alle varie Intendenze (le future Prefetture) sparse sul territorio, tra le quali vi è quella di Terra di lavoro, l’Ispettore generale del registro e bollo e dirigente l’Amministrazione generale de’ lotti, Ferdinando Mascilli, con un pubblico avviso alla cui affissione sarà obbligato ciascun postiere nel proprio locale di esercizio, riprende i cosiddetti “prenditori de’ lotti” rispetto a condotte delittuose e illecite, diffuse già nel cessato Regno delle Due Sicilie. La ricchezza di testimonianze su brogli nell’esercizio dei banchi del lotto restituisce la misura dell’attitudine delle popolazioni locali a investire sull’aleatorietà del gioco, tale da alimentare tanto il mercato del lecito quanto quello dell’illecito. 

I semplici avvertimenti non furono sufficienti ad arginare il fenomeno del lotto clandestino tanto che quando nel 1863 il neonato Regno d’Italia decide di disciplinare il gioco anche ai fini fiscali e i proventi del lotto entrano a far parte, per la prima volta, del bilancio dello Stato, risulta chiaro che bisogna censurare le condotte illecite: a seguito del moltiplicarsi degli abusi, l’amministrazione emana il R.D. n. 483 del 17 settembre 1871, che inasprisce le conseguenze penali. La legge n. 498 del 20 luglio 1891, poi, oltre a tutelare la privativa da qualsivoglia concorrenza, diminuisce l’aggio ai ricevitori, assicurando così una maggiore entrata per l’erario

Le estrazioni dei numeri, all’origine limitate a poche all’anno, divengono col tempo sempre più numerose, giungendo progressivamente ad essere settimanali, svolte tradizionalmente il sabato. Alle sedi estrazionali post-unitarie di Bari, Firenze, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia, si aggiungono nel 1939 Cagliari e Genova, disegnando il sistema delle 10 ruote tuttora in vigore. 

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