Voglia di emergere e fame di vittorie, questi i valori che i veterani del pugilato hanno trasmesso ai più giovani, donandogli la capacità di diventare la migliore versione di sé stessi. Lo sa bene Vincenzo Arecchia, nato e cresciuto a Marcianise,uno dei pugili di punta della scuderia marcianisana che stabilmente fa parte del gruppo nazionale.

Vincenzo ha iniziato ad interfacciarsi a questo sport per gioco, alternandolo  alle classiche partite di calcetto del pomeriggio. Un talento che ha educato, coltivato e perfezionato, con la complicità di una palestra (Excelsior Boxe, ndr), che lo ha sempre fatto sentire parte integrante di una grande famiglia. I maestri lo hanno allevato pian piano, fino a rendersi conto che Vincenzo era pronto per delle grandi opportunità.

Dopo essersi fatto valere nella Penisola Italiana con eccellenti risultati, nel 2014, all’età di diciassette anni, ha fatto incetta di medaglie in campo internazionale. Prima il bronzo ai Mondiali di Sofia e poi l’oro agli Europei di Zagabria, dove si è guadagnato il titolo di ‘Miglior pugile’ della competizione. Nel mezzo, la più grande soddisfazione: la vittoria alle Olimpiadi giovanili di Nanchino, la prima della storia della nazionale italiana.

Tornare a quei ricordi è per lui sempre un’emozione : «Avevo una fame pazzesca ed ero fortissimo fisicamente e psicologicamente. Penserò a quei momenti per trovare l’ispirazione giusta». L’ispirazione, ovviamente, porta a Tokyo, location della rassegna olimpica del 2020.

«Penso solo a quello, al momento non ho altri obiettivi. Noi pugili ci contraddistinguiamo per la grinta, quindi chiunque farà parte di quella rassegna per nome dell’Italia, ci andrà per l’oro. Compreso io, ovviamente».

Curriculum e ambizioni importanti, direte, per un classe ‘96, pronto insieme agli altri giovani a sfidare i grandi di questo sport. A mantenere luccicante il biglietto da visita col quale Marcianise e l’Italia si presenteranno alle qualificazioni che portano dritto alle Olimpiadi estive del 2020.

Sperando che la distanza tra Tokyo e Nanchino, nel cuore di Vincenzo, sia un po’ più vicina.

di Giuseppe Amoroso